Berlusconi: “Il Pdl non voterà la fiducia a Letta”

Crisi di governo | Liveblogging

Gli aggiornamenti

1 ottobre

22.01 Berlusconi ribadisce: niente cambi, si vota sfiducia a Letta
Al vertice a palazzo Grazioli è stata confermata la linea dura. Silvio Berlusconi ha deciso di non cambiare rotta e domani il Pdl voterà contro la fiducia al governo Letta

21.45 Palazzo Grazioli, escono Daniela Santanchè e Daniele Capezzone. Nessuna dichiarazione

21.35 Sallusti: “Il Pdl non voterà la fiducia al governo Letta”
Alessandro Sallusti, ospite della trasmissione di RAI3 Ballarò, ha dichiarato che – dopo una telefonata ricevuta durante la trasmissione – a lui risulta che «il Pdl voterà la sfiducia al governo Letta. Sfiducia con la s- davanti». 

20.15 Letta respinge le dimissioni dei ministri Pdl

20.09 Continuano le trattative: vertice a Palazzo Grazioli con big del Pdl senza Alfano e altre colombe
Da decidere il da farsi per evitare una spaccatura nel partito. Al vertice non c’è Angelino Alfano. Il segretario del Pdl ha riunito nuovamente i ministri, alla presenza anche di Gianni Letta. Al Senato, intanto, il gruppo e’ pronto: «Ora siamo anche piu’ di quaranta», spiega una colomba. Il gruppo potrebbe chiamarsi “Nuova Italia”

19.15 Il governo Letta «non ha un orizzonte di pochi mesi»

«Credo che Letta farà un discorso forte per rilanciare l’azione dell’esecutivo con un orizzonte non di pochi mesi, perché la crisi non è finita, ma di più ampio respiro». Lo ha dichiarato il candidato alla segreteria del Pd, Gianni Cuperlo, uscendo da Palazzo Chigi dove ha incontrato il premier.
Alle 18.00, una nota del Quirinale sull’incontro avvenuto tra Napolitano, Letta e Franceschini parlava di dichiarazioni che «chiarificavano un percorso politico» in grado di programmare  «l’azione di goverrno dalle scadenze più vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014».

18.50 Secondo vertice Pdl  a palazzo Grazioli 

Visti i disaccordi sempre maggiori nello schieramento, Silvio Berlusconi ha indetto una seconda riunione coi membri del suo partito. Sarebbero presenti, tra gli altri, Renato Schifani, Renato Brunetta, Sandro Bondi e Nunzia De Girolamo, Mariastella Gelmini, Raffaele Fitto, Maurizio Gasparri, Lucio Malan, Altero Matteoli e Niccolò Ghedini. Le agenzie non riportano i nomi delle cosiddette “colombe”. 
Pare che i ministri dimissionari siano ancora impegnati a Palazzo Chigi: da tre ore Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo, Gaetano Quagliariello e Maurizio Lupi sarebbero impegnati in colloqui, anche col premier Enrico Letta. Anche l’ex ministro delle Infrastrutture Lupi ha twittato: «Non questo o quel gruppo, ma tutto il nostro partito debba votare la fiducia al governo».

18.15 Il Cavaliere pronto a un dietrofront se il governo si rende disponibile a un dialogo sulla questione giustizia

Silvio Berlusconi sarebbe pronto a riconsiderare l’idea di votare la sfiducia al governo a patto che Enrico Letta accetti alcune richieste. Secondo i suoi fedelissimi la priorità di Berlusconi in questo momento sarebe l’unità del partito, anche perchè andare al voto con un Pdl dimezzato non porterebbe ai risultati sperati. Tra le richieste fatte avanzare dal Cavaliere ci sarebbe la questione giustizia ed in particolare l’interpretazione non retroattiva della legge Severino.

18.00 L’Europa condanna l’instabilità politica italiana

Dopo l’ammonimento del presidente del Parlamento europeo Schulz anche il commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn ha commentato la situazione italiana alla vigilia del voto di mercoledì: «Molto è in gioco ora per tutta l’Unione Europea», ammonisce, «l’Italia è la terza economia della zona euro e l’impatto di ciò che accade nel paese non si ferma ai confini ma sente in tutta l’Ue». Prima di lui, anche il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, aveva sostenuto il premier Letta: «Abbiamo lavorato molto con questo governo e quello precedente e riteniamo incoraggianti le iniziative che sono state prese», speriamo quindi «il ritorno della stabilità il prima possibile».
L’ex premier Mario Monti ha evidenziato il «rischio concreto», di una legge di stabilità scritta da Fmi, Bce e Ue in caso di caduta del governo: «Una ripresa della procedura per diasavanzo eccessivo e, peggio, un comissariamento con l’arrivo della troika che prende il comando della politica economica, è una forma di neocolonialismo».

17.45 Berlusconi: «Ho rotto con Letta e Napolitano perché permettono il mio assassinio politico»

Il settimanale Tempi anticipa sul sito la lettera di Silvio Berlusconi ricevuta oggi, nella quale il leader Pdl spiega perchè ha provocato la crisi di governo: «Enrico Letta e Giorgio Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare», scrive il leader Pdl. E poi aggiunge: «Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?». A chi lo accusa di aver agito per i suoi guai giudiziari risponde così: «Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i “miei guai giudiziari” ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette “larghe intese”». E spiega che «quando Letta ha usato l’aumento dell’Iva come arma di ricatto nei confronti del mio schieramento ho capito che non c’era più margine di trattativa».

17.20 La Borsa vola sull’ipotesi della fiducia a Letta

Piazza Affari accelera sulla possibilità sempre più concreta di un voto di fiducia al governo. L’indice principale guadagna il 2,45% e lo spread si attesta a quota 270. Bene Mediaset a 3,16 euro (+5,33%). 

17.10 Alfano: «Tutto il Pdl dovrebbe votare la fiducia». Nuova riunione a Palazzo Grazioli

Pdl sempre più diviso. Mentre il segretario Angelino Alfano afferma: «Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito debba votare la fiduca a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti», il senatore “falco” Sandro Bondi dice sì al governo ma «solo se lo dice Berlusconi». Prevista in serata una nuova riunione del partito a Palazzo Grazioli per le 18.00. 

