LGBT, una settimana di buone notizie per i gay italiani

“Storie della settimana”

Dopo settimane di cattive notizie sulla percezione della omosessualità nel nostro Paese e i gesti estremi di ragazzi che hanno deciso di morire “perché gay”, vale la pena celebrare quella appena passata come una settimana di buone notizie per la comunità (ma davvero ne esiste una?) LGBT italiana – acronimo che sta per lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender. 

Facciamo un passo indietro. Già il 7 novembre scorso la Corte europea di giustizia era intervenuta per sancire il diritto a ottenere lo status di rifugiati anche per le persone omosessuali che per questo motivo sono perseguitate nei Paesi di provenienza. Ecco l’analisi puntuale della sentenza fatta da articolo29.itLa Corte di giustizia, scrivono, interviene con riferimennto a tre aspetti del riconoscimento dello status di rifugiato fondato sull’orientamento sessuale:

… l’appartenenza a un determinato gruppo sociale, l’esistenza di norme che sanzionano penalmente gli atti omosessuali e il c.d. ‘requisito della discrezione’.

La decisione della Corte non fa riferimento all’identità di genere, probabilmente perché le cause principali attengono a domande proposte da richiedenti omosessuali, ma è senz’altro applicabile anche al riconoscimento dello status di rifiugiato fondato sull’identità di genere e quindi a domande proposte da persone transgender o intersessuali. Sull’appartenenza delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali a un ‘determinato gruppo sociale’ e perciò ad uno dei motivi persecuzione ricompresi nella definizione di rifugiato dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e dalla Direttiva Qualifiche, non consta invero vi fossero particolari incertezze nella prassi degli stati membri. Pacificamente, infatti, le persone LGBTI vengono individuate come appartenenti ad un determinato gruppo sociale, sulla scorta dell’interpretazione della Convenzione di Ginevra invalsa a partire dai primi anni ‘80 del secolo scorso e poi dell’art. 10, comma 1, lett. d) della Direttiva Qualifiche, per la quale ‘in funzione delle circostanze nel paese d’origine, un particolare gruppo sociale può includere un gruppo fondato sulla caratteristica comune dell’orientamento sessuale’ (e nel medesimo articolo della Direttiva 95/2011 UE si precisa che si deve tenere ‘debito conto delle considerazioni di genere, compresa l’identità di genere’).

Secondo la Corte l’art. 10, comma 1, lett. d) della Direttiva pone due condizioni cumulative per l’individuazione di un determinato gruppo sociale: la condivisione di una caratteristica comune immutabile o fondamentale e la distinta identità del gruppo, in quanto percepito dalla società circostante come diverso. Sulla base di questa considerazione (sulla quale si tornerà subito) la Corte, tenendo conto che in tutte le cause principali il richiedente proviene da un paese in cui vigono norme penali sanzionatorie degli atti omosessuali, dichiara che la citata norma della Direttiva deve essere interpretata nel senso che in presenza di una norma penale le persone omosessuali devono essere considerate appartenenti a un determinato gruppo sociale.

La pronuncia della Corte, condivisibile nel risultato, è fortemente criticabile quanto all’affermazione che le due condizioni poste dall’art. 10, comma 1), lett. d), per individuare un determinato gruppo sociale siano cumulative. Infatti, la Convenzione di Ginevra del 1951, che non precisa come debba essere individuato il gruppo sociale, viene interpretata nel senso di considerare che un determinato gruppo sociale possa essere individuato alternativamente per le caratteristiche comuni o per la distinta percezione sociale. Continua a leggere su articolo29.it

Lo sappiamo che il giornalismo non si fa con le good news, ma di good news di questo tipo in Italia non se ne vedono spesso e quindi vale la pena raccontarle. Come la decisione della preside dello storico liceo Mamiami di Roma di cancellare le parole “mamma” e “papà” dal libretto delle giustificazioni sostituendole con “genitore 1” e “genitore 2”. Una buona notizia per tutti i tipi di famiglie non proprio “tradizionali”. Il racconto de Il Messaggero

‘Genitore 1’ e ‘Genitore 2’ al posto di ‘padre’ e ‘madre’ sul libretto delle giustificazioni degli studenti dello storico liceo classico Mamiani di Roma. Non un istituto qualunque: è il liceo di Porci con le ali, il liceo simbolo a Roma del ’68, liceo della borghesia di Prati, della Roma bene progressista e che vanta tra i suoi alunni dal Nobel Emilio Segrè ai fratelli Muccino, da Altiero Spinelli a Nicola Piovani, tanto per fare qualche nome.

