La ‘ndrangheta incendia, il vescovo dice: “Vigliacchi”

Storie della settimana

“Storie della settimana” parte con un focus sulla Calabria.

Settimana movimentata sui giornali locali (cosa che accade spesso, in realtà). Incendi dolosi, una bomba a mano sistemata all’ingresso di un orto, 47 arresti per ‘ndrangheta tra i colletti bianchi, fino all’omelia dell’arcivescovo metropolitano di Reggio Calabria che redime un po’ tutti. Così, nonostante i sequestri milionari ai danni di noti imprenditori della regione e le proteste dei precari che hanno paralizzato la già scorrevolissima autostrada Salerno-Reggio Calabria, anche la Calabria (per questa settimana) va in Paradiso.

Ecco un elenco dei principali avvenimenti della settimana ripresi dalle edizioni online dei giornali locali.

Reggio, un incendio doloso distrugge il museo
dedicato agli strumenti musicali di tutto il mondo

Partiamo da lunedì 4 novembre, giorno dell’incendio che ha distrutto il Museo dello strumento musicale di Reggio Calabria. Un luogo sconosciuto alla gran parte dei calabresi, a dir la verità. Bisognava aspettare un incendio per dire a tutti che in quell’angolo della città dello stretto erano conservati gioiellini della musica provenienti da tutto il mondo. Ecco cosa racconta Il Quotidiano della Calabria:

REGGIO CALABRIA – Dalle arpe ai violini fino agli strumenti più esotici. Tutto bruciato. Sono impressionanti le immagini di ciò che resta dopo l’incendio doloso che ha fatto scempio la notte scorsa all’interno del Museo dello Strumento musicale a Reggio Calabria.

GUARDA IL VIDEO: LE IMMAGINI DOPO IL ROGO (di A. SAPONE)

La struttura era ospitata nei 200 metri quadri dell’ex Stazione Lido ubicata nella Pineta Zerbi, a pochi metri dal lungomare cittadino. Dal 1996 l’Associazione Museo dello Strumento Musicale vi esponeva una collezione di strumenti musicali che aveva toccato quota ottocento esemplari provenienti da tutto il mondo. Gran parte di essi sono stati in fumo. Distrutta anche la biblioteca, che conteneva antichi libri e spartiti musicali.

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Attentato con bomba a mano contro il cognato della pentita Giusy Pesce

Passa un giorno ed esplode una bomba a mano a Rosarno, proprio mentre Carmelo Costantino, fratello del compagno della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce, sta entrando nel suo podere agricolo. L’attentato avviene, guarda caso, proprio nel giorno in cui a Palmi era in corso l’udienza del processo a 14 presunti affiliati della cosca di ’ndrangheta dei Pesce di Rosarno. Il racconto del Corriere della Calabria:

ROSARNO – Un attentato con una bomba a mano è stato compiuto a Rosarno nei confronti del fratello del compagno della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce. L’uomo è rimasto ferito e ora si trova ricoverato nell’ospedale di Gioia Tauro, ma non è in pericolo di vita. La bomba a mano era stata posizionata sul cancello dell’azienda agricola dove lavora la vittima. Quando l’uomo ha aperto il cancello, l’ordigno è esploso. Sull’accaduto indagano i carabinieri. Il cognato di Giuseppina Pesce stamane si è recato in un fondo agricolo dove lavora, nelle campagne di Rosarno. Quando ha aperto il cancello c’è stata l’esplosione della bomba a mano. L’ordigno era stato collegato con l’apertura del cancello. Alcune persone che si trovavano nella zona hanno soccorso la vittima e l’hanno accompagnata nell’ospedale di Gioia Tauro, dove è stata ricoverata. Dagli accertamenti compiuti è emerso che la bomba era del tipo a granata. Sul luogo dell’attentato sono intervenuti i carabinieri. Saranno effettuati anche accertamenti scientifici per cercare di individuare gli autori dell’attentato. Giuseppina Pesce, ormai da anni, vive in una località protetta con il suo compagno. Con le dichiarazioni fatte in questi anni la collaboratrice di giustizia ha svelato le attività della cosca Pesce, una tra le più potenti della Piana di Gioia Tauro.

