Milano, tra rooftop e bistrot, le novità del food

Storie di locali e di chef

Milan l’è un gran Milan. No, non parliamo della squadra che vive sul filo di un passato glorioso, di un presente accettabile e di un futuro incerto: per fortuna – in casa – c’è l’Inter, come dice da sempre il filosofo rossonero Diego Abatantuono. Né parliamo di moda (autoreferenziale e istericuccia) e tantomeno di politica, finanza e cultura. Se la capitale morale ha ancora un peso – e lo ha, viste le tristezze sparse per le altre città della Penisola – lo deve al design (che però si concentra in una decina di giorni) e al food. Ebbene sì, amici e nemici della Madonnina, mai come adesso se volete capire le tendenze e aprirvi al nuovo mondo, prenotate un tavolo da qui al 2015.

Voi direte: sai che novità, era scontato che l’appuntamento dell’Expo movimentasse il meccanismo. Beh, se lo ha fatto evidentemente ha mosso solo il settore dei locali e in parte dell’hotellerie. Con new entry grandi e piccole che renderanno vivacissima la nuova stagione.

Si parte dal Ceresio 7, quartier generale di DSquared2: sul rooftop del palazzo in zona Monumentale ci sarà un ristorante affacciato sulle due piscine. A gestirlo, la squadra del Bulgari con Edoardo Grassi, Luca Pardini ed Elio Sironi che torna a Milano dopo la parentesi in Costa Smeralda per riproporre la sua curatissima cucina italiana.

A un paio di km, in linea d’aria, tra i grattacieli di Porta Nuova, si sta ultimando il ristorante di Andrea Berton (in foto): 360 mq – con 40 coperti – a disposizione dello chef friulano che punta a ritrovare le due stelle conquistate quando cucinava al Trussardi alla Scala. Praticamente tra i due siti, a novembre, cancelli aperti per il più atteso degli Eataly: quello nell’ex Teatro Smeraldo, 3.500 mq su tre piani con un palcoscenico «per conservare la memoria del teatro popolare», ha spiegato il geniale (e furbacchione) Oscar Farinetti. Che non riuscendo a convincere Davide Scabin nel trasferimento da Rivoli, ha puntato le sue carte su Viviana Varese, nota per Alice, posto stellato specializzato in pesce, che avrà quindi nuova location

Farinetti ha messo a segno un altro colpo spettacolare. Avrà un padiglione di 8.000 mq in una delle migliori aree di Expo Milano 2015: superficie divisa equamente tra venti ristoranti regionali, che offriranno solo piatti realizzati con materie prime Dop. Non bastasse, eccolo presente nel progetto della famiglia Zaccardi – titolari dei brand Brian & Barry e Boggi – che stanno trasformando il flagship in zona San Babila in un megastore non solo legato alla moda. Sembra che alcuni spazi siano stati opzionati da Eataly mentre il ristorante gourmet al nono piano attende uno chef. I rumors sono per Matteo Torretta, che ha lasciato in primavera il Visconti Palace.

A proposito di palazzi, sarà Carlo Cracco a fare da consulente “pieni poteri” per il food & beverage del nuovissmo cinque stelle lusso Palazzo Parigi, in via Fatebenefratelli. L’inverno porterà a Milano anche uno dei maestri italiani della pizza, Franco Pepe, che curerà il “forno” del gastro-bistrot firmato da Rocco Princi in Piazza XXV Aprile, Questo solo per i progetti importanti. Ma sicuramente ci sarà un ulteriore sviluppo dei locali di cucina etnica (già senza rivali per qualità e quantità in Italia), delle catene in franchising e di iniziative all’avanguardia come il bistrot di Autogrill alla stazione Centrale che fa sembrare fermi all’800 quelli sulla rete autostradale. 

Ora fiato alle trombe dei criticoni. I soliti locali finti (se lo sono chiuderanno, intanto vediamoli). I prezzi sono i più alti in Italia (pensa un po’ a quelli di Parigi e Londra, comunque gli “all you can eat” li abbiamo inventati noi). La clientela è terribile (beh, che dire del generone romano, modello La Grande Bellezza?). Si mangia male. (come in ogni città italiana, con la differenza che spesso lì ci sono venti locali in tutto e qui centinaia). Ok, basta. Alla fine, se uno preferisce vagare per le Langhe – dove tirano comunque certe steccate che levati – o per la Costiera Amalfitana (i quater sass come li chiamava l’immenso Brera) ci mancherebbe. Ma qui per almeno due anni passerà il mondo. Del food e non solo: Milano, cucine aperte. Milano che mangia e si diverte.