Il rilancio del tessile? Passa dall’open source

Artigianato e tecnologia

L’incontro tra artigianalità, inventiva e Ict si traduce in produzioni concrete, dalle applicazioni più svariate, aprendo nuove strade anche sul mercato. Ne è un esempio il progetto fiorentino “Plug and Wear”, lanciato da Riccardo Marchesi, imprenditore di macchine tessili che ha reinventato la propria attività. Marchesi, 51 anni, ingegnere elettronico, dopo la laurea ha iniziato a lavorare nell’azienda del padre, specializzata in macchinari tessili. Quando il mercato ha cominciato a guardare altrove, spostandosi in zone con manodopera a basso costo, l’azienda si è trovata a fare i conti con la necessità di trovare nuovi spazi e ha deciso di produrre direttamente i tessuti.

Non stoffe qualunque, bensì ad alto contenuto tecnologico come tessuti tecnici, nati dall’unione tra la maglieria e i metalli (acciaio, rame e altri composti particolari), per dare vita a tre linee produttive: tessuti per moda, per interior designer e per schermature di onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Ne sono nate creazioni come la zanzariera schermante per campi in alta frequenza, per letto singolo o doppio, che difende dalle zanzare ma soprattutto dalle onde di telefoni cellulari, antenne, stazioni radiotelevisive, forni a microonde e impianti Wi–Fi. Insomma, unendo un metodo tradizionale come quello della tessitura con materiali vecchi come i fili metallici, si ottengono risultati estremamente innovativi. 

Un passo successivo è stato trasformare questi prodotti in tessuti ancora più intelligenti, utilizzando sistemi semplici come Arduino. Che con Arduino si possa fare (quasi) tutto comincia a essere una certezza per chi ama inventare con le proprie mani. La scheda di silicio open source sembra quasi una sorta di lampada di Aladino: basta programmarla e si hanno le creazioni più innovative, dalle scarpe con le luci ai sistemi di monitoraggio dell’umidità delle piante. Intrecciando filati intorno alle schede Arduino (in particolare nella versione LilyPad Arduino, una scheda circolare dal diametro di soli 50 millimetri per 8 di spessore ideale per l’applicazione su indumenti) si ottengono tessuti sensibili e intelligenti. 

Il risultato di questi “esperimenti” ha preso vita nel 2007 con i prototipi “smart textile”, tessuti dotati di elementi capaci di scambiare informazioni tra un computer e il mondo esterno e viceversa. Stoffe che si illuminano, sensibili all’acqua o semplicemente alla pressione e allo stretching. L’ampio raggio di applicazione ha portato, dal 2008, alla nascita di Plug and Wear, uno shop on line, ma anche un collettore di idee per designer, artisti e creativi, e dallo scorso anno è stato creato il “wearable technology kit” che permette a chiunque di sperimentare con sensori e attuatori indossabili nuove forme di moda interattiva. L’idea di Plug and Wear non è semplicemente di appiccicare una scheda a un tessuto, ma quella di creare prodotti dove i fili connettori sono integrati direttamente nel tessuto.

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Se a prima vista i modelli che ne escono possono sembrare solo fantasiosi (Troy Nachtigall, lo stilista del gruppo, disegna abiti creativi), presto ci si accorge di quanto siano utili soprattutto nel settore della sicurezza (basta pensare ai corpetti che si illuminano per i motociclisti) e in campo biomedicale. Un esempio è un morbido tessuto con sensori applicato sul una sedia a rotelle: poiché le persone con paraplagia spastica e ipertonia non riescono a percepire la propria postura, quando ne assumono una sbagliata i sensori mandano un segnale di allarme e la persona sa che deve correggersi. Con lo stesso principio funzionano i sensori di posizione, strisce di tessuto lunghe circa due metri, che si collocano sotto il letto per monitorare la postura dei pazienti: in questo modo è facile capire se bisogna intervenire per evitare le piaghe da decubito.

Tante le applicazioni nella terapia di recupero, grazie a sistemi con sensori utili per la riabilitazione delle persone colpite da ictus ed emiparesi: un esempio è la cuffia smart, una sorta di guanto da calzare sulla mano, che registra i movimenti dell’arto, in modo da registrare i progressi nella ginnastica riabilitativa e dare ai pazienti un segnale evidente del proprio miglioramento. Idee in continua evoluzione che cercano di rispondere a esigenze pratiche unendo creatività e tecnologia.