IntervistaCosa sta succedendo nella Repubblica Centrafricana

Intervista alla ricercatrice Ispi

Lo scorso marzo, il capo dei ribelli Seleka, Michel Djotodia, è stato proclamato Presidente della Repubblica Centrafricana dal Consiglio nazionale di transizione, nato dopo la conquista della capitale e la destituzione dell’ex presidente Bozizé. Ma il Paese non è ancora pacificato, e la guerra civile tra Seleka (oppositori di Bozizé) e anti-balakas (fedeli a Bozizé) continua, mettendo costantemente in pericolo la popolazione civile. Giovedì 5 dicembre l’Onu ha autorizzato l’invio di 1200 soldati francesi nel Paese. 

Per capire cosa sta succedendo nella Repubblica Centrafricana e le ragioni dell’invio dei soldati francesi, abbiamo intervistato Marta Montanini, ricercatrice Ispi.

Quali sono le forze che combattono nella Repubblica Centrafricana?
Sul territorio sono presenti i ribelli dell’ex Seleka, sigla che significa letteralmente «unione», anche se di fatto è composta internamente da più gruppi, almeno cinque, più rivali che alleati. Il movimento Seleka ha occupato il Paese nel novembre del 2012 e nel marzo 2013 è riuscita a conquistare la capitale Bangui, allontanando l’allora presidente François Bozizé (dapprima fuggito in Cameroun e successivamente rifugiatosi in Kenya, Uganda e probabilmente Sud Sudan). La Corte penale internazionale ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti, poiché è responsabile di crimini contro l’umanità perpetrati durante il suo governo. Bozizé stesso prese il potere attraverso un colpo di stato rovesciando il governo di Patassé.

È a quel punto che il capo dei ribelli, Michel Djotodia, è stato proclamato Presidente del Paese dal Consiglio Nazionale di Transizione. (Djotodia – leader delle Ufdr Unione delle Forze democratiche per l’Unità ha guidato i Seleka che hanno conquistato la capitale Bengui). Lo stesso Djotodia, a settembre 2013, ha sciolto ufficialmente la Seleka (diventata ingestibile, visti i crimini di cui si è ripetutamente resa colpevole). Ma i ribelli che vi facevano parte non hanno smesso di combattere contro gli anti-balakas, cioè i gruppi di autodifesa, e gli ex militari delle Faca, entrambi fedeli all’ex presidente Bozizé.

Perché Djotodia ha sciolto la Seleka?
La Seleka non è mai stata unita al suo interno. Ha avuto una leadership debole, e mai obiettivi comuni di lungo periodo che andassero oltre il rovesciamento di Bozizé e la lotta per il potere o la mera sopravvivenza di chi la componeva. Ma non è solo per questo. Capire il conflitto in corso nella Repubblica Centrafricana è complesso perché si sovrappongono più livelli. C’è quello interno, ma anche quello regionale. Nella Seleka, per capirci, sono confluiti anche gruppi di combattenti sudanesi e del Darfur, ma anche bracconieri e rifugiati centrafricani rientrati nel paese dal Ciad e che hanno cercato rifugio nella Repubblica Centrafricana. Ad esempio gruppi di rifugiati oppositori al governo del Ciad, dove regna dal 1990 Idriss Déby, sostenuto dalla Francia e un tempo alleato dell’ex presidente centrafricano Bozizé (salito al potere con un colpo di Stato e supportato anch’esso dalla Francia). La Repubblica Centrafricana, quindi, subisce le conseguenze di quanto successo nei Paesi confinanti. A questo si può aggiungere anche la presenza dell’LRA (il Lord Resistance Army), un movimento ribelle ugandese che utilizza il Centrafrica come una retrovia – infatti sembrerebbe che il suo storico leader Kony possa trovarsi in Rep. Centrafricana. 

Quindi oggi in Repubblica Centrafricana è in corso una lotta per il potere tra ribelli?
È in corso una lotta per il potere fra i ribelli ex Seleka e le milizie rimaste fedeli a Bozizé e un ulteriore rovesciamento di governo non è escluso. 

E le truppe francesi che supporto possono dare se non c’è nessuno, di fatto, con cui schierarsi?
Ufficialmente, l’Onu interviene nella Repubblica Centrafricana con un mandato di protezione dei civili. I 1200 soldati francesi inviati daranno supporto alla missione interforze dell’Unione Africana Misca, che ha ora 2500 soldati, e del Fomac, altro contingente multinazionale. Entrambi sono presenti in Centrafrica con l’obiettivo di stabilizzare la situazione e ricostruire.
Ma la Francia in realtà aveva già inviato qualche mese fa circa 600 soldati, mandati ufficialmente nella capitale per proteggere i cittadini francesi e gli obiettivi sensibili come l’aeroporto. Ed era prontissima a inviarne altri.
Certo, trovare interlocutori per l’Onu sarà difficilissimo. Oggi nel Paese c’è uno stato di guerra confusissimo, che potrebbe concludersi con la tradizionale formula che viene adottata in queste situazioni, cioé la formazione di un governo di unità nazionale. Ma per ora è ancora tutto troppo incerto. E probabilmente nei prossimi mesi emergeranno nuovi scontri e lotte di potere tra le varie formazioni.

La Francia è interessata a sostenere Michel Djotodia?
La Francia interviene per stabilizzare una regione sulla quale ha ancora una influenza forte. Roland Marchal, un esperto dell’area, sostiene che la Francia abbia inizialmente lasciato che il Ciad, suo alleato storico, appoggiasse i ribelli Seleka in cambio dell’intervento ciadiano in Mali. Il Ciad è sempre stato l’artefice del destino della Repubblica Centrafricana (Car) e ha probabilmente abbandonato il suo alleato storico Bozizé per imporre nel Paese vicino un cambio di rotta (gli ultimi anni di governo Bozizé sono stati accompagnati da una fortissima opposizone interna).

Cosa centra la religione in questo conflitto?
Tra i vari gruppi di ribelli, dentro la Seleka ci sarebbe anche una componente jihadista del Sudan e del Ciad. Sarebbero loro i responsabili di attacchi islamisti sui cristiani negli scorsi mesi. Ora invece sta succedendo il contrario, con attacchi alle moschee. La guerra ha così acquisito una connotazione anche religiosa, che non aveva in partenza e che è anche una reazione alla reiterata marginalizzazione delle popolazioni musulmane del Nord. Oggi le milizie anti-balakas tendono a identificarsi come cristiane in contrapposizione ai musulmani ex-Seleka.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta