Da 50 anni in viaggio nel tempo col Doctor Who

Guida minima alle avventure del Dottore

Doctor Who. Negli ultimi anni anche i più distratti in Italia hanno iniziato a sentire nominare queste due magiche parole, grazie anche a Rai 4 che ha reso questa serie tv britannica disponibile anche qui da noi su un canale terrestre.

Doctor Who: cenni enciclopedici essenziali
Ma partiamo dall’inizio: il 23 novembre 1963 (50 anni fa domani) Doctor Who inizia le trasmissioni su BBC One. In bianco e nero e con uno scopo dichiaratamente didattico: insegnare la storia ai bambini. Il protagonista è un enigmatico e scorbutico vecchietto, noto come “Il Dottore”, che proviene da un altro pianeta e viaggia con una macchina del tempo chiamata TARDIS (Time and Relative Dimension in Space, ovvero Tempo e Relativa Dimensione nello Spazio) più grande all’interno e mascherata all’esterno da cabina telefonica blu della polizia. Inoltre il Dottore può “rigenerare” quando deve cambiare l’attore che lo interpreta, un semplice trucco per poter proseguire indefinitamente.

Con questa premessa il telefilm dura sedici stagioni e un assaggio lo abbiamo anche in Italia nel 1980 su Rai 1 con qualche episodio del pittoresco Quarto Dottore (Tom Baker). Nel 1989 purtroppo il telefilm viene cancellato e per diversi anni rimane lontano dalla TV (con una breve eccezione nel 1996 per un film TV che nelle intenzioni – naufragate – avrebbe dovuto far ripartire la serie).

Nel 2005, però, il produttore e sceneggiatore Russell T. Davies riesce nell’impossibile: far tornare Doctor Who in TV e renderlo un enorme successo. Nel ruolo del Nono Dottore Davies ingaggia Christopher Eccleston e per una stagione lui e la sua companion Rose Tyler (Billie Piper) ridanno lustro e fama alla serie. Eccleston, dopo i 13 episodi della “prima” stagione, abbandona e il Dottore rigenera nella sua decima incarnazione, interpretata da David Tennant (Barty Crouch Jr. in Harry Potter) che resta nel ruolo fino al 2010. Con lui se ne va anche Russell T. Davies, considerando sufficiente il lavoro svolto fin qui.

Questa nuova fase nella vita del Dottore viene in genere definita “nuova serie” o “Doctor Who 2005”, ma in realtà non è una nuova serie, non c’è stato nessun reboot e la serie sempre la stessa iniziata nel 1963. E questa continuità che dura da cinquant’anni è parte del suo fascino.

Il successore di Russell T. Davies è (tuttora) lo scozzese Steven Moffat; già autore di alcuni dei migliori episodi durante il “regno” di Davies (il suo bellissimo Blink è l’episodio di Doctor Who più citato) Moffat ha anche un’esperienza ventennale come showrunner, avendo iniziato nel 1989 con la sua serie Press Gang (un gioiellino, purtroppo inedito in Italia) e continuato con alcune sitcom, anche molto famose in patria (Coupling). Come successore di David Tennant nei panni dell’Undicesimo Dottore viene scelto Matt Smith, un attore relativamente sconosciuto di soli 26 anni che in poco tempo è riuscito, grazie alla sua bravura ed ecletticità, a essere amato quanto il suo predecessore. 

Ora però anche per lui è giunto il momento di lasciare e già sappiamo chi prenderà il suo posto alla fine dell’episodio del prossimo Natale: Peter Capaldi, famoso attore scozzese di 55 anni che tutti siamo curiosi di vedere all’opera e che è anche già apparso (in altri panni) nella serie. Come spiegheranno la “somiglianza”? È uno dei tanti misteri che affliggono al momento noi whovian (così si definiscono i fan della serie).

Non è fantascienza, è una grande favola
Ma in breve, cos’è Doctor Who? Principalmente è una favola. A volte può essere fantascienza perché effettivamente macchine del tempo, astronavi e alieni sono fantascienza, ma Doctor Who non è e non vuole essere Star Trek. Il TARDIS funziona così perché funziona così e i viaggi nel tempo vengono spesso trattati in maniera diversa, a seconda delle esigenze narrative… solo il Dottore sa perché e questo naturalmente può far storcere il naso ai fan puristi della hard science fiction. La possibilità dei viaggi nel tempo e nello spazio porta inoltre la serie a poter cambiare genere completamente ogni settimana. Qualcosa che raramente succede in altre serie.