La preside. A cambiare la dicitura ci ha pensato la preside dell’istituto, Tiziana Sallusti, che trasecola di fronte alle critiche che piovono, soprattutto dal Pdl: «È stata una cosa naturale, e nel pieno rispetto del diritto di famiglia, anzi, una cosa richiesta dalle stesse famiglie». Perché, sottolinea, «la famiglia è cambiata, e la metà degli studenti vivono in nuclei allargati».

Il precedente di Bologna. Prima di lei, a fare da apripista, è stato il comune di Bologna con i moduli di iscrizioni alle scuole. E anche in quel caso ci furono polemiche. «Purtroppo le cattive mode attecchiscono più velocemente delle altre», commenta Gianni Alemanno, che chiede un intervento del provveditore. E proprio dal Pdl si levano le critiche maggiori a difesa della famiglia «padre-madre». Ma la preside non ci sta, e rilancia: «Quando abbiamo dovuto rifare la modulistica – spiega – mi è sembrata la cosa più naturale possibile far scrivere quella dicitura. La scuola deve rispettare tutti i tipi di famiglia, se è naturale ben venga, ma se ci sono dei genitori separati e risposati, di questo la scuola non può non tenere conto». E, da persona abituata a gestire cose pratiche «a scuola e nella vita», fa un esempio: «Quando uno studente si ammala e vuole andare a casa, se a prenderlo arriva il nuovo compagno della madre, dopo aver correttamente lasciato in segreteria gli estremi di un documento e che a tutti gli effetti, insieme alla madre, si occupa del ragazzo, non bisogna lasciarglielo portare via?».

Le polemiche. Insomma l’importante per la scuola è che chi firma la giustificazione si la stessa persona che ha depositato la firma in segreteria. Ma c’è chi in questa piccola rivoluzione vede una minaccia al tradizionale assetto della famiglia. Federico Iadicicco, membro della costituente regionale di Fratelli d’Italia, tuona contro il provvedimento e lo definisce una «boutade propagandistica». A lui fa eco il capogruppo del Pdl capitolino, Sveva Belviso: «Si tratta di una ridicola carnevalata arrivata in anticipo sulla stagione». E di «idiozia ideologica» parla su Twitter il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli. Tutte critiche di cui la preside Sallusti si meraviglia: «Se la famiglia è naturale, tanto meglio. Ma si deve tenere conto di ogni situazione. E all’atto di iscrizione, questo viene scrupolosamente fatto. Invece di fare critiche – tuona – i politici dovrebbero occuparsi di fare politiche davvero a sostegno della famiglia». Ma cos’è una famiglia? «Chi vive sotto lo stesso tetto prendendosi cura l’uno dell’altro – dice semplicemente la preside – Ai ragazzi, quando sono amati, queste quisquilie interessano poco». Continua a leggere su Il Messaggero

Sempre da Roma, a due passi dalla cupola di San Pietro, arrivano le dichiarazioni del sindaco. Ecco quello che ha detto in soldoni Ignazio Marino: “Se due persone si amano si sposano, qual è il problema? A differenza di molti nella sinistra a me non fa paura la parola matrimonio tra persone dello stesso sesso”. E poi ha annunciato che dopo l’approvazione del Bilancio comunale anche Roma avrà il suo registro delle unioni civili. Non solo un fatto simbolico, perché la delibera si impegna a equiparare famiglie etero e famiglie omosessuali per la concessione di servizi comunali, come gli asili e gli alloggi popolari. Romasette, sito d’informazione della diocesi di Roma, commenta: “Un deragliamento dalla Costituzione”. Dal Corriere della sera di Roma: 

Lo aveva annunciato a fine settembre alla festa di chiusura del Gay Village. Lo ribadisce all’indomani della scelta del liceo Mamiani di abolire le diciture madre e padre dai libretti degli studenti, sdoganando le famiglie gay con le diciture «genitore 1» e «genitore 2»: «Roma avrà il registro di unioni civili», perché «non ho paura a pronunciare la parola matrimonio’ tra omosessuali». Parola di sindaco di Roma.