16.50 Il voto di fiducia al Senato

Domani il premier Letta parlerà alle 9.30 in Senato e alle 16.00 alla Camera. Il suo discorso dovrebbe durare 40 minuti, dopo di che ci sarà la discussione parlamentare con l’intervento di ciascun gruppo. Qualora venisse posta la questione di fiducia, la votazione avverrebbe dopo questa seconda fase: «La fiducia si pone su eventuali risoluzioni presentate in corso di dibattito, ma la volontà del governo è di andare ad un chiarimento e quindi di porre la questione di fiducia», ha detto ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini. Nella giornata odierna il Movimento 5 Stelle ha ventilato l’opzione di porre la mozione di sfiducia in Senato, quindi anche senza l’iniziativa del premier la votazione è praticamente certa. 
La maggioranza è definita dalla metà più uno dei presenti in aula al momento della votazione, ma, si legge sul sito di Palazzo Madama,

Al Senato non basta che i Senatori favorevoli superino i contrari, ma occorre che superino la somma dei senatori che esprimono voto contrario e di quelli che dichiarano la propria astensione.

Mentre alla Camera il governo Letta non dovrebbe avere problemi ad ottenerla, non così sarebbe per il Senato. In totale i senatori sono 321, 315 eletti e 6 senatori a vita (ma Monti viene contato nel gruppo di Scelta Civica, quindi 5 senatori a vita). Pietro Grasso, presidente del Senato eletto nel Partito democratico, si asterrà per prassi, quindi la maggioranza è fissata a 161 voti. 
Degli eletti, fino a ieri i 91 del Popolo della libertà, i 108 del Partito democratico, i 10 di Grandi autonomie e libertà (Gal), i 20 di Scelta civica, i 10 delle autonomie formavano la maggioranza, mentre i 16 senatori di Lega nord, i 50 del Movimento 5 Stelle (più 4 fuoriusciti), i 7 di Sinistra ecologia e libertà e i 5 senatori a vita (che in genere non si esprimono sulla fiducia, ma per questa votazione potrebbero farlo). Ora, con lo spostamento del Pdl sul fronte del no alla maggioranza desiderato da Berlusconi, la situazione è fluida. Mercoledì Letta conterà sicuramente sui voti di Pd, autonomie e Scelta civica, 137 in tutto (meno Grasso, presidente dell’Aula). I voti mancanti sono quindi 24.
A questo punto le ipotesi per non fare cadere il governo sono diverse: il Corriere della Sera conteggiava che la fiducia venga raggiunta con almeno 15 grillini disobbedienti, più i 4 ex M5S (come assicurato dalla senatrice Gambaro), e contando Sel (che però pare smentire l’ipotesi). Più probabilmente sarà possibile ottenerla coi voti delle “colombe” fuggite dal Pdl: nel pomeriggio il senatore pidiellino Carlo Giovanardi ha dichiarato che ci sarebbero i numeri per un nuovo gruppo parlamentare di “moderati”, 40, che sosterrebbero il governo.

16.45 Marina Berlusconi pronta a scendere in campo

Fonti interne al Pdl parlano di una possibile discesa in campo della figlia dell’attuale leader Silvio Berlusconi. Intanto è prevista per le 18 una nuova riunione dei vertici del Pdl a Palazzo Grazioli. 

16.30 Carlo Giovanardi: «Ci sono i numeri per il nuovo gruppo».

Il Senatore Pdl in merito alla fiducia al governo Letta:

«Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri» 

16.00 I ministri dimissionari del Pdl Gaetano Quagliariello, Angelino Alfano e Beatrice Lorenzin sono arrivati a Palazzo Chigi da Enrico Letta. 

15.30 Le “colombe” sarebbero pronte a votare la fiducia.

Le voci di una possibile scissione del Pdl, con le “colombe” pronte a votare la fiducia al governo Letta, si fanno sempre più insistenti. Dal Senato, fonti pidielline i riferiscono che, al momento, sarebbero circa una ventina i senatori del centrodestra pronti allo strappo, ma i contatti proseguono per raccogliere nuove adesioni. Tra questi, viene ancora spiegato, gli “alfaniani”. Il vicepresidente di palazzo Madama, Maurizio Gasparri, in una breve nota afferma di voler lavorare per evitare scissioni.

15.30 È terminato a Palazzo Grazioli l’incontro tra Angelino Alfano e Silvio Berlusconi

15.20 Gianni Letta a Palazzo Chigi

Gianni Letta, consigliere di Berlusconi, è a palazzo Chigi per incontrare il premier e nipote Enrico Letta. A pranzo il presidente del Consiglio aveva ricevuto Matteo Renzi.

14.20 Santanchè: «Alfano vuole la mia testa. Niente alibi, gliela offro»

Il falco Pdl Daniela Santanchè, mentre è in corso il vertice a Palazzo Grazioli, dichiara: «Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose». La deputata conclude: «La mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi».

14.00 Sel non voterà la fiducia a questo governo Letta

Così Nichi Vendola in una conferenza stampa a Montecitorio: «Se ci sarà una fiducia a questo governo delle larghe intese noi confermeremo il giudizio negativo e anzi lo daremo doppiamente negativo. Può nascere un governo di scopo dal seppellimento delle larghe intese del quale non accetteremo alcuna forma di lifting». Sinistra, Ecologia e Libertà potrebbe votarlo anche se fosse guidato di nuovo da Enrico Letta.

13.30 Dopo le dichiarazioni degli ex ministri, parla anche Cicchitto.  

L’ex capogruppo alla Camera Cicchitto si smarca, in un commento, dalla linea del partito

«Dopo quello che è accaduto ieri, dopo che tutti i mondi economici, che il Ppe, le associazioni dei commercianti e i sindacati ci chiedono di rimanere al governo, mi auguro che correggiamo l’errore politico fatto ritirando i ministri e che andiamo avanti in modo che ci sia un governo. Mi auguro che lo faccia tutto il Pdl e il presidente Berlusconi».

13.10 Letta e Franceschini ricevuti da Napolitano

Il presidente Giorgio Napolitano ha ricevuto questa mattina al Quirinale il premier Enrico Letta e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Enrico Franceschini. Intanto la segreteria del Pd si è riunita per affrontare l’emergenza crisi, esprimendo sostegno compatto al governo.

