Viva la FifaLa startup italiana che crea la banca del riso in Congo

Mazao, un progetto partito un anno fa

Se doveste capitare dalle parti dell’Africa centrale, diciamo in Congo, potreste vedere le stesse risaie che abbondano tra Lombardia e Piemonte. E se dovesse capitarvi – giustamente – di chiedervi che ci fanno lì, questa storia fa per voi: ce le hanno portate due ragazzi italiani, con una start up.

D’altra parte Luca e Chiara, poco meno che trentenni, l’Africa l’hanno sempre avuta nel cuore. Così lo scorso anno sono partiti. Alle spalle, al posto dello zaino, una solida preparazione. Luca si è formato a Londra, dove ha studiato Business Management. Poi, però, anziché infilarsi in un completo gessato e prendere possesso di un ufficio nella City, si è rimboccato le maniche ed è andato nella zona di Vercelli, celebre per la produzione di riso. Qui ha potuto studiare da vicino le tecniche di coltivazione nelle risaie. Nel frattempo, Chiara studiava cooperazione. I due uniscono così le proprie competenze e partono per il Congo.

L’idea è ben chiara: fondare Mazao, una start up attiva nel sociale con lo scopo di insegnare la coltivazione e la conservazione del riso ad alcuni villaggi, partendo dall’acquisto di una fattoria, per migliorare le condizioni economiche ed alimentari locali. Il programma – è proprio il caso di dirlo – ha trovato terreno fertile: le popolazioni avevano enormi difficoltà nel gestire una risorsa locale e importante come il riso, dalla coltivazione al consumo. Così Luca e Chiara hanno potuto stilare un vero e proprio programma, che nel tempo ha coinvolto direttamente il villaggio congolese di Kalemie, per poi estendersi a quelli limitrofi di Kamangu, Kasenge, Mahelo e Kampunda.

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Così è nato il programma “Likilimba du ruiz”. Non solo tecniche di coltivazione, ma anche metodi di educazione, fino al microcredito. Già, perché il programma Likilimba si pone l’obiettivo di essere una vera e propria “banca del riso”.Vale a dire un sistema per lo stoccaggio del riso, dove i coltivatori di riso saranno messi in grado di conservare il loro cibo per diversi mesi, in attesa del momento giusto per vendere. La banca offre l’opportunità ai coltivatori di riso di prelevare denaro corrispondente al riso depositato rispetto al prezzo corrente di mercato. In cambio dovrà essere versata una somma con interessi corrispondenti al mese di deposito. Dopo un periodo di rodaggio iniziale, la banca inizierà a promuovere il risparmio attraverso il sostegno a iniziative di risparmi di gruppo, basati sul microcredito. Ogni membro della banca sarà invitato a portare un sacchetto di riso che verrà depositato al suo interno e il reddito corrispondente sarà utilizzato per iniziative di sviluppo della comunità, come ad esempio il teatro partecipativo riservato agli abitanti dei villaggi.

Ma è solo l’inizio. Il programma prevede un attento e scrupoloso insegnamento su come gestire la filiera del riso. Quello attualmente prodotto a Katanga non è trattato bene, soprattutto per la mancanza di mezzi che servono a raffinarlo dopo la sua raccolta, ma anche perché la maggior parte delle volte è stato sottovalutato, nel mercato, rispetto al riso importato. Lo scopo di Mazao è quello di dare vero valore al riso locale e rilanciare i mercati dei villaggi, fornendo inoltre una più varia abitudine alimentare. Non solo. Il riso sarà venduto a un prezzo che permetterà anche alle famiglie più povere di comprarlo. Per raggiungere questi obiettivi, Mazao costruirà un deposito adatto per la conservazione del riso e installerà piccoli macchinari per la lavorazione del prodotto e per monitorare l’intero processo, dalla raccolta alla vendita al dettaglio.

Mazao si prenderà cura anche di insegnare a creare un buon imballaggio, per la conservazione e la divisione dei diversi tipi di riso (integrale, bianco, bucce di riso e prodotti fatti con la sua farina). Il tutto, ovviamente, seguendo precisi principi ambientali. Ma anche economici ed etici: Luca e Chiara, prima di partire, hanno convinto alcuni amici ad aprire il portafoglio. Per il momento sono economicamente indipendenti, ma per onorare il debito si dedicheranno quanto prima a un’attività di foundrising. Nel futuro, c’è la voglia di lasciare totalmente in mano l’attività alla popolazione locale (per ora lo è in parte) per trasferirla da qualche altra parte. Così, se dovreste vedere un’altra risaia vercellese in Africa, ora sapete perché. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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