AL VOTO DOPO IL BILANCIO – «Se uno si ama si sposa», sottolinea Ignazio Marino. Che si spinge anche più in là: per quanto riguarda le adozioni da parte di omosessuali, spiega di essersi reso conto che, «purché l’adozione venga fatta nell’interesse primario del bimbo o della bimba, non ho nessuna contrarietà». Così il primo cittadino della Capitale è tornato su temi che, precisa, «non dipendono da me». Ma annuncia che «subito dopo il bilancio voteremo il registro delle unioni civili». Continua a legge su Il Corriere della sera

Risalendo l’Italia, l’altra buona notizia arriva da Bologna, dove il tribunale dei minorenni ha concesso in affidamento temporaneo una bimba di tre anni a una coppia omosessualeSi tratta di affido temporaneo e non di adozione, perché per le adozioni la legge italiana parla espressamente di coppia sposata. Non si illuda, dunque, la “comunità LGBT”, siamo sempre in Italia.Da Il Corriere della sera di Bologna

Con un provvedimento forse senza precedenti, e che di certo farà discutere, il Tribunale dei minori di Bologna decide di dare in affidamento temporaneo una minore a una coppia omosessuale. I protagonisti di questa storia sono due uomini di mezza età — la loro è una relazione lunga e consolidata, formano una coppia solida, insomma, secondo amici, servizi sociali e anche secondo i giudici — e una bimba di tre anni che vive in un contesto familiare difficile, come sempre accade per i bambini che vengono dati in affidamento o, in casi ancora peggiori, in adozione.

Le due famiglie, quella naturale e quella affidataria, vivono in un’altra città della regione. Il provvedimento, che almeno per un po’ di tempo cambierà le loro vite, è di questi giorni. Ma in quale solco si sono mossi i giudici del Tribunale minorile bolognese presieduto da Giuseppe Spadaro che hanno preso una decisione così delicata e, comunque la si pensi, coraggiosa (anche solo per le polemiche che susciterà)? Va prima di tutto precisato che l’affidamento si riferisce ai casi in cui il minore viene allontanato solo temporaneamente dalla famiglia per essere appunto affidato alle cure di terzi. Le maglie della legge sono ben più larghe rispetto all’adozione che, come è noto, in Italia è vietata categoricamente alle coppie gay o lesbiche, contrariamente a quanto accade in diversi Paesi del mondo occidentale. O meglio, la legge prevede che solamente una coppia sposata (quindi uomo e donna) possa adottare.

L’adozione recide il legame con la famiglia naturale. L’affido no. Spesso, infatti, accade che il bimbo continui a vedere la mamma e il papà veri mentre è in affido. Continua a leggere su Il Corriere della sera

Ma se in Parlamento non si muove una foglia, un importante segnale di cambiamento arriva inaspettatamente dal mondo dei notai. Il Consiglio nazionale del Notariato dal 2 dicembre permetterà di stipulare i “Contratti di convivenza” a quanti abbiano deciso di mettere su famiglia non regolarizzandosi con il matrimonio. Da Il Fatto Quotidiano

In altre parole tutte le coppie di fatto, anche quelle omosessuali, avranno ora una carta in più per tutelare i propri aspetti patrimoniali. Un bacino decisamente ampio. Secondo l’Istat, se nel 2007 in Italia 500mila coppie (vale a dire il 5,9% del totale) erano formate da libere unioni, in tre anni sono aumentate di 472mila unità. Tanto che tra il 2010 e il 2011 a vivere sotto lo stesso tetto, pur non essendo riconosciute dallo Stato italiano, erano 972mila coppie.

E sono proprio le convivenze more uxorio ad aver registrato l’incremento più sostenuto, arrivando nel 2011 a quota 578mila unità. Insomma, una fetta decisamente rilevante della popolazione che, preferendo questa forma di vita in comune rispetto al matrimonio, si vede negati alcuni diritti fondamentali come l’assistenza sanitaria in ospedale o quella giuridica in caso di separazione o di morte. Se, infatti, la convivenza termina, il convivente in stato di bisogno non ha diritto né a sostegni economici, né al subentro nel contratto di locazione, salvo un diverso accordo tra le parti.

Ed ora, proprio a tutte le coppie di fatto etero o gay che si sono scontrate con la legislazione in caso della nascita di un figlio, della cointestazione di un prestito o dell’acquisto di un immobile o di un’auto, sono dedicati questi patti che disciplinano i più diversi aspetti patrimoniali di una convivenza. Si tratta di contratti redatti dal notaio, non atti fac simile, ma tagliati sulle esigenze specifiche della coppia e che potranno disciplinare i diversi aspetti patrimoniali: i criteri di partecipazione alle spese comuni, i criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza, le modalità d’uso della casa di residenza, la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza. Continua a leggere su Il Fatto Quotidiano

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