12.45 All’estero perplessità per la crisi politica italiana

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, durante la sua visita in Estonia, parlando dell’Italia ha detto: «È inaccettabile che l’intera politica di un Paese si riduca all’interesse di una sola persona». Ha poi esternato la preoccupazione dell’Europa: «La stabilità in Italia, e la sua messa in discussione, hanno un impatto diretto sull’Unione europea e soprattutto sull’Eurozona».
Il ministro dimissionario Pdl Renato Brunetta ha contrattaccato: «Schulz non perde occasione per screditare il ruolo di presidente del Parlamento europeo, interferendo pesantemente nella vita politica italiana». Ha poi aggiunto: «Letta ha già avuto la benedizione tedesca della Merkel, mancava solo la beatificazione teutonica e socialista per consacrarlo berlinese di complemento».

Anche l’America è preoccupata dalla difficoltà del governo Letta. Charles Kupchan, analista del Council on Foreign Relations di Washington, ha commentato all’Adnkronos: gli Stati Uniti temono «il rischio di un ritorno al 2011» per l’Europa. Una crisi politica che non permetta una gestione della ripresa economica. L’Italia, al contrario della Gracia, sarebbe «too big to fail».

L’inglese Financial Times ospita invece il commento di Bill Emmott, già direttore dell’Economist: «l’unica possibilità di introdurre un programma di riforme passa attraverso nuove elezioni», «Ritardarle prolungherà le disgrazie dell’Italia». Di Berlusconi Emmott scrive che, dopo la condanna, poteva accettare la punizione come un martire, invece ha preferito sfidare tutte le istituzioni del Paese – i giudici che avevano il diritto di condannarlo, il Parlamento che aveva il diritto di espellerlo, il diritto del governo di andare avanti e quello del capo dello Stato di Proteggere la Costituzione. Il risultato è stato la paralisi. Un governo paralizzato, anche se buono come quello di Letta, è peggiore di un non governo». 

La sintesi dello spagnolo El Pais: «Le lotte politiche in Italia assomigliano ai leader dei partiti politici. A sinistra sono tante, prevedibili e noiose. A destra sono uniche, stridenti, costruite da coercizioni, minacce, trucchi sporchi e finali inaspettati. Come Silvio Berlusconi, che dopo aver fatto saltare il governo Letta e aver minacciato i suoi ministri con il proprio giornale, ha riunito i suoi deputati e ha parlato loro come se non fosse successo niente».

12.30 Movimento 5 Stelle

Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle, vicepresidente della Camera, ha confermato che il M5S non voterà la fiducia al governo o a un Letta-bis.

12.00 Vertice Pdl a Palazzo Grazioli

Poco prima di mezzogiorno è iniziata una nuova riunione del Pdl nella residenza romanda di Silvio Berlusconi in vista del voto di domani e della nascita della nuova Forza Italia. Presenti i capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta e il coordinatore nazionale Denis Verdini; atteso il segretario Angelino Alfano, reduce da un lungo colloquio col Cavaliere nella tarda serata di ieri. Alfano sarebbe contrario a votare “no” alla fiducia al governo Letta e potrebbe lasciare il Pdl con altri scontenti. 

11.20 I mercati non cedono alla crisi

Dopo la giornata di ieri conclusasi in negativo, il FTSI MIB è a +0,98%. Titolo migliore Autogrill con +13,6%, che debutta in borsa con lo spin-off Wdf (i duty free, divisi dalla ristorazione). Lo spread è sceso di due punti stabilizzandosi a 265,87, comunque superiore a tre giorni fa (255 punti base il 26 settembre).

30 settembre 

21.40  La risposta di Napolitano: sul lodo Mondadori Berlusconi dice invenzioni deliranti

«Quel che sarebbe stato riferito al senatore Berlusconi circa le vicende della sentenza sul Lodo Mondadori e’ semplicemente un’altra delirante invenzione volgarmente diffamatoria nei confronti del Capo dello Stato», la risposta del Colle.

20.43 Berlusconi: sul lodo Mondadori è intervenuto Napolitano in persona

Lo dice in un fuori onda al telefono Silvio Berlusconi. LA telefonata, registrata, è stata trasmessa a Piazza Pulita, da Corrado Formigli. Nella conversazione Berlusconi dice: «Tu non riesci ad avere nessuna informazione su quello che è successo alla sezione civile della Cassazione per il lodo De Benedetti? Mi è stato detto che il Capo dello Stato avrebbe telefonato per avere la sentenza prima che venisse pubblicata». L’ex premier accuserebbe il Capo dello Stato di aver fatto riaprire la camera di consiglio, con la conseguenza che alla fine si sarebbe arrivati a una decisione con danni maggiori nei suoi confronti.

19.20 Berlusconi: «La nostra esperienza di governo è finita»

Smentito il senatore Cicchitto: il Pdl negherebbe la fiducia al governo Letta. 

19.15 Cicchitto: «Voteremo la fiducia a Letta». Santanché: «Valuteremo»

«Questo governo avrà sette giorni a disposizione per varare i decreti sull’Iva e sull’Imu». Lo ha detto Fabrizio Cicchitto al termine della riunione dei parlamentari Pdl, aggiungendo: «congeleremo le dimissioni dei ministri ma se Letta si presenterà mercoledì in Parlamento noi gli voteremo la fiducia».
Per quel che riguarda l’unità d’intenti all’interno del partito, Cicchitto pare avere ancora qualche dubbio: «Alla fine dell’intervento del presidente Berlusconi ho chiesto che ci fosse un supplemento di dibattito, ma mi è stato cortesemente detto di no da Schifani e Brunetta». 
Tra i falchi ha parlato Daniela Santanchè, che a proposito del congelare le dimissioni ha dichiarato: «Valuteremo tutti insieme appassionatamente».

