Italia 2014, alla ricerca del dopo crisi

Infografiche interattive Ipsos-Sole24Ore

Natale rimane una festa centrale per gli italiani. Complessivamente bella per circa l’80%, anche se solo per il 39% è la festa più bella dell’anno (dato che sale al 46% nel Sud del paese). Ma non tutti concordano, per quasi un quinto dei nostri concittadini Natale è una festa come tante altre, quando non un costrizione sgradevole . Rispetto all’anno scorso non ci sono differenze significative, anche se tendono a calare un po’ le valenze positive attribuite a questa festa. E in effetti ci si approccia a questo Natale senza particolari entusiasmi: la larga maggioranza lo affronta con la stessa voglia del passato, mentre quasi un quarto con meno voglia e solo il 17% con più voglia degli scorsi anni. Questo atteggiamento “grigio” è evidente nel confronto con i dati del 2012: scendono circa della stessa misura sia gli italiani che hanno più voglia di festeggiare sia quelli che ne hanno meno. E’ una situazione di stallo che rispecchia un sentimento diffuso tra gli italiani e si manifesta oggi nelle diverse forme di insofferenza e disagio, nascoste o manifeste.

Il Natale che ci aspetta tenderà ad essere peggiore degli scorsi anni per la ricchezza di pranzi e cenoni e molto peggiore per i regali fatti e ricevuti. Lo si affronterà anche con minore fiducia nel futuro. Solo l’armonia familiare tiene, confermando il ruolo protettivo della famiglia/guscio che ancora, ma sempre più a fatica, garantisce rifugio e protezione. Se guardiamo al 2012 la differenza più rilevante è rappresentata dal calo evidente della fiducia nel futuro: sempre più sfiduciati, sempre più abbandonati a noi stessi. Questa sembra essere la condizione di un paese che fatica a trovare nelle forze intermedie le voci che organizzino il disagio, rappresentino gli interessi, esplicitino i bisogni. 

Sarà anche questo un Natale di rinunce che colpirà innanzitutto i viaggi e le vacanze e un po’ anche i brindisi. Ma tenderemo a salvaguardare almeno il pranzo o il cenone tradizionale. Rispetto all’anno scorso emerge però qualche debole segnale positivo, con una diminuzione delle persone che rinunceranno ai brindisi ed ai viaggi. Sono i piccoli segnali che vediamo anche da altri indicatori dei nostri sondaggi, molto deboli, ma tuttavia evidenti. Il problema è rappresentato ancora una volta dal fatto che questi piccoli segni di ripresa non sembrano essere raccolti ed accompagnati dalla politica e dalle classi dirigenti, dalle forze intermedie. Da qui l’idea di abbandono che riduce le speranze nel futuro.

Gli italiani rimangono comunque nella tenaglia della crisi, tanto che si pensa che più di un terzo dei nostri concittadini sarà costretto a rinunciare del tutto a feste e regali per pagare debiti e bollette (41% nel Sud) mentre 47% ritiene che gli italiani dovranno rinunciare al superfluo e limitarsi a festeggiamenti ridotti. Anche qui, rispetto allo scorso anno, debolissimi segnali positivi, con la crescita di 4 punti di chi pensa che gli italiani rinunceranno a poco.

Quando si passa alla condizione personale, scende sensibilmente la percentuale di chi rinuncerà a molto (35% pensa che gli italiani lo faranno, 23% dichiara che lo farà personalmente), mentre si mantiene inalterata la percentuale di chi farà abbastanza rinunce, e sale significativamente la quota di chi rinuncerà a poco. Ciò non toglie che complessivamente più di due terzi delle famiglie italiane affronteranno il Natale con sensibili rinunce. Di nuovo nel Sud la crisi morde in maniera più evidente. Anche in questo caso, rispetto all’anno precedente, tornano i piccolissimi segnali se non di ripresa, di non peggioramento, con una crescita significativa di chi rinuncerà a poco e un decremento di chi dovrà fare rinunce pesanti o comunque sensibili. Le maggiori rinunce saranno fatte dai ceti più deboli, che spendono il loro reddito per far fronte alle spese, ai debiti, alle bollette: anziani, con un basso titolo di studio, casalinghe e pensionati. Meno drastiche, ma comunque sensibili, le rinunce dei giovani, delle persone dai 51 ai 64 anni (spesso con figli adulti ancora in casa), di chi ha la licenza media ma anche dei disoccupati, operai e ceti elevati. A rinunciare meno saranno i lavoratori autonomi e i ceti medi, gli studenti, chi ha titoli di studio medio/alti, gli occupati.

