Informazione paranoicaIl tecnonarcisismo di misurarsi tutto (e pubblicarlo)

Il tecnonarcisismo di misurarsi tutto (e pubblicarlo)

C’era una volta l’uomo rinascimentale: armonia, proporzione, misura. L’individuo era il microcosmo, immagine dell’armonia universale del cosmo. Ecco, dimentichiamoci di tutto ciò. Questo non è un mondo per Leonardo.

La polemica che infuria sulla raccolta, sull’uso e sulla proprietà dei dati personali, ha prodotto conseguenze drammatiche a livello di psicologia sociale. Il sonno della privacy, come quello della ragione, produce mostri. Uno di questi è la comunità di Quantified Self, che è nata con lo scopo di condividere tra tutti gli individui che aderiscono al suo manifesto gli archivi di dati in loro possesso. Il filo rosso che collega le informazioni raccolte è il riferimento che esse tracciano, misurano, verificano: il corpo e la vita del loro proprietario.

Sara Watson li ha intervistati per comprendere l’impulso che stimola un simile narcisismo. Il filo rosso del filo rosso, la filigrana che attraversa come un’anima la passione comune per l’auto-analisi e l’auto-quantificazione, pare risiedere nella coscienza permanente della sottrazione dei dati che viene consumata ai loro danni dai giganti del web (e dalle imprese che ricorrono ai big data per la gestione della filiera produttiva e del marketing). Nike raccoglie i dati di tutti su pulsazioni, passi, ore di corsa, prestazioni atletiche, scelta dei materiali, forme e colori, senza rilasciare queste informazioni a nessuno. Google traccia le ricerche di tutti, raccoglie miliardi di domande che diventano il patrimonio del dizionario di servizi come Google Translate; ma di questa produzione immane, che emerge dalla fatica collettiva, non rimane nemmeno un indizio a tutti noi operai del linguaggio. Utenti di tutto il mondo, unitevi!

Se questa merce è così interessante, e conferisce così tanto potere ai silos che la censiscono e la riutilizzano, allora vale la pena di sapere almeno come sia fatta. Microsoft, Apple, Facebook, Google, non sembrano disposti a mostrarci nemmeno i dati che produciamo noi stessi: ma almeno questi sembrano poter ricadere sotto il nostro controllo. L’attività della nicchia che oggi si riunisce in tutto il mondo sotto l’etichetta di Quantified Self secondo la Watson ha innescato un processo che tra non molto tempo ci coinvolgerà tutti. La paranoia attende di diventare una pandemia, e la minaccia è ancora più spaventosa se è vero che l’ossessione dell’auto-tracciamento non conosce confini: è stato misurato anche il rapporto tra il consumo di burro e l’attività cerebrale, o la quantità e la qualità delle ore di sonno.

Se la raccolta dei dati è un peccato mortale, allora l’espiazione sembra dover arrivare da una riproduzione ipertrofica del delitto, da una replica del male che sconfina nella parodia. Simili forme di messianesimo al rovescio, di sedizione in vista della fine dei tempi, si sono già viste nel Medio Oriente del II e III secolo; e il richiamo ai termini della teologia non è né metaforico né inappropriato anche in questa situazione. Morozov e Lanier sembrano concordi almeno su un punto: gli intellettuali – soprattutto americani – hanno trasformato la Rete in una teologia. Shirky, Jarvis, Wu, Schmidt (e perché no, anche Zuckerberg) hanno insistito a descrivere la Rete come un progetto escatologico dove la società si sostituisce al trono di Dio, ma con un effetto sostanzialmente identico: come la Provvidenza, ci condurrà inevitabilmente alla felicità, alla pace e alla salvezza collettiva. Amen.

Al di là di ogni riflessione teologica, il concetto di informazione appare davvero ridotto in miseria dalla compulsività dell’autotracciamento di cui gli adepti di Quantified Self sono vittime. Bateson lo descriveva come un meccanismo omeostatico di relazioni, fatto solo di differenze, di dispositivi complessi di ridondanza, di calcoli di probabilità. Di questa meravigliosa cattedrale di verità speculative oggi ci resta solo l’ammasso dei numeri del burro inghiottito, delle strade attraversate durante gli ultimi dodici mesi, dei rantoli sudati durante la corsa. Di quali delitti può macchiarsi la superstizione!