18.30 Berlusconi dichiara unità coi suoi ministri e che in una settimana voteranno per legge di stabilità, Imu e Iva. Poi le urne

Durante la riunione dei parlamentari Pdl a Montecitorio, il Cavaliere si è scatenato in primis contro le “toghe rosse”. Berlusconi avrebbe detto che per Magistratura democratica ci sarebbe democrazia solo con la sinistra al potere e che i magistrati avrebbero fatto piazza pulita dei partiti democratici. «Magistratura democratica è un’associazione prevalentemente segreta – avrebbe aggiunto–. In altri Paesi le toghe non hanno questo strapotere».
Il leader del Centrodestra ha poi detto che le dimissioni dei ministri Pdl sono opera sua e ne ha offerto una spiegazione: «Ho deciso da solo nella notte perché gli italiani non capivano come facevamo a stare al governo con la sinistra se i nostri parlamentari si erano dimessi», avrebbe dichiarato. «Forza Italia non è una forza estremista».
Berlusconi ha poi assicurato che non ci sono fratture irreparabili all’interno del suo partito: «Ho riunito e parlato con i ministri, con loro c’è unità d’intenti». Le dimissioni, consegnate a lui due giorni fa e rimesse alla sua decisione, sarebbero state «il più bel regalo» che gli avrebbero fatto i suoi. Gli scontenti sulla linea da adottare dovevano essere risolti internamente, ma sarebbero giustificabili col timore di una perdita di consensi: «Forse hanno ragione, ma ormai tutto è superato e lo spiegheremo agli italiani. Dobbiamo restare uniti».
Per quel che riguarda la votazione mancata sulla sospensione dell’aumento dell’Iva, che le dimissioni dei parlamentari Pdl avrebbe causato, Berlusconi avrebbe detto: «Siamo disponibili, in 7 giorni o poco più, a convertire il decreto sull’Imu, a bloccare l’aumento dell’Iva e a votare la legge di stabilità senza tasse. Poi parola agli elettori».

18.00 Ministri dimissionari: «Lasciare la compagine di governo è stata una pessima idea»

I ministri dimissionari del Pdl hanno ribadito nel corso del vertice con l’ex premier a Palazzo Grazioli che lasciare la compagine di governo «è stata una pessima idea». Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliarello hanno risposto così alle esternazioni di Berlusconi, dispiaciuto per le dichirazioni alla stampa (stando a quanto riferiscono fonti interne del Pdl) e avrebbero tacciato i “falchi” del partito di essere stati ”cattivi consiglieri”. Anche perchè secondo i ministri «con noi al governo il nostro programma sarebbe stato attuato». Una crisi di governo, hanno aggiunto, «porterebbe danni all’Italia, al centrodestra e soprattutto allo stesso Berlusconi». Berlusconi, dal canto suo, avrebbe spiegato loro di aver provato a fare una sintesi tra le diverse posizioni all’interno del partito.

17.50 Incontro dei pidiellini “scontenti” prima della riunione ufficiale dei parlamentari Pdl

Dopo la riunione a Palazzo Grazioli, prima che a Montecitorio iniziasse l’incontro dei parlamentari Pdl con Silvio Berlusconi, i ministri dimissionari e “diversamente berlusconiani” Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin, Gaetano Quagliariello e Fabrizio Cicchitto si sono incontrati a Palazzo Chigi nella stanza del vice premier. Alla riunione si sono  aggiunti Maurizio Lupi e Nunzia De Girolamo. In seguito hanno raggiunto la sede del Parlamento per la riunione, poco prima dell’arrivo del Cavaliere. 

17.21 Osservatore Romano e Cei condannano la crisi di governo

L’editoriale odierno dell’Osservatore Romano condanna il gesto Pdl: «Appare irresponsabile provocare una crisi di governo non solo per le sue ripercussioni economiche, ma per le ricadute sulla credibilità dell’intera classe politica italiana». I veri problemi del Paese vengono ignorati dal dibattito politico: «solo sullo sfondo, purtroppo, – sottolinea L’Osservatore – rimangono i problemi irrisolti della disoccupazione e delle scarse risorse a disposizione, per esempio, degli enti locali, alcuni dei quali hanno denunciato proprio in questi giorni di essere sull’orlo del collasso finanziario».
Dalla Cei si leva anche la voce di monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso e presidente della Commissione per i problemi sociali e il lavoro: «La crisi di governo può rigettare ancora una volta l’Italia nelle inquietudini, nelle incertezze del mercato. Il pericolo è che le recenti politiche di austerity, l’aumento dell’Iva, i sacrifici dei cittadini italiani siano in parte compromessi dalla mancanza proprio di stabilità». «È necessario – ha aggiunto il prelato – che dalla sofferenza, come ci sta insegnando Papa Francesco, possa venire fuori una proposta», ad esempio una nuova legge elettorale.
 

16.30 Dario Franceschini: «L’intenzione è di chiedere la fiducia»

Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Dario Franceschini al termine della conferenza dei capigruppi al Senato ha dichiarato in vista delle comunicazioni del premier Enrico Letta:

«La fiducia si pone su eventuali risoluzioni presentate in corso di dibattito, ma la volontà del governo è di andare ad un chiarimento e quindi di porre la questione di fiducia»

Franceschini ha detto di aver chiesto la diretta televisiva, sia per la replica del presidente del Consiglio sia per le dichiarazioni di voto finali, perché «è utile che il Paese veda tutto quello che sta succedendo»

15.50 Anche Giuliano Urbani, fondatore di Forza Italia, dissente da Berlusconi

Nuove prese di distanza dal Cavaliere all’interno del suo schieramento. Giuliano Urbani, ex ministro dei governi Berlusconi nel ’94 e 2001 e tra i Fondatori di Forza Italia, ha dichiarato all’Adnkronos: «Rispetto la decisione di Berlusconi, è legittima, avrà fatto tutte le sue valutazioni. Ma io non avrei staccato la spina al governo, perché questo gesto ha reso più difficile la difesa dei suoi interessi elettorali e personali».
Per Urbani, che ha visto nascere Forza Italia, «va bene rilanciare il movimento del ‘94 ma solo se questo serve a pesare politicamente sul governo per ottenere provvedimenti utili per gli italiani».
Anche l’idea di andare subito al voto non lo entusiasma: «Il voto non deve servire solo a contarsi e basta. Ora le priorità e le prove del fuoco per qualsiasi governo sono due: il risanamento del debito pubblico e il problema della disoccupazione. Gli italiani vogliono risposte su queste emergenze. Se nessuno è in grado di dare delle risposte, allora è meglio che lasci perdere e non disturbi gli italiani».
Ieri, mentre il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ammoniva che avrebbe sciolto le Camere solo in mancanza di alternative, a Studio Aperto Berlusconi dichiarava: «Non credo a nessun governicchio formato da transfughi», invocando subito le urne.
 

