Francesco, il Papa che telefona, scrive e parla chiaro

La lettera del Pontefice a la Repubblica

Che cosa meravigliosa il Papa che si esibisce dopo “Pronto Bergoglio” anche nel format “C’è Posta per te”, che sorpresa il Papa impegnato nell’inedita disciplina del “Porta a Pontifex”. Che bello il Papa teologo che si fa capire da tutti, e non solo dagli iniziati, che sorpresa un Papa che nega l’esistenza di una “verità assoluta”. È un Papa che cerca i fedeli uno a uno, ed è un Papa – questo è ancora più bello – che insegue gli “infedeli” con il sorriso sulle labbra. Quindi la rottura del dogma sacrale, sul piano della forma, corrisponde a uno strappo ancora più radicale sul piano della sostanza.

Con la lettera scritta ad Eugenio Scalfari e pubblicata oggi da La Repubblica, si è definitivamente affermato un nuovo format, quello del Santo Padre che gioca a tutto campo, e che può manifestarsi ovunque: telefona, scrive, colleziona macchine d’epoca (sobrie spartane come la R4 che gli è stata regalata a Verona), mangia in modo frugale, si trascina il suo borsone pesante con Bibbia e rasoio, ha le scarpe sbucciate e lise, dice ai giovani brasiliani (e con loro a quelli di tutto il mondo) «Fate casino!».

Insomma, pensavamo di aver visto tutto, ed invece ecco quella firma asciutta e sorprendente, in cima alla colonna di piombo: “Francesco”. La cosa nuova e magica, di questo Papa – e lo scrivo da laico assoluto – non è la capacità di almanaccare tutte le cose che fa, ma constatare il fatto che riesca a farle tutte, e tutte in un modo credibile. Non voglio fare il papista, non potrei esserlo nemmeno volendo, non sono nemmeno battezzato. Ma non si può fare a meno di dire che anche quando si misura con la scrittura, e con la polemica teologica, papa Francesco stupisce: scrive al più illuminista degli intellettuali italiani, al più volterriano dei giornalisti, e si racconta semplicemente, come potrebbe farlo con un amico: “La verità non è mai assoluta”, titola il Papa, “La pecora smarrita”, ribatte Scalfari.

È quella figura retorica, il chiasmo, che deriva da una lettera dell’alfabeto greco in cui i ruoli si scambiano e si incrociano. Bergoglio riabilita il dubbio, Scalfari usa un lessico evangelico: l’uno si infila nei panni dell’altro, e finisce per dare più volume alla sfida intellettuale, alla battaglia delle idee che sono diverse, ma non in conflitto. Scalfari aveva scritto ciò che per un Papa dogmatico dovrebbe essere una eresia: “Dio secondo me è un’invenzione consolatoria della mente degli uomini”.

Ma oltre a questi elementi lampanti, e di immagine, il vero stupore è per la sostanza di questo ennesimo strappo: “Io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità assoluta”. E subito dopo, per spiegarsi, introduce una bellissima immagine esemplificativa: “Assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione”. Francesco aggiunge: “La verità secondo la fede cristiana è l’amore di Dio, per noi in Gesù Cristo. Dunque la verità è una relazione”. È un’idea così semplice che potrei spiegarla a mio figlio che ha sette anni. È un’idea così alta, che Papa Bergoglio, infilando questa lettera nella buca da lettere di Scalfari, ha fatto un regalo anche a me.

Twitter: @LucaTelese

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