Spopolano anche in Italia le slot machine per bambini

L’allarme degli esperti

Vincite in denaro non ne offrono ma c’è già chi le definisce le slot machine dei bambini. Sono le ticket redemption, le macchinette consentite ai minori che stanno invadendo le sale giochi di centri commerciali e multisala. Se fino a poco tempo fa nei regni dell’intrattenimento dei piccoli erano i classici videogame a farla da padrone, ora a riscuotere il maggiore successo sono proprio queste slot “soft” che garantiscono premi che vanno dal portachiavi al tablet.

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Il termine deriva dal fatto che per ciascuna partita il sistema eroga una sequenza di ticket a seconda della vincita. I biglietti, introdotti a loro volta in un distributore, danno la possibilità di ottenere i vari gadget in palio, che costituiscono un parziale riscatto (redemption) dei soldi spesi.

Il meccanismo ricorda un po’ quello dei flipper o dei giochini della pesca al luna park. Si inserisce un gettone da 50 centesimi e si preme un pulsante sperando che la macchina risponda nel migliore dei modi ai comandi del giocatore: c’è l’apparecchio in cui bisogna far cadere la pallina nella fessura vincente, quello dove occorre far fermare in un determinato punto le lucine che girano, o ancora quello in cui si deve fare in modo che i gettoni finiscano in una buca fortunata.

Per evitare che i ragazzi siano delusi dal non vincere nulla, ogni partita assicura qualche ticket. A ciascun biglietto corrisponde un punto, del controvalore di un centesimo: più se ne accumulano, più la posta in palio diventa appetitosa. Per esempio, con 50 punti si vince un accendino, con 150 si ha diritto a un braccialetto, con 250 un paio di orecchini e così via fino all’iPad (oltre 60mila punti), il trofeo più ambito nei cosiddetti Family entertainment center (Fec), i maxi centri di divertimento per famiglie in cui accanto ai videogiochi tradizionali si trovano anche le ticket redemption.

In realtà, il paragone con le slot machine è un po’ forzato, perché per le “redemption” è necessaria anche una certa abilità mentre le combinazioni di videolotterie e giochi affini sono del tutto casuali. Noi de Linkiesta le abbiamo sperimentate dal vivo in alcune sale giochi di Milano e hinterland e possiamo confermare che tra i due tipi di macchinette le differenze sono evidenti, anche se a volte non è facile capire subito come il giocatore possa far valere la sua bravura.

L’accostamento tra slot e ticket redemption deriva dal rischio che paventano alcuni esperti: una macchina che promette vincite sempre più preziose può, alla lunga, innescare in un minore la passione per il gioco sfrenato.
«Possono essere nocivi per i giovani perché inducono una mentalità incline all’azzardo, che non fa percepire il rapporto causale preciso tra denaro e beni», afferma Riccardo Zerbetto, psichiatra e presidente onorario di Alea, associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio. «Giochi come questi fanno credere che si possano ottenere vincite superiori rispetto a quanto si spende, mentre è certo che al giocatore ritorna solo una percentuale di ciò che ha investito».

Secondo lo psichiatra, che è anche direttore scientifico di Orthos, un progetto per lo studio e il trattamento delle dipendenze patologiche, questi apparecchi possono essere pericolosi perché si inseriscono in una dimensione culturale già viziata: «Questa è una società che valorizza il rischio in ogni formula. Certo, se le ticket redemption sono posizionate in sale giochi frequentate da famiglie, il pericolo si riduce parecchio. Ma bisogna fare comunque attenzione perché a volte sono gli stessi genitori a invogliare i figli a tentare la fortuna e a instillare il vizio».
Che questi apparecchi non risultino innocui agli occhi di tutti lo dimostra anche una protesta, nell’agosto 2012, di un gruppo di mamme a Firenze. Preoccupate dalla continua richiesta di denaro da parte dei loro figli, hanno invocato la rimozione delle macchinette del parco giochi Mondobimbo che invitavano i piccoli a sfidare la sorte.

Chi non ci sta a rappresentare questi sistemi come un’introduzione all’azzardo sono i costruttori e i proprietari delle sale giochi. «Sono macchine elettromeccaniche di pura abilità», dice Tiziano Tredese, imprenditore e proprietario di Elmac. «Sono intrattenimenti – gli fa eco Roberto Marai, titolare di Farogames e componente del consiglio direttivo di Acmi, associazione costruttori macchine da intrattenimento – destinati a tutta la famiglia e non solo ai bimbi, in cui si mescolano bravura e fortuna, non ci sono soldi in palio e la percentuale che si può vincere è bassa: tariamo le macchine in modo che restituiscano in media il 40% della giocata e il premio massimo di una singola partita è intorno ai duemila ticket, il cui corrispettivo in denaro è 20 euro». 

Le ticket redemption si sono diffuse nei Paesi anglosassoni una trentina d’anni fa e sono sbarcate in Italia nel 2002, quando è cambiata la legge e i gestori hanno cominciato a organizzare operazioni a premio per ciascuna sala giochi. Secondo la valutazione dell’imprenditore, sono stati venduti in dieci anni circa 15 mila apparecchi e sarebbero 10 mila quelli attivi, per un fatturato complessivo intorno ai 30 milioni di euro. I luoghi in cui si trovano più redemption sono le sale giochi della Riviera Adriatica, soprattutto in Romagna e in Veneto.
I costruttori e i gestori delle sale sostengono che l’aumento del numero di queste macchine è dovuto anche al calo dei videogame tradizionali e al conseguente dimezzamento dei ricavi: nell’epoca delle playstation e delle wii l’intrattenimento senza premi non permette di sopravvivere.

È per questo che gli imprenditori chiedono una regolamentazione più stringente e la possibilità di incrementare il valore dei premi. «Questi sistemi – conclude Marai – non sono mai stati inseriti in nessuna categoria precisa, anche se possono essere accostati ai “comma 7” (gli apparecchi senza vincita in denaro, ndr). Gli investimenti che si fanno qui vicino sono molto alti e con tutte le norme che ci sono possiamo assicurare che a nessuno dei gestori viene in mente di trasgredire: è anche per questo che noi ci battiamo affinché vengano installate soltanto nelle sale e non nei bar». 

Twitter: @maudilucchio