15.25 Mercoledì Letta affronterà il voto di fiducia

«Chiederò mercoledì la fiducia alla Camera e al Senato. Non per tre giorni, per poi ricominciare come prima, ma per andare avanti e applicare il programma. Se non c’è, tiro le conclusioni. Non ho intenzione di governare a tutti i costi». L’aveva annunciato il capo del governo Enrico Letta alla trasmissione Che tempo che fa, dopo un’ora e mezza di colloquio al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano.
Mercoledì il premier interverrà prima al Senato e alla Camera, a partire dalle 16.00. Nel caso in cui si arrivasse a un voto di fiducia, il voto finale a Montecitorio sarebbe intorno alle 22.00. Mentre a Montecitorio il governo Letta dovrebbe ottenere la maggioranza dei voti, al Senato i voti congiunti di Pd, Autonomie e Scelta Civica non basterebbero per raggiungere i 161 voti necessari per avere la fiducia. A Letta servono altro 13 senatori dalla sua parte. Secondo Reuters, sarebbero almeno 20 i senatori Pdl pronti a sostenere il governo.  

14.45 Il ministro per gli affari europei: «L’Europa è preoccupata»

Il ministro degli affari europei Enzo Moavero Milanesi, al termine del Consiglio affari generali, ha ricordato che «tra gli inquilini del condominio Europa c’è preoccupazione per ciò che accade» in Italia. A giorni si presenterà all’Unione Europea la legge di stabilità, ovvero la manovra di finanza pubblica per il prossimo triennio. Nonostante la crisi di governo è un «dovere» e «dovrà essere in qualche modo discussa», sostiene il ministro. «È chiaro che da un punto di vista di sostenibilità richiede condizioni di stabilià per permettere l’attuazione delle riforme nel medio periodo».

14.30 È in corso a Palazzo Grazioli il vertice del Pdl con Silvio Berlusconi, arrivato a Roma qualche ora fa.

13.50 Confindustria e Cisl: «Politica irresponsabile»

Il presidente di Confidustria, Giorgio Squinzi, vede il rischio che la situazione politica vanifichi «i sacrifici che tutti gli italiani e le imprese hanno fatto in questi anni». L’ha detto durante intervenendo a un convegno all’Università Cattolica di Milano, aggiungendo: «Mi auguro che tutta questa instabilità non porti a una precettazione del nostro Paese da parte dell’Europa, a una gestione commissariale».
Durante la presentazione delle giornate di mobilitazioni sindacali con Cgil e Uil, il segretario Cisl Raffaele Bonanni ha definito «sconfortante» la situazione del governo, «mentre il Paese sta male. E invece di esprimere responsabilità, si esprime una irresponsabilità che ci espone ad una crisi istituzionale senza precedenti».

12.52 I ministri Pdl confermano che le loro dimissioni sono «irrevocabili»

12.30 «Non abbiamo paura del metodo Boffo»

Replica di Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliarello all’editoriale di oggi di Alessandro Sallusti, che li accusava di seguire le orme di Gianfranco Fini: 

«Alfano, Quagliariello, Lorenzin, Lupi e Di Girolamo, con qualche distinguo di forma e di sostanza, si adeguano ma non condividono, al punto di ventilare un loro futuro fuori da Forza Italia, non si capisce se sulle orme di quel genio di Gianfranco Fini. Accusano Berlusconi di essersi lasciato condizionare dai falchi e di aver impresso al partito una deriva eversiva. Nelle prossime ore si capirà qual è il confine tra la reazione a caldo e un’analisi sul futuro, ma qualche osservazione la si può già fare, perchè comunque, nei loro ragionamenti, non tutto torna secondo logica»

Il testo della nota congiunta dei ministri:

«È bene dire subito al direttore de Il Giornale, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de Il Giornale lavorava nella redazione che divulgò la notizia dell’informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994»

12.00 Scontro Letta-Grillo sul Porcellum

«Grillo ancora una volta mente. Soprattutto dimostra di volere, lui per primo, il Porcellum. Non mi stupisce: è l’unico sistema che può consentirgli di avere voce in capitolo, di vincere o di essere comunque l’ago della bilancia»

Ha dichiarato il premier sulla sua pagina Facebook.La risposta arriva qualche ora dopo le accuse mosse dal leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog: nel post “Letta mente gli italiani”:

«Letta ieri sera dal suo maggiordomo Fabio Fazio ha detto in televisione che è a favore del Mattarellum e che per colpa di Grillo non si è potuto tornare a quella legge. Sappiamo bene, invece, che la verità è l’esatto opposto. Il Deputato del Pd (menoelle, ndr) Giachetti propose il ritorno al Mattarellum che fu bocciato a pieno titolo da Letta, dalla Finocchiaro e da tutto il pd (menoelle, ndr) che votò contro. Il M5S compatto votò a favore».

Così si è difeso Letta:

«La mozione Giachetti è stata contestata, nel metodo, non nel merito, dal Pd perché focalizzava l’attenzione (e precipitava il confronto) solo sulla legge elettorale, mentre il dibattito urgente e necessario doveva riguardare l’intera materia delle riforme istituzionali»

Roberto Giacchetti dal suo sito ha poi smentito il premier: 

«Più di quattro mesi fa 100 deputati di quasi tutti i gruppi misero a disposizione del Parlamento la possibilità di passare dalle parole ai fatti, cioè di cancellare il Porcellum. Letta chiese al Pd di votare contro quella mozione, ponendo sostanzialmente una questione di fiducia»

11.30 Riunione dei gruppi parlamentari del Pdl alle 17.00 di oggi 

Può dirsi l’appuntamento più importante della giornata. Si deciderà se le dimissioni dei deputati del Popolo della Libertà rimarranno all’interno del gruppo parlamentare o se verranno presentate ai presidenti di Camera e senato. Parte del partito potrebbe poi passare all’opposizione. Caotiche le dichiarazioni degli ultimi giorni. Il ministro Lupi, dimissionario, ha detto: «Abbiamo ancora due-tre giorni di tempo per usare la forza delle nostre proposte e continuare a far lavorare questo governo con un rinnovato programma. È giusto e doveroso dire che la strada che abbiamo imboccato è sbagliata». 

10.35 Giovannini: «Serve legge di stabilità, si rischia il blocco della Pa»

«Senza legge di stabilità si rischia il blocco dell’amministrazione pubblica e di vanificare tutti gli sforzi fatti in questi anni per resistere alla crisi». Il ministro del Welfare Giovannini parla anche della questione Iva, che aumenterà dal 1° ottobre, «un governo sensato non fa provvedimenti se poi non ha un Parlamento che li approva». 