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Blocchi e proteste
a Cosenza e Reggio

Lo stesso giorno, però, nella regione non si parlava d’altro delle ore perse a motori spenti sulla Salerno-Reggio Calabria e dei treni in ritardo dalla città dello Stretto, per via delle proteste dei precari. Dalla Gazzetta del Sud:

A causa del blocco del traffico sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, attuato dai lavoratori socialmente utili e dai precari, nel tratto compreso tra Cosenza nord-Rende e Cosenza sud, l’Anas ha attuato una serie di deviazioni. Istituita l’uscita obbligatoria allo svincolo di Tarsia nord, (per i veicoli in direzione sud) e rientro a Falerna attraverso le statali 283 e 18. Percorso inverso per i veicoli in direzione nord. Per i mezzi pesanti di lunga percorrenza in direzione nord si consiglia l’uscita a Falerna e rientro a Lagonegro nord attraverso la strada statale 18. A causa della manifestazione si registrano rallentamenti sulla statale 107 “silana-crotonese” tra i km 24 e 26, in corrispondenza dello svincolo autostradale di Cosenza.

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Op. Araba Fenice
arrestati tre noti
commercialisti

Lo stesso giorno, mercoledì 6 novembre, la regione si sveglia con una maxioperazione antimafia in corso dal nome esotico, “Araba Fenice”. Quarantasette le persone arrestate. E non personcine qualsiasi. Ci sono, come titola La Gazzetta del Sud, anche tre noti commercialisti.
Tra gli arrestati dell’operazione contro i “colletti bianchi” della ‘ndrangheta fatta dalla Guardia di finanza c’è anche una commercialista, Francesca Marcello, che, nominata dal Tribunale di Reggio Calabria amministratore giudiziario dei beni confiscati ad un affiliato alla ‘ndrangheta, Giuseppe Stefano Tito Liuzzo, coinvolto anch’egli nell’operazione, ha svolto il proprio mandato, hanno riferito gli investigatori, in una posizione di sottomissione rispetto allo stesso Liuzzo. In particolare, la commercialista, anche con la connivenza di un impiegato di banca, Giulio Lugarà, posto agli arresti domiciliari, avrebbe consentito a Liuzzo, in merito alle operazioni sul conto corrente bancario della società Euroedil, già confiscata in passato, di continuare liberamente nella gestione della stessa società. Francesca Marcello, secondo l’accusa, come corrispettivo della sua condotta omissiva, avrebbe anche tratto vantaggi personali, come nel caso dei lavori che Liuzzo ha effettuato o fatto effettuare nella sua abitazione.

La Guardia di finanza, nell’ambito dell’operazione Araba fenice, ha arrestato, oltre a Francesca Marcello, altri due commercialisti, Carmelo Quattrone, indicato dagli investigatori come “dottore e commendatore”, e Francesco Creaco. Quattrone, unitamente a Creaco, nell’ambito del suo rapporto professionale con Liuzzo, non si sarebbe limitato a svolgere la sua attività di consulente, hanno riferito gli investigatori, ma si poneva come vero e proprio consigliere del pregiudicato. Quattrone, tra l’altro, avrebbe indotto Liuzzo ad effettuare una rivisitazione della socità Euroedil in modo da evitare eventuali provvedimenti di sequestro. L’apporto di Quattrone, hanno detto investigatori e inquirenti, è stato costante e decisivo, tanto da influenzare e plasmare le decisioni che Liuzzo ha assunto per mettere in pratica il suo disegno criminoso. Nel corso delle conversazioni intercettate il professionista reggino teneva aggiornato un altro degli arrestati, Natale Assumma, “factotum” e cognato di Liuzzo, sulle vicende societarie riguardanti le principali persone giuridiche appartenenti al cosiddetto “Gruppo Liuzzo”.

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Il vescovo contro i clan:
«Vigliacchi vergognatevi»

A chiudere in bello una settimana di questo tenore, arriva l’omelia di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria, che si è rivolto ai protagonisti oscuri (ma non troppo) dei fatti di cronaca dei giorni scorsi apostrofandoli come “Vigliacchi”. Così anche la Calabria va in Paradiso. Dal Corriere della Calabria online del 7 novembre:

«Vigliacchi, vergognatevi». Così l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, si è rivolto ai mafiosi nell’omelia fatta durante la veglia di preghiera “in memoria delle vittime della ‘ndrangheta e per risveglio delle coscienze” svoltasi stasera in una cattedrale gremita di fedeli. Morosini, rivolgendosi sempre ai mafiosi, ha chiesto loro di «desistere dal continuare ad incendiare negozi e a commettere altri atti d’intimidazione e di offesa contro i cittadini». L’arcivescovo, inoltre, dopo avere chiesto misure in favore dell’occupazione per i giovani, ha rivolto un appello a tutti i cittadini, in vista delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, sciolto lo scorso anno per condizionamenti mafiosi, «affinché nessuno chieda e nessuno offra raccomandazioni».