La legge elettorale, Berlusconi, Letta e il populismo

La tormentata vicenda della legge elettorale e l’esito “proporzionalista” della sentenza della Consulta si riverbera nelle opinioni degli italiani. Se infatti un terzo auspica un sistema elettorale bipartitico (in particolare tra elettori pentastellati e di centrodestra), al secondo posto troviamo i sostenitori di una legge elettorale proporzionale (27%, con un plebiscito tra gli elettori del centro), mentre il sistema bipolare (due grandi coalizioni di partiti che si affrontano, come nello scorso ventennio) è gettonato solo dal 24%. E’ un cambiamento rispetto a dati, anche relativamente recenti, che davano molto più in auge bipolarismo e bipartitismo.  Ma solo la metà scommette che il Parlamento riuscirà a fare la nuova legge elettorale, mentre quasi il 40% è scettico. Più ottimisti PD e centristi, più critici pentastellati ed elettori dei piccoli partiti fuori dalle coalizioni.

Abituati alle rimonte del Cavaliere, il 57% degli italiani pensa che Berlusconi rimarrà in politica ottenendo nuovi successi, solo il 36% lo considera finito. Naturalmente il centrodestra è compatto nel prospettare nuovi successi (89%). Più certi delle capacità di Berlusconi sono gli uomini, chi ha un titolo di studio elevato, gli imprenditori e professionisti, i lavoratori autonomi, i pensionati. Più scettici invece i giovani, gli studenti, i dipendenti pubblici, chi ha la licenza media.

La valutazione dell’operato del governo divide a metà gli italiani: 49% lo giudica positivamente, 48% negativamente. Decisamente migliore la valutazione del Presidente del Consiglio: 55% lo giudica positivamente, 42% si esprime negativamente. Al di là delle prevedibili differenze di giudizio in base agli orientamenti di voto, la compagine governativa e il Presidente del Consiglio godono di maggior appoggio tra giovani ed anziani, studenti e pensionati. I punti critici si trovano tra operai, casalinghe, autonomi e disoccupati. Più sospeso il giudizio dei ceti superiori (imprenditori, dirigenti, professionisti).

Infine il tema della “antipolitica” (termine in auge, anche se a nostro parere troppo semplicistico e poco esplicativo). Assodato che questo sentimento (pur se con diverse sfaccettature) è largamente prevalente nel paese, abbiamo voluto affrontarlo da un altro punto di vista. Cercando cioè di capire se gli italiani si sentono davvero diversi dai politici che tanto vituperano. In realtà no. Due terzi dei nostri intervistati pensa che i propri concittadini siano furbetti, evasori, irrispettosi delle regole, omologandosi così alla classe politica. Meno di un terzo li considera invece virtuosi. Questa opinione è trasversale a tutti gli schieramenti politici, con la parziale eccezione degli elettori 5stelle che per il 45% assolvono invece i cittadini. E’ un certo cinismo disincantato quello che ci pervade: ci prendiamo per quel che siamo, senza troppe illusioni.

Cosa rappresenta questo Natale 2013 per gli italiani? Come lo vivono? La crisi che impatto avrà sui consumi? E qual è il giudizio sui politici?  La Legge elettorale e il populismo? Tutte queste domande rispondono gli intervistati dall’Ipsos, l’istituto guidato da Nando Pagnoncelli. Nelle infografiche interattive che presentiamo in partnership con Ipsos realizzate per Sole24Ore, vi invitiamo a cliccare sulle varie opzioni disponibili offerte dalle infografiche interattive (come i diversi segmenti elettorati, tipologie di risposte o le domande proposte) per analizzare nel dettaglio che cosa pensano gli italiani dei quesiti a loro proposti.  

Sondaggio realizzato da Ipsos PA per Sole24Ore presso un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età livello di scolarità, area geografica e dimensione del comune di residenza. Sono state realizzate 800 interviste (su 9.304 contatti), mediante sistema CATI, il 9-10 dicembre 2013. Il documento informativo completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it