Il forconista in Jaguar e la rabbia del Tutti a casa!

Demagogia e boomerang

Tutti a casa! Tutti a casa!”, ma temo che adesso a casa ci dovrà andare anche Danilo Calvani, il forconista che abbandona la piazza della protesta in Jaguar. “Tutti a casa!”, perché è facile dire che sono tutti uguali (cosa che ovviamente non è mai vera), ma alla fine la demagogia radicale di chi spara ad alzo zero si ritorce come un boomerang contro chi ne fa abuso: Calvani dice che la macchina non è sua, si dispera, spiega di essere un imprenditore fallito, dice che gli ha dato un passaggio un amico. Ma alla fine, con la stessa brutalità che è il tratto distintivo dei forconi, lo inchioda quella istantanea: sorriso smagliante, tricolore, macchinone. Se  i leader forconisti non sono garantisti con nessuno, perché si dovrebbe esserlo con loro?

Ma detto questo, i forconi pongono un problema serio. Ieri, a Matrix, Antonio Noto dell’Ipr Marketing ci ha presentato un sondaggio da cui emergevano due dati a prima vista inconciliabili, ma forse proprio per questo interessantissimi. Il primo è questo: «il 69% della popolazione condivide la protesta dei forconi». Il secondo, invece, è questo: «l’81% della popolazione non conosce i motivi della protesta dei forconi». Quindi, fondendo i due dati si può dire che: «Il 69% della popolazione condivide la protesta dei forconi anche se l’81% non ne conosce i motivi». Questa immagine apparentemente schizofrenica secondo me è la foto di un disagio: questo movimento per ora è come un treno a cui tutti agganciano il loro vagone senza domandarsi chi c’è sulla locomotiva. In un vagone gli autotrasportatori, in un altro gli antagonisti di destra, poi quelli di sinistra, poi gli ambulanti, gli studenti e così via: ma non può tenere in movimento senza leader e senza amalgama. Anche perché tra i forconi ci sono molti delusi dai partiti, molti delusi del centrodestra, persino delusi di Grillo: domani, con queste premesse, potrebbero esserci molti delusi dei forconi.

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