Cota vuole dei piccoli balilla che parlino dialetto

La Lega e la scuola, dalla Bosina in poi

La notizia che a Torino il presidente della Regione Roberto Cota voglia pubblicare un bando pubblico per un migliaio di professori, che dovranno volontariamente insegnare lingue, costumi e tradizioni piemontesi ai giovani mette un po’ di malinconia. A parte il sapore da piccolo chimico, a parte l’evidente immagine da impresa sfigata, a parte il tono da pro-loco di provincia, a parte tutto, è che siamo davvero fuori tempo massimo. 

Il professore di dialetto è una trovata patetica e miserella, un vecchio attrezzo propagandistico leghista. Un giochino che dopo l’infausta esperienza della scuola etnica Bosina, coordinata dalla moglie di Bossi, Manuela Marrone, ma finanziata (anche) con i soldi nostri, con piccole e chirurgiche regalie nelle finanziarie piedielline, sarebbe stato meglio archiviare una volta per tutte. Ed invece eccoci qua, si ritorna all’errore fatale. Si ritorna all’invenzione etnica per procacciare consenso.

I dialetti e le tradizioni sono importanti, per carità, ma devono avere la forza di trasmettersi autonomamente, come una lingua viva, oppure scomparire, prima di diventare un gioco da circo: e ogni volta che si prova a chiuderli in un protocollo scolastico iniziano a suonare subito come moneta falsa. In un mondo in cui tutti i bambini d’Europa combattono la battaglia della competizione globale imparando due, o addirittura tre lingue fin dalla scuola primaria, immaginate che pena che fa la sola idea del piccolo balilla piemontese che studia le imprecazioni in gergo, e viene interrogato sulla ricetta della bagna cauda. Immaginate questo giovane potenziale disadattato in uno di quei parchi d’Europa in cui si gioca contaminando le grandi lingue madri del mondo. Immaginate che pena il piccolo balilla di Cota che quando gli fanno le battute in francese non capisce, e che quando si grida in inglese non sa cosa fare. Intere generazioni di giovani italiani sono state zavorrate dal drammatico monolinguismo prodotto dalla scuola italiana, costrette a ristudiare da se, e in tarda etá, quello che serviva per studiare e lavorare.

Pensate che pena il piccolo balilla piemontese, quando tra quindici anni dovrà fare il master o l’erasmus, e finirà a fare il lavapiatti in qualche bettola la sera per pagarsi un corso di lingua. Allora il giovane ex balilla che prova a diventare cosmopolita penserà con riconoscenza a Cota, e ai giorni passati sui banchi con il professore di dialetto. Che pena. Aridatece la sala giochi con il flipper del liceo Marylin Monroe immaginato da Nanni Moretti in Bianca: lì almeno ci si divertiva.

Twitter: @lucatelese

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