Dove vuole andare Destinazione Italia

Il dibattito su Linkiesta

L’Italia fatica a intercettare investimenti esteri: i 10 miliardi di dollari del 2012 riducono l’incidenza italiana allo 0,7% del flusso globale degli Ide (investimenti diretti all’estero). Altrettanto sconfortanti sono i dati in termini di stock: con una quota dell’1,6% l’Italia si colloca a distanza siderale da Gran Bretagna, Francia e Germania, ma è molto lontana anche da Spagna e Svizzera (fonte Unctad). Esiste un dibattito sui limiti di questi dati, che non sarebbero capaci di raccontare in pieno i flussi di investimenti reali che generano crescita, produzione e occupazione. Tuttavia, le dinamiche sono incontrovertibili: il nostro Paese è poco attrattivo, e lo confermano tutte le classifiche internazionali sulla competitività.

Un Paese come l’Italia, quinta potenza manifatturiera al mondo, capace di esportare più di un terzo del proprio Pil, con un patrimonio artistico e culturale unico al mondo e una qualità della vita fra le più invidiate, non può permettersi di sparire dai radar degli investitori internazionali.

In un’economia in cui capitali finanziari e risorse umane si spostano con estrema rapidità alla ricerca di ambienti favorevoli al business, non essere in grado di attrarre investimenti ha implicazioni ancora più preoccupanti: significa non essere nelle condizioni di trattenere quelli che ci sono, e diventare periferici nelle catene globali di produzione del valore.

Da queste premesse ha preso il via Destinazione Italia, la politica di attrazione degli investimenti esteri che abbiamo elaborato nel quadro di una task force composta dalla Presidenza del Consiglio, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero degli Affari Esteri, e che il Governo ha dibattuto, emendato e adottato nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri del 19 settembre scorso.

Destinazione Italia si compone di cinquanta misure per agevolare l’attività imprenditoriale lungo tutto il ciclo di vita dell’investimento: dalle semplificazioni degli iter autorizzativi per l’avvio di impresa alla definizione di regole fiscali chiare, stabili e non vessatorie; dalla definizione di una giustizia civile e amministrativa più certa e veloce alla scrittura di un testo unico sulla disciplina giuslavoristica. 

Destinazione Italia definisce gli interventi necessari per valorizzare l’impresa italiana sui mercati dei capitali rafforzandone la struttura finanziaria e il consolidamento patrimoniale, anche rivitalizzando la nostra Borsa. Ci sono misure atte per favorire le ristrutturazioni aziendali, per agevolare gli investimenti in ricerca e sviluppo, per liberalizzare il mercato delle grandi locazioni immobiliari, per consolidare il sistema della nuova imprenditorialità innovativa, per ridurre il costo della bolletta energetica.

Colmare gli svantaggi competitivi che ci penalizzano è la strada per rimuovere i vincoli alla crescita e per valorizzare i nostri numerosi asset distintivi: il tessuto imprenditoriale ricco di numerose eccellenze e di aziende leader in tante nicchie di mercato – che sono poi quelle che fanno grande il made in Italy nel mondo; oppure l’enorme potenzialità in settori chiave come il turismo e i beni culturali.

Due sezioni importanti di Destinazione Italia riguardano inoltre: il capitale umano, perché è importante che il nostro Paese attragga dall’estero talenti e persone qualificate che contribuiscano nel medio periodo al riposizionamento dell’Italia sulla frontiera della conoscenza; e la promozione dell’Italia nel mondo, con misure concrete che vanno dal riorientamento e rafforzamento della nostra rete diplomatica-consolare, al monitoraggio della reputazione del Paese nel mondo, alla diplomazia culturale.

Destinazione Italia contiene indirizzi d’azione che necessitano di una traduzione in atti normativi o regolamentari, ma che nel loro insieme costituiscono una politica organica funzionale ad accrescere la competitività del Paese. Una politica che abbiamo costruito a partire da una visione non parcellizzata e da un metodo di lavoro innovativo e condiviso con i principali stakeholder, e che ha adesso, nella consultazione pubblica lanciata dal Governo il 9 ottobre, un’importante occasione di democrazia partecipativa. Tutti coloro che sono interessati – cittadini, imprese, associazioni – collegandosi al sito www.destinazioneitalia.gov.it avranno fino al 9 novembre per commentare, suggerire modifiche e integrazioni, formulare nuove proposte e misure, e per contribuire a individuare le priorità di intervento.

Attenzione: la consultazione non è un divertissement senza conseguenze. È stata concepita per dare forza all’esercizio e “spingere”, e avrà un impatto sulla qualità e sull’incisività di Destinazione Italia. Il Governo si è impegnato a rendere pubblici i risultati della consultazione e a tenerli in considerazione nella fase di conversione normativa e attuazione del Piano, che avverrà già a partire dalle prossime settimane.

Una partecipazione ampia è l’indispensabile premessa per migliorare il contesto italiano e convincere gli investitori stranieri a venire da noi.

Se vogliamo che il Paese investa nel suo futuro, tocca a ciascuno di noi adesso fare un piccolo investimento dicendo la propria, partecipando, e convincendo altri a partecipare.

Con l’intervento di oggi si apre un ciclo di post relativi al progetto Destinazione Italia, il programma governo per attrarre investimenti esteri lanciato lo scorso 19 settembre su iniziativa congiunta del Presidente Letta e dei Ministri Bonino e Zanonato. Fino al 9 novembre è aperta una consultazione pubblica sul piano al sito www.destinazioneitalia.gov.it. Dalle pagine di Linkiesta potranno scaturire commenti e riflessioni per animare questa consultazione.

* Stefano Firpo, Capo segreteria tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico, membro della task force governativa Destinazione Italia
** Alessandro Fusacchia, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per la diplomazia economica, membro della task force governativa Destinazione Italia