Cianuro in un lago sardo, paura dopo l’alluvione

L’eredità della Sardinia Gold Mining

L’alluvione che ha investito la Sardegna ha rischiato di causare un numero imprecisato di intossicati nelle province del Medio-Campidano e di Cagliari. A Furtei, centro agricolo incastonato tra Cagliari e Oristano distante meno di trenta chilometri da uno dei centri più colpiti, c’è infatti uno dei bacini artificiali più inquinati d’Italia, lascito di un’avventura mineraria che avrebbe dovuto assicurare ricchezza e prosperità a una zona abituata a vivere di agricoltura e allevamento e invece si è lasciata dietro solo un lago inquinao carico di cianuro.

La vicenda ha inizio negli anni Novanta, quando una società australiana si mette in testa di poter estrarre dell’oro da queste colline. La tecnica utilizzata non è però quella tradizionale, non viene aperta nessuna miniera e non c’è nessun filone aurifero da inseguire. Gli ingegneri e i tecnici venuti dall’Australia scelgono di sbriciolare il territorio per ottenere – tramite un complesso processo chimico a base di cianuro – i granelli del preziosissimi minerale. Un’opzione carica di effetti collaterali: su tutti quello dell’impiego di quantità massicce di cianuro. Nonostante la produzione di diversi lingotti e l’impegno diretto della Regione Sardegna, la “Sardinia Gold Mining” – questo il nome della società titolare della concessione, controllata dalla canadese Buffalo Gold Itd, partecipata dalla Regione Sardegna e presieduta dal 2001 al 2003 dall’attuale governatore sardo Ugo Cappellacci – viene dichiarata fallita il 5 marzo 2009. Il sogno dell’oro si infrange: in dieci anni di scavi vengono estratte meno di cinque tonnellate d’oro, sei d’argento e quindicimila di rame. 

Quando la procura di Cagliari decide di fare piena luce sulle autorizzazioni concesse alla miniera e sul coinvolgimento dell’amministrazione regionale, gli investitori stranieri si danno alla fuga. Un addio che ha causato decine di disoccupati e un danno ambientale senza precedenti. Oggi, chi lavorava alle dipendenze della vecchia società, è stato riassorbito dalla Igea, società in house della Regione Sardegna incaricata della gestione dei siti minerari dismessi. E una pattuglia di uomini è incaricata di vegliare sul “lago dei veleni”, un compito cruciale per evitare la tracimazione o l’esondazione.

Le ore in cui il ciclone Cleoptara ha colpito la Sardegna sono state caratterizzate da preoccupazione ed apprensione. Sarebbe bastata qualche ora di pioggia in più per mettere alla prova la tenuta degli argini. Un dato che conoscono bene sia il Governo centrale sia la Giunta regionale, consapevolezza che però non ha impedito di rinviare opere fondamentali per evitare un disastro ambientale senza precedenti. L’unico a denunciare con forza quanto sta accadendo a Furtei è Mauro Pili, deputato del gruppo Misto ed ex governatore: «Nel lago dei veleni c’è arsenico mille volte di più di quello consentito per le acque potabili. Un cocktail di veleni con metalli pesanti in quantità impressionanti. Tenori superiori a tutti i parametri di legge sia per quanto riguarda le acque potabili che quelle di scarico. Si tratta di una vera e propria bomba ambientale a cielo aperto. Un rischio tracimazioni e infiltrazioni sempre in agguato. E soprattutto pericolose stagnazioni all’esterno del lago che confermano che ci sono percolati che hanno superato la stessa barriera del bacino di veleni».

Il deputato di Iglesias ha commissionato delle indagini ad un laboratorio specializzato. I risultati che sono stati allegati a una dettagliata interrogazione finita sulla scrivania di Andrea Orlando, ministro per la Tutela dell’ambiente. Basta il dato comparativo dei parametri dell’arsenico per capire la gravità della situazione: nell’invaso è presente arsenico per 1.100 microgrammi per litro, mentre la legge prevede per le acque potabili appena 10 microgrammi. Quantitativi impressionanti anche di metalli pesanti: 1210 microgrammi di nichel contro i 10 consentiti per legge, selenio 150 microgrammi a fronte di 10 previsti, rame con concentrati di 115 milligrammi a fronte di 1 milligrammo consentito per legge, cadmio 270 microgrammi a fronte di 5 consentiti dai parametri delle acqua potabili. Numeri eloquenti che, fino a questo momento, non hanno spinto le amministrazione competenti a intervenire con decisione. Eppure, tutta la popolazione intorno al lago artificiale è esposta a un rischio altissimo. Sono necessarie risorse per evitare che il prossimo temporale rischi di mettere a repentaglio migliaia di esistenze. 

Le immagini girate da Mauro Pili