Affinità e divergenze tra Casaleggio e Olivetti

Il V-Day e l'ideologo del grillismo

Il sistema politico in quanto tale non ha mai avuto tanti oppositori, complici una corruzione diffusa, l’inefficienza e la mancanza di preparazione della classe politica. Ma anche, bisogna pur dirlo, per la trasformazione di questo sistema nell’immaginario collettivo, che nel giro di una ventina d’anni da grande opera pia assistenzialista e clientelare su vasta scala si è trasformato in apparato freddo, burocratico e tassatore. A incarnare al meglio la rabbia contro questo stato di cose è, ovviamente, il Movimento 5 Stelle. Ma questo movimento, sotto l’apparenza grezza e populista, ha delle importanti radici ideologiche, almeno nell’impostazione che gli ha dato Gianroberto Casaleggio. E per l’appunto in chi criticava già questo stato di cose molto prima che questo andasse in crisi, ma quando era appena agli inizi, nel 1949. Stiamo parlando di Adriano Olivetti, industriale, intellettuale, filosofo politico, urbanista, fondatore del Movimento Comunità. Nel suo scritto “Fini e fine della politica” (poi rieditato nel 1952 con il titolo “Democrazia senza partiti”), l’imprenditore di Ivrea denunciava l’intrinseca debolezza di un sistema basato già allora sulla predominanza partitica usando queste parole:

All’alba di un mondo che speravamo nuovo, in un tempo difficile e duro, molte illusioni sono cadute, molte occasioni sfuggite perché i nostri legislatori hanno guardato al passato e hanno mancato di coerenza o di coraggio. L’Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse e delle modeste realizzazioni. Riconosciamo francamente una mancanza di idee, una carenza di uomini, una crisi di partiti […] Non faremo qui una storia critica dei partiti politici sino all’attuale loro predominio, assicuratogli dall’estensione, senza correttivi, della rappresentanza proporzionale. Essa riuscì a rompere ogni effettivo legame tra il cittadino, i gruppi economici e culturali e il Parlamento, tra la società e, in una parola, lo Stato.
Siamo all’apogeo, dunque, della forza dei grandi partiti organizzati, così il regime politico attuale prende il nome, non a torto, di partitocrazia, retto da un occulto e complesso ingranaggio di interessi e personalismi. E l’apogeo è l’inizio della decadenza.

In queste parole è descritta buona parte delle problematiche della rappresentanza politica italiana che, con il Porcellum e la nomina dei parlamentari, si sono ulteriormente esacerbate. Ma pur in quell’epoca “atomica” buia, per Olivetti c’erano i mezzi per uscirne, in special modo quelli tecnologici:

Perché finalmente, per la prima volta nella storia della tecnica, i mezzi materiali a disposizione dell’uomo, quell’energia che l’uomo riscattava dal lavoro, perché il lavoro era la condanna dell’uomo e la sua espiazione, quest’energia ci è data con una forza inaspettata, inesauribile. Per liberare forse l’uomo dalla sua condanna. Ora guardiamo nel quadro della nostra vita politica se i partiti ci possono dare questa speranza, una società veramente libera, in cui l’uomo riscattato, possa correre in pace e letizia alla sua missione.

Ma in crisi non c’è solo il sistema partitico, ma anche la democrazia parlamentare in quanto tale, ormai troppo debole e «incline a essere sopraffatta dalla forza del denaro o dalla pressione di gruppi organizzati che non sono l’espressione della maggioranza». Per uscire dalla lotta mortale che stavano combattendo cattolicesimo e comunismo, Olivetti proponeva di salvare la democrazia rafforzandola, integrandola con un nuovo istituto, che superi il centralismo burocratico dello Stato e l’avidità dell’industria privata: la Comunità, unità politica di base dove le persone operino in armonia e prendano decisioni senza l’intermediazione partitica. Insomma, una forma di democrazia diretta basata su piccole aggregazioni di persone.

Adriano Olivetti

Vi ricorda qualcosa questa concezione politica? Molte sono le assonanze, molte le convergenze con l’idea portante del Movimento 5 Stelle, concepita dal suo guru Gianroberto Casaleggio, che infatti ottenne il suo primo impiego come progettista di software proprio alla Olivetti di Ivrea. E da Olivetti Casaleggio ha mutuato molte idee. Proviamo ad analizzare il suo discorso dell’8 settembre 2013, tenuto al workshop di Cernobbio (lo trovate qui).

