Cosa vi siete persi aspettando la decadenza del Cav

“Storie della settimana”

Mentre si attendeva il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi, senatore eletto nella regione Molise (citazione da Le Monde, tanto per ridimensionare l’evento), ci sono cose che sono passate in secondo piano rispetto all’uscita dalla scena politica del Cavaliere dopo 20 anni di one man show. Ad esempio: lo sapevate che questa settimana le università del Meridione erano quasi tutte occupate dagli studenti? E che il supercommissario dell’Ilva Enrico Bondi ha chiesto all’Ilva stessa 500 milioni? E ancora: sapete chi è (o meglio era) il povero Federico Perna? Il baciamano di Francesca Pascale al suo Silvio in via Plebiscito forse vi ha distratto dalle storie della settimana. Proviamo a raccontarle.

Partiamo dagli atenei. Il 28 novembre gran parte delle lezioni negli atenei del Mezzogiorno sono state sospese, nel giorno in cui i rettori hanno incontrato a Roma (anche se l’incontro inizialmente era previsto a Napoli) il ministro all’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Al centro della contesa c’è il decreto ministeriale ‘Punti organico’ in cui si indicano nuovi criteri per assunzioni e sostituzioni. Attribuendo maggiori possibilità di manovra agli atenei reputati in buona salute, la riforma finirebbe per sottrarre personale proprio alle università del Sud. Da Repubblica.it:
 

ROMA – Esplode la protesta negli atenei del Sud Italia. Oggi lezioni sospese in 17 università del Mezzogiorno. Proprio nel giorno in cui i loro rettori incontrano il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Un appuntamento previsto a Napoli e, solo in un secondo momento, spostato a Roma. Fatto che ha ulteriormente inasprito la contestazione nei confronti del ministro. La mobilitazione è così andata in scena, tra le altre, nelle Università di Foggia, Bari, Lecce, al Politecnico di Bari, all’Università del Molise e alle Università Federico II e l’Orientale di Napoli. Ma, tra assemblee di studenti e ricercatori e manifestazioni di solidarietà alla protesta, un po’ dappertutto si è rialzato il livello della tensione tra universitari e governo.

Il decreto della discordia. Al centro del dibattito c’è il decreto ministeriale ‘Punti organico’, varato dal ministro Carrozza il 9 agosto scorso, con cui s’introduce una nuova disciplina del turnover dei professori e si indicano nuovi criteri per assunzioni e sostituzioni. Attribuendo maggiori possibilità di manovra agli atenei ‘in salute’, la riforma va di fatto a sottrarre personale proprio alle università del Sud. Mettendo a repentaglio la sopravvivenza degli atenei meridionali che, in base al nuovo sistema, vedrebbero diminuire drasticamente il numero dei docenti. Mentre i precari vedrebbero compromesse le possibilità di assunzione. Si genererebbero, infatti, delle sperequazioni tra università (distribuite soprattutto al nord) che potrebbero addirittura raddoppiare le dotazioni rispetto all’anno scorso e università non solo costrette a vedere andare via i professori in età pensionabile ma anche impossibilitate dall’assumere (o confermare) nuovi elementi. CONTINUA A LEGGERE

Passiamo all’Ilva. Bisogna andare a pagina 49 del Sole 24 ore del 28 novembre per scovare la notizia. I Riva avrebbero portato via dall’Ilva poco meno di mezzo miliardo di euro. E adesso il commissario straordinario Enrico Bondi lo rivuole indietro. L’accusa è giuridicamente pesante: per 17 anni l’Ilva sarebbe stata usata dai Riva come un bancomat. E il tribunale ha avviato un’azione di risarcimento. Da Il Sole 24 ore
 

TARANTO – I Riva hanno portato via dall’Ilva poco meno di mezzo miliardo di euro. E, adesso, Enrico Bondi lo rivuole indietro. La nuova Ilva contro la Riva Fire. Bondi contro i Riva. In tribunale. Secondo quanto appreso dal Sole 24 Ore da ambienti giudiziari l’Ilva, che oggi è guidata dal commissario straordinario nominato dal Governo, ha avviato un’azione di risarcimento da 484 milioni di euro contro la capogruppo Riva Fire, che nonostante il sequestro resta ancora appieno nell’orbita della famiglia di acciaieri.

