Elogio del finanziamento pubblico ai partiti

Il mito dell’abolizione

La verità, è che dovrebbero dirlo loro: dovrebbero essere i politici, se non fossero nel punto più basso nella storia della loro credibilità, a dire che il finanziamento pubblico ai partiti serve, che è necessario, che è l’unico argine contro la legittimazione della corruzione o il prevalere della legge della jungla. 

E invece gli annunci postdatati del governo di Enrico Letta, le sfide un po’ tarocche di Matteo Renzi i ringhiosi proclami di Beppe Grillo, il grado di demagogie a cui siamo giunti è tale che nessuno ha il coraggio di spiegare quello che è sotto gli occhi di tutti: la politica costa, e il finanziamento pubblico, è molto meglio del finanziamento dei privati, meglio cioè del controllo esercitato in presa diretta dalle  lobby e dai ricconi. Un esempio? I finanziamenti generosissimi che la famiglia Riva ha elargito a Pierluigi Bersani (all’epoca ministro), al Pdl, ai senatori (di destra e di sinistra) eletti in Puglia, erano molto generosi, e perfettamente alla luce del sole: ma siamo sicuri che questi contributi siano stati un fattore positivo, nella vicenda dell’autorizzazione ambientale che l’Ilva ha ottenuto dal governo per la sua acciaieria di Taranto malgrado superasse i limiti imposti dalla legislazione regionale anti diossina?

Una cosa è certa: quando si scende su questo terreno, rispetto alle chiacchiere e alle balle, rispetto a chi dice i finanziamenti me li taglio, ma solo da domani, rispetto a chi dice me li riduco, ma solo se lo fai anche tu, l’unico credibile diventa Beppe Grillo, che almeno i soldi li ha addirittura già restituiti. E più coerente, certo: però sono convinto che la sua posizione sia sbagliata. Bisognerebbe spiegare a Grillo che il fatto che lui sia ricco non può imporre una regola di povertà agli altri. E bisognerebbe dire al governo Letta, che non si possono difendere i finanziamenti ai partiti facendo finta di volerli cancellare: si devono difendere spiegando che hanno una funzione, e pretendendo che non siamo troppi ed elargiti senza nessun controllo come invece è stato fino ad oggi. In questi anni, i partiti, sono arrivati a spartirsi quasi un miliardo di euro, il triplo di quello che viene stanziato mediamente negli altri Paesi del mondo, e in tutta Europa. La soluzione è semplice: basterebbe ritornare alla cifra standard, quella che per esempio destinano alla politica la Francia e la Germania. Basterebbe vincolare (come si sta facendo) la concessione dei fondi alla certificazione dei bilanci, limitare l’erogazione dei contanti, in cambio di servizi. 

E invece, siccome siamo in tempi di grande dermatologia, siccome abbiamo due dei principali partiti che possono essere finanziati da ricchezze private, E ce n’è un altro in cui c’è un apparato in crisi, si inventano straordinarie panzane, come quella del finanziamento abolito, ma solo a partire dal 2018. Siccome siamo in tempi di demagogia imperante, nessuno si arrischia a fare ragionamenti complessi, tutti lisciano il pelo al presunto senso comune, e allora prevalgono il troppo o il troppo poco, il tutto o il niente. Nel giorno in cui il movimento dei neonati forconi si divide in due dopo appena una settimana di vita, tra la linea morbida e quella dura, forse bisognerebbe avere il coraggio di resistere all’insostenibile leggerezza della demagogia, a quel ” tutti a casa” che non porta da nessuna parte. 

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