17 miliardi, quanto ci costa la violenza sulle donne

Il calcolo di “Intervita Onlus”

Diciassette miliardi di euro all’anno. È quanto costano calci, pugni e ogni altra forma di violenza contro le donne in Italia. Una spesa calcolata da “Intervita Onlus”, con il patrocinio del Dipartimento per le Pari opportunità, che ha presentato a Roma “Quanto costa il silenzio?”, la prima ricerca nazionale che rivela un aspetto mai sondato nel nostro Paese (all’estero era già stato fatto): i costi economici e sociali della violenza contro le donne.

Ogni tre giorni, in Italia, una donna viene uccisa dal partner, dall’ex o da un familiare. E nella quasi totalità dei casi le violenze non vengono denunciate. In un anno più di 1 milione di donne finisce nella rete dei soprusi maschili, raggiungendo la cifra di 14 milioni di atti di violenza in 365 giorni. Dallo schiaffo allo stupro. Per quanto riguarda gli episodi di stalking, da quando esiste lo strumento legislativo, ne vengono segnalati all’autorità di polizia al ritmo di oltre 25 casi al giorno. Dati che però rischiano di non spiegare fino in fondo la gravità del fenomeno, perché soltanto il 7,2% delle vittime denuncia i soprusi. Un terzo delle donne che ha subito violenza trascorre addirittura una vita senza parlarne mai con nessuno.

Il costo economico e sociale di questo silenzio è di quasi 17 miliardi di euro l’anno: 2,3 riguardano i costi dei servizi – di cui fanno parte i costi diretti (1,8 miliardi di euro) e gli effetti moltiplicatori economici per mancata produttività (604 milioni di Euro) – e oltre 14 miliardi di euro riguardano invece quelli umani e di sofferenza. L’equivalente di una strage in cui perdono la vita 11mila persone o di tre manovre di finanziarie, e il triplo degli incidenti stradali che avvengono in un anno in Italia. E questo a fronte di un investimento della società civile di circa 6,3 milioni di euro per cercare di contrastare e prevenire la violenza sulle donne.

COSTI DIRETTI

Tra i costi diretti, è stata conteggiata una spesa media di oltre 460 milioni di euro per i costi sanitari (tra pronto soccorso e ricoveri), 158 milioni per i costi della consulenza psicologica, 44 milioni per i farmaci, 235 milioni per l’ordine pubblico (costi delle Forze dell’ordine), 421 milioni per i costi giudiziari, 290 milioni per le spese legali, 154milioni per i servizi sociali dei comuni, quasi 8 milioni per i centri antiviolenza (nel 2011 28mila donne vittime di violenza si sono rivolte a un centro, equivalenti al 2,4% del totale). I costi sanitari, però, sarebbero sottostimati: dalle interviste è emerso infatti che il 96,7% delle vittime di violenza non ha fatto ricorso a cure ospedaliere. 

Nonostante gli episodi di violenza contro le donne riguardino soprattutto una dimensione privata, si legge nel rapporto, le conseguenze negative impattano su tutte le relazioni sociali e lavorative delle donne vittime e quindi anche sulla loro produttività lavorativa. Molte delle donne che subiscono violenza – come raccontano tante delle intervistate – vanno incontro a una perdita di autocontrollo sulla propria vita che si ripercuote sul lavoro o sulla carriera lavorativa. Le vittime non vanno più a lavorare, si assentano o non si attivano per cercare una occupazione. La mancata produttività che si registra per le imprese, le famiglie, lo Stato (in termini di entrate tributarie e di Pil) e gli istituti previdenziali ammonta secondo la ricerca a 604 milioni di euro. Centomila i giorni lavorativi persi a causa della violenza. 

I COSTI DELLA SOFFERENZA
costi umani e di sofferenza includono l’impatto della violenza sui bambini, l’erosione del capitale sociale, la riduzione della qualità della vita e della partecipazione alla vita democratica. Il costo è stimato in 14,3 miliardi di euro, che includono una stima di risarcimento per danni fisici e morali, oltre che le campagne in termini di prevenzione e sensibilizzazione della violenza sulle donne.  

LA VIOLENZA IN NUMERI
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2013 il 13% degli omicidi di donne nel mondo (pari a 1 su 7) è stato commesso tra le mura di casa, da parte del partner della vittima. Anche l’International violence against women survey, che si è svolto in cinque Paesi europei, Italia compresa, sottolinea la grande incidenza delle violenze compiute da partner, stabilendo che le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale da un partner (presente o passato nell’arco della loro vita) variano da un decimo a più di un terzo. Significa che quasi una fidanzata o una moglie su 4 subisce o ha subito violenza dal proprio compagno. 

In Italia una donna su tre – tra i 16 e i 70 anni – è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo per un totale di 6 milioni 743 mila, secondo i dati Istat. Ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Quasi 700 mila donne hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza, e nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a uno o più episodi di violenza. Sono invece 7 milioni 134 mila le donne che subiscono violenza psicologica: le forme più diffuse sono l’isolamento o il tentativo di isolamento, il controllo, la violenza economica e la svalorizzazione, oltre alle intimidazioni. 

Ma il silenzio è la risposta maggioritaria: il 53% delle donne ha dichiarato di non averne mai parlato con nessuno.

LA VIOLENZA NEL MONDO
Il Consiglio d’Europa stima che il costo medio annuale per persona della violenza domestica in Europa vada dai 20 ai 60 euro pro capite l’anno di costi diretti, per un totale di circa 33 miliardi l’anno. Viene fuori così che un Paese con dieci milioni di abitanti sopporta una spesa di circa 400 milioni di euro l’anno, mentre un Paese come l’Italia, che ha oltre 60 milioni di abitanti, spende 2,4 miliardi l’anno per la violenza domestica. Questo stando ai soli costi diretti, senza quantificare i costi umani ed emotivi e stando ai costi sostenuti dalle sole agenzie che si occupano istituzionalmente della persona che subisce violenza di genere e delle sue conseguenze, con esclusione dunque del mondo del lavoro e della scuola. Ma una soluzione (per le donne e per le casse dello Stato) forse c’è: si chiamano centri antiviolenza. In Arizona è stato stimato che per ogni dollaro investito in Centri antiviolenza se ne risparmiano tra i 6,8 e i 18,4.