Blockbuster chiudeCon Blockbuster chiude il feticismo degli oggetti cult

Con Blockbuster chiude il feticismo degli oggetti cult

Blockbuster chiuderà tutti i suoi punti vendita nei primi mesi del 2014. I numeri del mercato in cui la catena di noleggio di DVD ha costruito la sua storia ormai sono chiari.

Al momento del suo apice, nel 2004, Blockbuster contava su 9 mila punti vendita, con un fatturato annuo di poco meno di 6 miliardi di dollari. Nello stesso anno, il mercato complessivo negli Stati Uniti di DVD, Blu-Ray e videocassette VHS ammontava a circa 25 miliardi di dollari.

Oggi rimangono solo 300 punti vendita, che sono l’ultima frontiera candidata alla chiusura il prossimo anno. Nel secondo quarto del 2013 Blockbuster ha registrato una perdita di 120 milioni di dollari. D’altra parte, il mercato complessivo americano dei film su supporto fisico è crollato a un quarto del suo valore rispetto a nove anni fa, per un totale complessivo di 8,5 miliardi di dollari.

Anche Netflix denuncia un declino ininterrotto nel noleggio dei DVD, con un calo dai 14 milioni di clienti abbonati del 2011 ai “soli” 7,15 milioni nel terzo quarto di quest’anno. La differenza che intercorre tra Blockbuster e Netflix tuttavia risiede proprio nella capacità di comprensione del mercato reale e di innovazione che l’amministrazione di Netflix ha saputo intraprendere negli ultimi anni.

Janko Roettgers dichiara che un informatore della Digital Entertainment Group gli ha assicurato che il mercato dei film in versione home video dipende per una quota tra l’80 e il 90% dal noleggio, e non dalle vendite. Al contempo, il veicolo attraverso il quale viene erogato il prestito è quello dell’accesso in streaming. La Rete e il computer sono il luogo del consumo cinematografico in ambiente domestico. Ma soprattutto, la fruizione del prodotto culturale viene ormai concepita solo in termini di accesso al contenuto – non in quelli di possesso di un oggetto fisico. L’intero immaginario collegato al feticismo delle copertine, delle custodie, dei nastri, dei dischi, il piacere del contatto con la loro concretezza tattile – tutto questo è tramontato. Insieme all’immaginario si è dissolto – o è in fase di agonia terminale – anche il mercato che lo sosteneva, e che implicava nel desiderio del possesso la sua chiave di volta essenziale.

L’era dell’accesso ha fatto giustizia anche di questa enclave del piacere culturale: ebbene sì, dannato Rifkin, hai vinto un’altra volta!

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