Spesso si sente dire che Doctor Who sarebbe un telefilm per bambini, il che è in parte vero perché è effettivamente nato con questo scopo e anche perché i bambini possono (e devono!) sicuramente vederlo: niente parolacce, niente sesso e niente violenza eccessiva (a differenza dello spin-off “per adulti” Torchwood). Ma questo non significa che non sia anche per adulti, come d’altronde buona parte della narrativa per ragazzi, da Harry Potter a Topolino. È interessante anche notare che la serie ha avuto un altro spin-off, The Sarah Jane Adventures, esplicitamente per bambini e la differenza di tono dei due show è enorme.

Alcuni episodi risultano comunque abbastanza spaventosi per i bambini (e anche per qualche adulto), ma questo non dev’essere motivo per non farli vedere anche a loro. Io stesso da piccolo guardando in TV gli episodi con Tom Baker su Rai 1 rimasi “traumatizzato” dai Cybermen (una razza di cyborg “cattivi” della serie). Ma si tratta di paura “buona”, la stessa delle favole, una paura che fa bene. Se avete dei figli, non fate l’errore di pensare che la serie non faccia per loro. Fa per loro. Vi ringrazieranno da grandi.

Dal suo ritorno, come detto, la serie è passata dalle mani di Russell T. Davies a quelle di Steven Moffat; entrambi grandi autori ma abbastanza diversi tra loro. Il primo, con una scrittura molto emotiva e lineare, crea il personaggio di Rose Tyler in modo che gli spettatori possano identificarsi. Chiaramente, visto il successo immediato, l’idea è vincente. Il Dottore in precedenza ha sempre avuto compagne e compagni di viaggio, ma raramente sono stati caratterizzati così realisticamente.

Con l’arrivo di Moffat alle redini, per qualche tempo le cose sono rimaste simili senza cambiamenti radicali tra l’ultima stagione con David Tennant e la prima con Matt Smith, ma poi ha cominciato a cambiare un po’ e a calcare di più la mano sul mito del Dottore e sui paradossi temporali. E questo è un altro punto di forza della serie: cambiare per restare fedeli al proprio spirito. Moffat viene in genere descritto come autore più “freddo” di Davies, ma in realtà anche i suoi episodi sono molto emotivi, sia a livello di personaggi (basti pensare a River Song, un personaggio che percorre la linea temporale del Dottore… ma in verso opposto), sia a livello di “mostri” (con Moffat le cose più normali diventano temibili… statue, ombre, crepe sul muro…), sia a livello di storia (legami molto forti tra i personaggi che a volte vengono spezzati tragicamente).

Con Russell T. Davies i viaggi – nello spazio e nel tempo – erano abbastanza lineari, con Moffat questa linearità è scomparsa. Non c’è nulla di sacro nel tempo ora e il Dottore continua allegramente a saltare avanti e indietro. Qualcuno sostiene che senza linearità si perda in chiarezza, lamentandosi che “i bambini non capiscono”, ma la verità è che quello che deve risultare chiaro risulta chiaro e ammettiamolo… i bambini sono più svegli degli adulti, passano la giornata a pensare e a ripensare a cosa succede e quindi capiscono con più facilità. Noi adulti invece non lo facciamo…  (be’, diciamo che qualche adulto magari non lo fa).

La serie in Inghilterra ha ascolti altissimi e negli ultimi anni ha iniziato a essere nota anche negli Stati Uniti, grazie anche alla trasmissione quasi simultanea con il Regno Unito. E per la prima volta anche in Italia Doctor Who è in simultanea: l’episodio speciale del cinquantenario The Day of the Doctor (scritto da Steven Moffat con, oltre a Dottore e compagna attuali, David Tennant e Billie Piper) va in onda domani, 23 novembre 2013, alle 21:10 su Rai 4 con soli 20 minuti di ritardo rispetto a BBC One.

«Non ha mai visto il Doctor Who?!»
Se non conoscete Doctor Who, provate a vederne qualche episodio. Se volete un punto di inizio provate dal ritorno del 2005 (il primo episodio si intitola Rose, ma guardatene più di uno, la serie ci mette un po’ a ingranare) o se avete più fretta con il primo di Matt Smith, The Eleventh Hour. Oppure provate il classico Blink, capolavoro assoluto, anche se il Dottore compare appena: la protagonista è Carey Mulligan, ben prima di diventare famosa.

L’importante è che iniziate. Non smetterete né ve ne pentirete mai.