In questo discorso viene citato, aggiornandolo, il concetto olivettiano di Comunità come esternalità positiva generata da Internet: «Aggregazione: la creazione continua di comunità su obiettivi e interessi comuni, anche transnazionali, non soltanto locali». Non solo, la creazione di Comunità viene vista come un trend già di suo in crescita:

La centralità del cittadino, quindi la nascita di comunità virtuali, di gruppi di pressione politica, con capacità di spostamento di flussi elettorali anche nel breve termine. L’importanza delle comunità, che continuano a aumentare, sarà accentuata a livello locale, dove la attuazione delle politiche del governo è più visibile. Questo avrà ricadute anche politiche a livello nazionale.
Il politico diventa esecutore della volontà dei cittadini e del programma; il programma viene discusso insieme ai cittadini, proposto dai cittadini durante il periodo elettorale con la trasparenza delle attività parlamentari e delle decisioni governative che sono state concordate con i cittadini. Le idee e la partecipazione diventano più importanti dei soldi, che sono ancora importanti, ma non sono più determinanti.

In questo tratto poi le concordanze poi sono immense. La tecnologia, sia per Olivetti che per Casaleggio, puo essere la via per uscire dalla democrazia parlamentare, vista da entrambi come debole e influenzabile dal denaro. In un’altra intervista concessa al Corriere della Sera, Casaleggio sostiene che la rivoluzione del Movimento 5 Stelle non è tecnologica, ma culturale:

La democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, non è relativa soltanto alle consultazioni popolari, ma a una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune scompariranno. La democrazia rappresentativa, per delega, perderà significato. È una rivoluzione prima culturale che tecnologica, per questo, spesso, non viene capita o viene banalizzata.

Queste, le assonanze. Ma ci sono anche numerose divergenze. 

  • Intanto, Olivetti guarda con riconoscenza alle culture politiche liberali e socialdemocratiche, non le vede come ideologie da cestinare del tutto.
  • Seconda cosa, il principio di autorità per Olivetti era esplicitato nella Chiesa cattolica, la cui supremazia doveva esprimersi però solo nel campo spirituale.
  • Terzo, e forse è il punto più importante, la concezione della Comunità.

Per Olivetti la Comunità «ti unisce al tuo fratello tedesco, al tuo fratello veneto o calabrese, e al tuo fratello più lontano, di altra razza e di altro popolo», per Casaleggio, nel suo post scritto a quattro mani con Beppe Grillo sul reato di clandestinità (qui il testo) la situazione è ben diversa: «Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?». E prima aggiungeva: «Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra».
Per Olivetti, sia pur con metodi extra-partitici, questo bisogna dirlo, l’educazione era importante, eccome. Per questo aspetto la comunità a 5 Stelle, assediata dalla sponda Sud del Mediterraneo e da nemici mortali quali sono i partiti politici, assomiglia più alla Marina, la piccola città operosa descritta da un’icona della destra europea, lo scrittore tedesco Ernst Junger, nel suo romanzo “Sulle scogliere di marmo” e minacciata dal signore della Mauretania, il Forestaro.

Il Movimento Comunità, l’unica volta che si presentò alle elezioni politiche nel 1958, raccolse lo 0,59% dei voti. Il Movimento 5 Stelle alle ultime consultazioni ha preso il 25,55 per cento. Sempre in quel post del 10 ottobre, Grillo e Casaleggio hanno giustificato la loro presa di distanza dall’eventuale depenalizzazione del reato di clandestinità con il timore di prendere percentuali da “prefisso telefonico”. Forse la differenza sostanziale è anche questa: Olivetti criticò un sistema politico quando questo era nel pieno della sua forza, mentre Casaleggio lo fa quando questo è particolarmente debole. E Olivetti infatti non si sarebbe mai sognato di abdicare a uno dei suoi principi per ragioni elettoralistiche. Mentre il Movimento 5 Stelle ha dimostrato di essere piuttosto spregiudicato, su questo versante.