09.12 Avvio pesante in Piazza Affari e spread in rialzo

All’apertura dopo la crisi di governo, la borsa di Milano lascia sul terreno circa il 2% sia per quanto riguarda il FTSE Mib che per quanto riguarda il FTSE All share. Partenza pesante anche per gli altri mercati europei, da Francoforte a Parigi e Londra, che cedono tutti intorno al punto percentuale. 
Lo spread fra Btp e Bund decennali, ovvero la differenza di rendimento fra i due bond è a 283 punti base, secondo le rilevazioni di Bloomberg. La chiusura di venerdì si era attestata sui 264 punti base. 

29 settembre

22.04 Sandro Bondi: Letta vuole spaccare il Pdl
L’ex ministro dei Beni culturali Sandro Bondi attacca il presidente del Consiglio durante la trasmissione Che tempo che fa.

20.44 Napolitano incontra Letta: ecco il comunicato al termine del confronto

Il Presidente Napolitano ha ricevuto il Presidente del Consiglio Letta e il Sottosegretario Patroni Griffi
C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto questa sera al Quirinale il Presidente del Consiglio dei ministri on. Enrico Letta, accompagnato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi.
E’ stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del PdL in adesione a quell’invito.
Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del PdL e dello stesso Presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica. Da ciò il Presidente del Consiglio ha tratto, d’intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento – che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento – le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi.
Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere.

Roma, 29 settembre 2013

18.40 Parla Berlusconi: Letta sta ribaltando la realtà
Interviene Silvio Berlusconi a Studio Aperto rispondendo alle parole di ieri di Enrico Letta: «Letta ribalta la realtà a proprio piacimento e a proprio vantaggio». Anzi: il presidente del Consiglio avrebbe bloccato lo stop dell’aumento dell’Iva «quasi come una rappresaglia verso i moderati»

17.00 Alfano: se prevarranno gli estremismi Forza Italia non nascerà neppure
«La mia lealtà al presidente Berlusconi è longeva e a prova di bomba. Oggi lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo. Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà».  E conclude: «Se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano».

16.07 Sacconi non ci sta: no a derive estremiste. E chiede ad Alfano di pensare
«Moltissimi elettori e militanti del Popolo della Libertà non condividono la deriva estremista che il movimento sta prendendo» E poi: «I cattivi consiglieri del Presidente Berlusconi, al quale vanno il mio augurio e la mia solidarietà, sembrano indifferenti alla condizione di molte persone, imprese e famiglie».
Lancia un appello ad Alfano che faccia uno strappo dai falchi.

15.01 Il messaggio online di Berlusconi: Non lascio il paese in queste condizioni
«Io non mi faccio mettere in ginocchio». Silvio Berlusconi interviene anche in rete diffondendo un messaggio in cui spiega i motivi della sua scelta: «So bene che è una scelta dura e impopolare». A chi è preoccupato per le sorti economiche del Paese «dico di non credere a coloro che per vent’anni hanno bloccato le nostre riforme».

E aggiunge: «A chi mi chiede di farmi da parte e accettare con cristiana rassegnazione la mia sorte giudiziaria, presente e futura, dico che lo farei senza esitazione, se ciò fosse utile al Paese. Invece darei il mio avallo a una democrazia dimezzata dove i magistrati politicizzati decidono chi deve governare».

Sulla legge di stabilità dice: «Se il governo proporrà una legge di stabilità realmente utile all’Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l’aumento dell’Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente». 
 

 Qui il link

14.39 Beppe Grillo: Andare subito a elezioni
«Mandare tutti a casa, e fare una visita fiscale su ognuno di loro prima che scappino dal paese». Le elezioni devono essere immediate per «riportare persone con più moralità e competenza». A Paderno Dugnano Beppe Grillo è intervenuto in una manifestazione promossa dai comitati cittadini contro l’allargamento della Rho-Monza

14.00 Lupi, no a estremisti in Forza Italia: Alfano si metta in gioco
«Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri». Coì dice la nota di Maurizio Lupi, il giorno dopo le sue dimissioni da ministro dei Trasporti. «Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia»

13.17. Quagliariello: le elezioni anticipate e le vittorie anticipate sono una vittoria di Pirro
«Ho detto come la pensavo, non ho avuto dubbi a dare le dimissioni, ora vediamo che cosa accade: spero che altri parlino lo stesso linguaggio di chiarezza». E poi: «Le elezioni anticipate sono una vittoria di Pirro. Il governo che uscirà da nuove elezioni sarà peggiore per l’Italia e anche per il centrodestra». Ribadisce la sua intenzione di non aderire a Forza Italia e ipotizza una scissione nel Pdl
 

12.24 Berlusconi interviene alla festa a Napoli di Forza Italia
Berlusconi interviene a Napoli e scherza: «Di cosa state discutendo?», e ride. Poi conferma: «Io ho voglia di combattere. Dopo 59 notti in cui dormivo, stanotte ho dormito 10 ore i fila. Ho 37 o 47 anni, non mi ricordo. Per il nostro paese è un frangente difficile. Non possiamo accettare una politica economica basata sull’aumento delle tasse». La «riforma della giustizia è indilazionabile ed è indicata anche dall’Europa»

«Forza Italia – conclude – si basa anche sulla stima e sull’amicizia e per questo è un partito e un movimento diverso da ogni altro partito sul pianeta». E predice la vittoria alle elezioni per il nuovo partito Forza Italia
 

12.18 Napolitano: scioglierò le Camere solo se non troverò nessun’altra possibilità
«La sola strada che ho seguito è quella di formare un governo con l’unica maggioranza possibile con i numeri che non ho deciso io, ma gli elettori». E poi: «Farò un’attenta verifica dei precedenti di altre crisi, a partire da quella del secondo Governo Prodi, e secondo i criteri che da me e dai miei predecessori sono stati osservati. Vedremo la successione dei fatti»
 

12.00 Lorenzin: lascio la carica da ministro, ma non entro in Forza Italia
Anche il ministro della salute Beatrice Lorenzin (Pdl) chiude la porta .al nuovo partito di Berlusconi. Ma, ha aggiunto, “Berlusconi è perseguitato”.

11.50 Quagliariello sembra avere molti dubbi sulla nuova Forza Italia
«Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prenderò atto e mi dedicherò, magari», a creare il “Napoli Club del Salario». Lo ha detto, il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, alludendo, senza nominarla alla nuova Forza Italia.