L’accusa è giuridicamente pesante e – nell’etica degli affari – infamante. Per diciassette anni – dal 1995 – l’Ilva è stata usata dai Riva come un bancomat. In linguaggio giuridico Riva Fire – come società – e i Riva – in quanto amministratori della capogruppo e in alcuni casi anche dell’Ilva – avrebbero attuato un esercizio abusivo delle attività di direzione e di coordinamento della controllata che ha come attività principale l’acciaieria di Taranto, violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale. 

In pratica i Riva avrebbero distolto dall’Ilva soldi veri, che adesso Bondi e i suoi collaboratori quantificano in poco meno di mezzo miliardo di euro, trasferendo negli anni questa cifra in Riva Fire attraverso un contratto di “assistenza tecnica e di servizi”, stipulato fra le due società nel 1999. L’Ilva, società eminentemente manifatturiera, non disponeva di tutte le competenze, tecniche e nel rapporto con il mercato, per funzionare bene. Dunque, per diciassette anni ha acquisito questi servizi dalla controllante, Riva Fire, pagando dei prezzi che ora vengono ritenuti non corretti. Questo accordo infra-gruppo risulta in continuità con un altro contratto, risalente al 1995, anno della privatizzazione con cui l’Iri cedette alla famiglia milanese un pezzo di Italsider. CONTINUA A LEGGERE

Mentre l’Italia si interroga sulla tenuta del governo dopo l’espulsione di Berlusconi dal Senato, viene fuori la storia di Federico Perna, 34enne tossicodipendente affetto da cirrosi epatica ed epatite C morto nel carcere di Napoli l’8 novembrescorso. Il paragone fatto da subito è quello con la storia di Stefano Cucchi. La domanda che tutti si pongono è: e se avesse avuto il numero di cellulare di Anna Maria Cancellieri? Da Linkiesta:

Federico Perna è morto tre settimane fa. Aveva trentaquattro anni, da tempo era in attesa di un trapianto di fegato ed era detenuto nel carcere di Poggioreale. In questi giorni la sua storia è arrivata a Montecitorio, l’ha raccontata in un’interrogazione parlamentare il segretario della commissione Affari sociali Silvia Giordano, deputata del Movimento Cinque Stelle. È una vicenda incredibile, che descrive meglio di tante parole l’inferno delle nostre galere. 

E non è neppure una storia isolata. Dall’inizio dell’anno, Federico è il 139esimo detenuto ad aver perso la vita dietro le sbarre. CONTINUA A LEGGERE

Nell’Italia che grida alla morte della democrazia (non per la morte di Perna, ma per la decadenza di Berlusconi!), arriva anche una buona notizia. Dal tanto vituperato mondo della ricerca italiana. All’ospedale Bambino Gesù di Roma è stato presentato uno studio su un vaccino pediatrico terapeutico contro l’Aids. Da Panorama:

È stato sperimentato, con successo, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ed è il primo al mondo: è un vaccino pediatrico terapeutico contro l’Hiv testato, con risultati positivi, su due gruppi per un totale di 20 bambini. Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica open source Plos one, una scelta che consentirà a ricercatori di ogni Paese di accedere immediatamente e gratuitamente ai risultati della ricerca per proseguirne la strada o aggiungere il proprio  contributo.     

La sperimentazione del Bambino Gesù, condotta dall’immunoinfettivologo Paolo Palma, dell’equipe del professor Paolo Rossi in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, ha riguardato bambini nati infetti per via materna. La  somministrazione del vaccino, abbinata in uno dei due gruppi alla terapia antiretrovirale classica, ha determinato il significativo aumento di risposte immunologiche potenzialmente in grado di determinare il controllo della replicazione del virus dell’HIV. CONTINUA A LEGGERE

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