SchedaCosa sta succedendo in Sud Sudan

Scontro interetnico

La Repubblica del Sud Sudan nasce il 9 luglio 2011 dopo l’approvazione di un referendum sull’indipendenza dal Sudan tenutosi tra il 9 e il 15 gennaio 2011 e passato con il 98,83 per cento dei voti. Nel luglio 2012, il Sud Sudan firma le Convenzioni di Ginevra. 

Il Sudan del Sud è stato dal 1972 (dopo la prima guerra civile sudanese) una regione autonoma del Sudan. Nel 2005, dopo una seconda guerra civile sudanese, è nato un governo autonomo del Sudan del Sud.

Il conflitto

Il 15 dicembre 2013 scoppia nel Paese un conflitto interetnico. Da un lato le forze governative del presidente Kiir di etnia dinka, dall’altro quelle fedeli all’ex vicepresidente Machar di etnia nuer.

Il presidente Kiir

Salva Kiir Mayardit, di etnia dinka, è l’attuale presidente del Sud Sudan. 

Nel 1983 è alla guida del Movimento armato per la liberazione del popolo sudanese (Spla/m), parte della Alleanza democratica nazionale, il principale gruppo oppositore in Sudan e partito politico separatista. Principale conquista dello Spla/m è nel 2005 la firma di un trattato con il governo sudanese per il riconoscimento formale dell’autonomia del Sudan del Sud.

Il 26 aprile del 2010 Salva Kiir Mayardit vince le elezioni nella regione autonoma del Sudan del Sud, diventandone il presidente. Nel gennaio del 2011, come leader dello Spla/m sostiene il referendum di indipendenza del Sud Sudan dal Sudan.

L’ex vice-presidente Machar

Riek Machar è stato eletto vicepresidente del Sudan del Sud nel 2005, quando questo era ancora una regione autonoma all’interno del Sudan guidato da Omar al Bashir. Machar ha mantenuto la carica anche dopo l’indipendenza, diventando il vice presidente di Mayardit. Come il presidente Salva Kiir Mayardit, è stato un membro dell’Esercito Popolare di Liberazione del Sudan.

Le ragioni del conflitto

Secondo Al Jazeera, lo scontro è iniziato quando il presidente Kiir ha accusato Machir di fomentare un colpo di stato tra le fila scontente di alcune parti dell’esercito. Machar ha negato tali accuse ma ha tessuto elogi ai soldati ribelli che hanno occupato le aree del Paese in cui si estraggono le maggiori quantità di petrolio.

I pozzi petroliferi

La mappa diffusa da Al Jazeera

Sempre secondo Al Jazeera, sono due gli stati interni al Sud Sudan occupati dai ribelli: Jongley e Unity, due regioni chiave per le estrazioni petrolifere. Il 27 dicembre l’esercito di Juba rende noto di avere sconfitto le forze di Machar nella città di Malakal, capitale dell’Alto Nilo, la più grande regione petrolifera del Paese.

La comunità internazionale

Il 24 dicembre  Il Consiglio di Sicurezza ha approvato all’unanimità la richiesta del segretario generale Ban Ki-Moon di rafforzare fino a 5.500 caschi blu la missione di pace delle Nazioni Unite in Sud Sudan. La risoluzione aumenta di 423 il contingente di forze di polizia. Il mandato è sempre quello della protezione dei civili in un Paese. Il totale della missione sarà di 12.500 militari e 1.323 poliziotti.

Il 26 e 27 dicembre il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e il primo ministro etiopico Hailemariam Desalegn si sono incontrati in Sud Sudan per colloqui con il presidente Salva Kiir. Al termine dell’incontro, il presidente Kiir si è impegnato a un immediato cessate il fuoco dopo giorni di sanguinosi scontri intertribali, mentre i mediatori dei Paesi dell’Africa orientale che poi hanno lanciato un appello ai ribelli a deporre le armi.La Cina, intanto, ha fatto sapere che manderà «presto» un suo inviato per dare una spinta alle trattative.

Le vittime

Secondo quanto riferito dal capo della missione umanitaria delle Nazioni unite nel Paese il 24 dicembre, sono migliaia i sud sudanesi rimasti uccisi in una settimana di aspri combattimenti tra le forze del presidente del Sud Sudan Salva Kiir e del suo rivale Riek Machar. «Non c’è alcun dubbio per me, il bilancio è di migliaia di morti», ha detto Toby Lanzer. Le stesse Nazioni Unite hanno stimato in 100mila gli sfollati, 45mila dei quali accolti in basi Onu.