9.00 Fassina: i voti per un Letta bis ci sono tutti
Un Letta bis è possibile per il viceministro all’economia. «Letta deve venire in Parlamento e verificare l’esistenza di una maggioranza in grado di affrontare due emergenze ineludibili: la legge di stabilità, che va fatta entro il 15 ottobre, e la riforma della legge elettorale. Ritengo che vi siano parlamentari oltre i confini del Pd e di Scelta civica che non si vogliono assumere la responsabilità di portare l’Italia nel caos». Dove? Tra gli esponenti del Pdl e dell’M5S «ce ne sono diversi pronti a staccarsi per impegnarsi per non far precipitare il Paese».

8.40 Delrio: a bloccare la decisione sull’Iva è stato Alfano
Lo afferma Graziano Delrio, ministro per gli Affari Regionali. «Questa accelerazione non era prevedibile: è stato Alfano a dire in consiglio dei ministri che occorreva sospendere la decisione dell’Iva a dopo il chiarimento sulle dimissioni dei parlamentari del Pdl», dice Delrio. «Tutto cio’ non solo e’ assurdo, ma da irresponsabili».

La nota del premier Enrico Letta: Ora in parlamento, davanti agli italiani, alla luce del sole
«Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l’alibi dell’IVA. La responsabilità dell’aumento dell’IVA è invece proprio di Berlusconi e della sua decisione di far dimettere i propri parlamentari mercoledì, fatto senza precedenti, che priva il Parlamento e la maggioranza della certezza necessaria per assumere provvedimenti che vanno poi convertiti. Per questo, ieri si era deciso di andare al chiarimento parlamentare e si era concordemente stabilito di posporre a dopo il voto in Parlamento i provvedimenti economici necessari. Gli italiani sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica e un simile tentativo di totale stravolgimento della realtà. In Parlamento ognuno si assumerà le proprie responsabilità d’innanzi al Paese».

21.02 Ancora Cuperlo: il Pdl in questo modo vuole inchiodare l’Italia al passato

«Quanto sta accadendo in queste ore chiude una settimana in cui il Pdl ha evocato lo spettro del colpo di stato, ha denunciato fantomatiche strategie eversive, fino a minacciare un Aventino dei Repubblicani. Sono fatti gravissimi ed è l’ennesimo tentativo di inchiodare un Paese a un passato che non vuole passare». 

20.49  Fassina: con la crisi arriva la Troika
Stefano Fassina, viceministro dell’Economia, ha già lanciato l’allarme: il caos potrebbe portare ad un commissariamento del nostro Paese. «Un altro giro di elezioni con l’attuale legge elettorale ci restituirebbe un Parlamento impallato e questo succederebbe con 200-300 punti di spread in più rispetto ad oggi e con la Troika a fare la legge di stabilità al posto nostro».

20.14 Cuperlo: mi aspetto che il Pd respinga i diktat del Pdl
«Ora mi aspetto che il Pd e le altre forze politiche dicano con chiarezza che i diktat di Berlusconi, le sue richieste e i suoi ricatti sono atti irricevibili da respingere al mittente e che devono allarmare tutti perche’ insidiano la democrazia». Così ha detto Gianni Cuperlo

19.52 Il Movimento Cinque Stelle vuole il voto
«Nessuna analisi politica. Non deve interessarci delle strategie e di giocare ai piccoli onorevoli. Loro (Pd e Pdl) hanno fallito e noi vinciamo le prossime elezioni». Lo scrive su Facebook Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera del M5S

19.26 La rabbia di Cicchitto: questa decisione andava discussa di più e doveva prenderla l’ufficio di presidenza del Pdl
«Apprezzo la decisione dei ministri sul terreno di una cristallina condotta scevra da ogni preoccupazione di potere, che ribadisce una netta distinzione dalla sinistra che anche in questa occasione si è assunta gravissime responsabilità, cosi come ho apprezzato la loro azione di governo. Ma ritengo che una decisione di cosi rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari il cui ruolo in questa cosi difficile situazione politica andrebbe esaltato sia sul piano delle scelte politiche da prendere sia su quello dell’iniziativa politica».

19.18 Fassina: ci sarà comunque la maggioranza per un governo
«Non si andrà ad elezioni perché troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che in Parlamento c’è una maggioranza in grado di evitarlo». Lo dice il vice ministro dell’Economia Stefano Fassina del Pd. Il motivo è che «Noi dobbiamo approvare la legge stabilità e la legge elettorale: se non lo facciamo vuol dire fare del male molto seriamente all’Italia»

19.00 Letta: se Iva aumenta è colpa del Pdl
Epifani attacca: «Un’azione di sfascio» E anche Letta risponde alle accuse: la decisione di non bloccare l’aumento dell’Iva è «ovviamente» causata delle dimissioni in bianco dei parlamentari del Pdl che non avrebbe garantito la conversione di un eventuale decreto. «Il tentativo di Berlusconi di rovesciare la questione è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti».

#IVA colpa dimissione parlamentari che ha provocato crisi e reso impossibile continuare.Berlusconi rovesciafrittata,italiani non abbocchino!

— Enrico Letta (@EnricoLetta) September 28, 2013

18.50 LA NOTA 
Così scrivono i ministri del Pdl: «A seguito dell’invito del presidente Berlusconi a dimetterci dal governo per le conclusioni alle quali il consiglio dei ministri di ieri è giunto sui temi della giustizia e del fisco, non riteniamo vi siano più le condizioni per restare nell’esecutivo dove abbiamo fin qui lavorato nell’interesse del Paese e nel rispetto del programma del Popolo della Liberta». Le firme sono quelle di Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello: i componenti della delegazione del Pdl al governo. «Rassegniamo le nostre dimissioni anche al fine di consentire, sin dai prossimi giorni, un più schietto confronto e una più chiara assunzione di responsabilita»

18.20 Il vicepremier e ministro dell’interno Angelino Alfano annuncia la crisi di governo, con le dimissioni «dell’intera delegazione Pdl al governo». Il messaggio segue di poco le indicazioni del presidente del Consiglio Berlusconi, per il quale l’ultimatum posto da Letta era inaccettabile e irricevibile. «I ministri del Pdl diano subito le dimissioni».
 

