Il carcere non è mai bello anche se ti chiami Ligresti

Giustizia

Leggiamo sui giornali che Giulia Ligresti, la figlia minore di Salvatore Ligresti, chiusa in carcere a Vercelli dal 17 luglio per l’inchiesta Fonsai, rifiuta il cibo, rischia l’anoressia e versa in uno stato di preoccupante depressione. La ex signora Gilli, quella delle borse così così, molto costose ma bruttarelle, vorrebbe uscire il primo possibile di galera tanto che il suo avvocato ha chiesto il patteggiamento al tribunale di Torino. La richiesta verrà discussa ai primi di settembre. Naturalmente sul clan Ligresti e sui loro affari si sono scritti giustamente fiumi di articoli, noi per primi. Lo stesso sulla dolce vita dei suoi tre figli, per anni vissuti nella bambagia di milionari inconsapevoli e capricciosi.

Tutto questo non toglie nulla, però, all’umana comprensione verso chi sta passando giorni terribili dietro le sbarre, insieme ad altre migliaia di persone no names e meno fortunate. Lo diciamo perchè questi temi, purtroppo, stanno a cuore solo alla sparuta pattuglia dei radicali. Invece la carcerazione, specie quando è preventiva, non è mai bella anzi spesso può essere un abuso chiunque la subisca. Anche se ti chiami Ligresti…