L’Europa ci boccia ma la politica la butta in caciara

Beata incoscienza

La sirena d’allarme è suonata, anche piuttosto forte. Peccato che nel Palazzo se ne siano accorti in pochi. Nelle ore in cui l’Europa boccia la legge di Stabilità sconfessando le linee di politica economica del governo delle larghe intese, i principali partiti italiani che sostengono il premier e questo esecutivo sono troppo occupati per rendersene conto. Del resto Bruxelles è lontana. Così distante che le critiche alla manovra sembrano quasi non riguardarci. Specie nel momento in cui la politica è impegnata in un intenso e autoreferenziale dibattito interno. L’Unione europea ci avverte dei limiti della nostra Finanziaria? A preoccupare il Popolo della libertà è lo scontro tra falchi e colombe, sfociata ieri sera nella scissione tra lealisti alfaniani e berluscones ortodossi. E mentre Scelta Civica assiste all’ultimo strappo dell’Udc, il Partito democratico si concentra sulle divisioni interne in vista della sfiducia al ministro Cancellieri.

Insomma di fronte ai moniti forti e chiari della Commissione, solitamente felpata e diplomatica nei suoi warning a differenza di ieri (segno che la preoccupazione a Bruxelles verso il malato italiano sta risalendo velocemente), i nostri partiti la buttano in caciara. Giocano al piccolo risiko domestico e provinciale. Al di là di qualche rara presa di posizione, i nostri leader politici non sembrano troppo turbati. Anzi, qualcuno di loro si è anche stupito delle critiche, inveisce contro i burocrati della Commissione. Vuoi vedere che a Bruxelles non si sono accorti che oggi è in programma il Consiglio nazionale del Pdl? 

Nel centrosinistra non cambia molto. Più dei moniti europei, a impensierire sono le strategie pre-congressuali. Certo, entro venerdì prossimo il Senato dovrà dare il via libera alla manovra. Ma neanche due settimane dopo è in programma il congresso del Partito democratico. Ergo meglio dividersi sul ministro Cancellieri. Tra pochi giorni la Camera voterà la mozione di sfiducia al Guardasigilli, ancora al centro delle polemiche per le telefonate alla famiglia Ligresti. È l’occasione per una prova di forza interna. Da una parte Enrico Letta blinda il suo esecutivo, dall’altra i principali sfidanti per la segretaria fanno a gara a prenderne le distanze. 

Per non dire di Scelta Civica, impegnata in una delle giornate più difficili dall’avvio del progetto politico. Ieri l’assemblea del movimento ha sancito di fatto la spaccatura tra l’ala montiana e quella “popolare”. Una parte dei presenti ha abbandonato polemicamente i lavori, anticipando la nascita di nuovi gruppi parlamentari. Siamo alla scissione dell’atomo.

Completano il quadretto le polemiche intorno ad una vecchia telefonata del governatore della Puglia Nichi Vendola, pizzicato a ridere con un dirigente dell’Ilva, l’ex responsabile delle relazioni istituzionali Archinà, sulle morti di tumore nella zona del tarantino. Lui smentisce che stesse ridendo di quello e minaccia querele al Fatto Quotidiano che ha pubblicato la registrazione ma è chiaro che non ci fa una gran figura e la cosa è imbarazzante per chi si erge spesso e volentieri a pubblico moralizzatore.

Dunque partiti irresponsabili che litigano scatenando una misera guerra tra poveri, girandola di accuse e dimissioni vere (Schifani) presunte (Saccomanni) o richieste a gran voce (Vendola e Cancellieri), e un governo Letta sempre più fragile, senza visione e mordente e, da oggi, con la scissione del Pdl, costretto a fronteggiare un’opposizione populista e agguerita.

Del giudizio europeo, della bocciatura della Legge di Stabilità, del rischio troika che incombe nemmeno l’ombra nel pazzotico dibattito italiano. Beata incoscienza…