Il racconto delle ore precedenti l’annuncio 

La politica per Berlusconi non è mai stata mediazione estenuante, opposizione morbida ma imbronciata, lui non ha mai avuto il culto della “freddezza”: nella battaglia politica o si vince o si perde, o si vive o si muore. E dunque nessuno più del Cavaliere in queste ore sente sopra di sé l’alito della sconfitta, una sconfitta totale, che addensa in sé il grumo più terrificante delle paure che negli ultimi anni, come fantasmi, hanno spesso squassato la sua testa e alimentato i suoi più tristi pensieri: il carcere, l’irrilevanza politica, il codardo oltraggio, l’umiliazione, l’esproprio aziendale. E così, sperso eppure consapevole, in queste ore il Cavaliere riflette; ha già pronto, lì, poggiato sull’austera scrivania dello studio di Arcore, un discorso di poche pagine che corrisponde a una marcia indietro, a un ultimo, strenuo, incruento, tentativo di salvezza: «Non ho mai chiesto le dimissioni dei miei parlamentari, né intendo farlo». Ma forse è ormai troppo tardi, e troppo in là s’è spinta la minaccia per poter adesso arretrare con gli uomini in armi.

Chiuso nel Castello di Arcore Silvio Berlusconi combatte con le ombre del disfacimento e, in bilico sulla poltrona del suo studio, come su una giostra crudele, ritorna a soppesare la consistenza delle sue truppe, passa in rassegna le forze fedeli, avvampa di foga bellicosa per poi subito spegnersi nella sconsolante incertezza, «forse ho sbagliato tutto». Si vede circondato, incastrato da Giorgio Napolitano, dal presidente della Repubblica che adesso – se volesse – «potrebbe anche schiacciarmi». E mentre il sovrano si abbandona, solo, all’oscillante tormento del dubbio, la sua corte già si divide, si litiga le spoglie dei fasti che furono, e ognuno dei servitori e cavalieri e dame del Castello sguaina la spada contro l’altro, estrae uno stiletto acuminato, sparge polvere venefica nel bicchiere del vicino un tempo amico. Ciascuno tenta di avvicinarsi al capezzale del grande capo, e tutti vogliono orientarne quelle che credono possano essere le sue ultime volontà, percepiscono un vago odore di crisantemi, e i loro sono bisbigli velenosi, parole di fiele versate nell’orecchio del Cavaliere: «Fidati di me, dobbiamo sfiduciare Letta»; «no, fidati di me, dobbiamo subito fare pace con Letta». E così la parola “traditore” è scagliata senza cautela da un lato all’altro del Pdl corroso, mentre ciascuno scorge un interesse privato nei consigli e negli occhi dell’altro, «i falchi vogliono prendersi il partito, costruirsi una loro piccola lobby parlamentare sulla pelle di Berlusconi»; «no, è Alfano che pensa di poter governare con Berlusconi in galera».

Non si dissimula più nel Pdl, e l’odio diventa una dolce e crepuscolare ginnastica per l’intero ceto politico del centrodestra, lasciato a briglie ormai sciolte dal suo anziano e incerto padrone. E dunque Daniela Santanchè e Denis Verdini processano Gianni Letta e Angelino Alfano, raccolgono uomini in armi attorno al loro nuovo piccolo feudo, la fortezza di Piazza San Lorenzo in Lucina, a Roma, la sede della nuova Forza Italia, lì dove ammassano le forze, gli eserciti, per chissà quale assalto, mentre, di fronte al loro principe intorpidito, accusano gli altri consiglieri: «Lo avete illuso, gli avete detto che c’era una speranza di salvezza, avete agitato la grazia e la revisione della legge Severino. E invece la speranza non c’era, tutte balle». E così nel partito dell’amore e del centralismo carismatico adesso saltano le regole della convivenza, le semplici convenzioni civili, esplodono esulceranti le antiche antipatie un tempo tenute a freno, e un semplice sollevarsi di ciglia può essere scambiato per un segno di mortale inimicizia e dunque contraccambiato con un feroce fendente, “tradimento! Tradimento!”.

E certo ci sono già deputati e senatori pronti alla defezione, e i ranghi del partito appaiono fragili, troppi gli spifferi dove può incunearsi la lusinga. Dunque prende corpo lo spettro della rotta e della scissione, troppo forte il mormorio che si leva dai gruppi parlamentari, tra i peones senza nome: «Alle elezioni non ci vogliamo andare». E ci sono infatti i Giuseppe Castiglione, il senatore pronto a restare nella maggioranza con il Pd, e ci sono pure i Gaetano Quagliariello, il ministro che al Cavaliere lo ha dichiarato esplicitamente: «Stai sbagliando». Già una volta il Pdl ha sfiorato il parricidio, ai tempi di Mario Monti, quando i generali irrequieti si riunirono al teatro Olimpico di Roma per offrirsi al professore della Bocconi (che li respinse). E mai come adesso l’amletismo guerriero di Berlusconi fa germogliare istinti di ribellione nel suo partito un tempo così docile e disposto a sacrificare libertà d’azione e indipendenza di giudizio pur di godere il nettare della vittoria e l’ambrosia del potere, l’olio essenziale che il Cavaliere trionfante ha sempre condiviso e distribuito con generosità ai tanti cavalli del suo serraglio politico. Così lui, il Sovrano, compreso com’è d’ogni rischio, si trova schiacciato dalla paura dell’incognito, e medita un’altra capriola, «non intendo affatto aprire la crisi».

Talvolta gli pare che tra i due piatti della bilancia non vi sia paragone: su uno sta la luce, la gioventù della luce; il poter dire: io fui, sono, sarò; poter essere ancora un poco un’inconfondibile goccia nel mare dell’esistenza. Mentre sull’altro sta solo un alito d’impalpabile nulla. Ma è forse troppo tardi per tornare indietro. La crisi non dipende più soltanto dalla volontà di Berlusconi, ma anche da quella dei suoi avversari immusoniti, dagli interessi del Pd, dalla voglia di elezioni che anima Matteo Renzi. E di fronte a questa consapevolezza che sparge fatalismo sul cielo di Arcore, Sandro Bondi, il fedele Sandro Bondi, lui che porta nel Castello una certa e spiccata sensibilità letteraria, si è trovato a sussurrare un accenno di poesia che suona all’incirca così, «da noi la vita ha sempre il sapore del sale…».

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