Questo non è un Paese per la buona gestione dei rifiuti

“Storie della settimana”

Il 3 dicembre il governo ha approvato il decreto “Terra dei fuochi”, che ha introdotto nuove fattispecie di reato per combattere – parole di Enrico Letta in persona – «un problema che non è stato affrontato adeguatamente». Ma mentre si applaudiva per l’operato, seppur tardo, del governo, le pagine dei giornali locali questa settimana (come altre) sono state invase dai rifiuti. Nascosti, interrati, smaltiti illecitamente, o addirittura gettati direttamente in mare.

Nel cuore della Sicilia, il triangolo Pasquasia, Mussomeli, Bosco Palo (tra Enna e Caltanissetta), dove un tempo esistevano le miniere di zolfo e salgemma, sarebbe diventato un buco nero che per anni ha inghiottito illegalmente i rifiuti speciali provenienti da ogni parte d’Italia. Lo racconta Il Fatto Quotidiano, che parla ache di una inchiesta aperta dalla Procura di Caltanissetta tenuta finora sotto massimo riserbo: 

… Non è la Terra dei Fuochi e non è la Campania, non è l’Ilva di Taranto e nemmeno il Petrolchimico di Gela: nel cuore della Sicilia, le miniere un tempo ricche di zolfo sono rimaste per un trentennio a custodire nello stomaco rifiuti di ogni specie. Che oggi continuano ad uccidere nel silenzio. Perché nel lembo di terra tra Caltanissetta, Enna e Ragusa, morire di tumore è più facile che nel resto d’Italia.

Se ne sono accorti anche alla procura di Caltanissetta, dove dopo un’inchiesta archiviata negli anni Novanta, i pm guidati da Sergio Lari hanno aperto nel 2012 un’indagine per traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale. Il riserbo sull’inchiesta è massimo, in Procura le sono cucite e nessun nome sarebbe ancora stato iscritto nel registro degli indagati, ma gli investigatori nisseni stanno cercando soprattutto di incrociare i dati, molti dei quali accumulati dall’ex assessore provinciale Salvatore Alaimo. Numeri sconcertanti che raccontano di come negli 11 Comuni vicini alle miniere di Pasquasia e Bosco Palo il 43 per cento dei decessi avvenga a causa di tumore, quattro volte in più di quanto accade a Gela, che pure è appestata dagli anni Sessanta dalle ciminiere del Petrolchimico. CONTINUA A LEGGERE

Restando in zona, in Calabria è stato sequestrato il depuratore di San Sago di Tortora, in provincia di Cosenza, dopo una lunga attività di indagine da parte della Procura di Paola. I liquami provenienti dal percolato delle discariche di diverse regioni del Sud, Campania, Puglia e Basilicata, sarebbero finiti nel torrente Pizzino, affluente del fiume Noce, e quindi nelle acque dell’alto Tirreno cosentino. Dal Corriere della Calabria

… Un processo di depurazione che, secondo le indagini condotte in prima persona dal procuratore capo Bruno Giordano ma che sono state coordinate anche con la procura di Lagonegro, non sarebbe neppure avvenuto visto che l’impianto di Tortora non avrebbe neppure trattato quei liquami e che per questo sarebbero finiti direttamente nel limitrofo corso d’acqua e da lì in mare. Una gestione dell’impianto, quindi, assolutamente non in linea con le sue caratteristiche tecniche: la struttura sarebbe stata utilizzata, come sottolinea il gip nel provvedimento, «quale sito in cui far confluire, al fine di maturare ulteriori guadagni “bypassando” illecitamente i parametri e gli adempimenti imposti dalle normative e dalle prescrizioni amministrative di riferimento, il maggior quantitativo di rifiuti possibili, successivamente smaltiti illegalmente, a causa del loro mancato e/o inadeguato o comunque insufficiente trattamento, attraverso il loro scarico nel torrente Pizzinno e successivamente, attraverso il fiume Noce, nel mar Tirreno». CONTINUA A LEGGERE

A Zero Branco, in provincia di Treviso, la procura di Venezia ha mandato a giudizio quattro persone per traffico illecito di rifiuti. Secondo gli inquirenti, qui arrivavano rifiuti inquinanti delle aziende edili che la ditta al centro dell’inchiesta avrebbe dovuto trattare e che invece avrebbe venduto miscelati a calce e cemento. Da La Tribuna di Treviso

Traffico illecito di rifiuti pericolosi, l’inchiesta della Procura di Venezia manda a giudizio quattro persone. Il gup Alberto Scaramuzza ha chiesto il processo per i due cogestori della Mestrinaro, Lido e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, di Zero Branco, il responsabile sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51 anni, di Susegana, nonchè l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50 anni, di Castelfranco.

A Zero Branco arrivavano i rifiuti inquinanti conferiti dalle aziende edili e che la Mestrinaro avrebbe dovuto trattare (al prezzo di 45 euro a tonnellata) per renderli inerti. In realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non venivano sottoposti ad alcun procedimento, ma miscelati a calce e cemento per poi essere venduti a 39 euro a tonnellata ai diversi cantieri che li usavano come base per opere varie tra cui il parcheggio dell’aereoporto Marco Polo e la terza corsia dell’A4. Per il conferimento a Volpago è invece finito sotto inchiesta il veneziano Maurizio Girolami referente delle società Intesa Tre: la sua posizione è stata stralciata.

Cambiano le latitudini, non cambia il discorso. Anche se in piccolo, ovviamente. A Cellatica, in provincia di Brescia, il sindaco Paolo Cingia, ha lanciato un allarme: il paese, di meno di 5mila abitanti, viene invaso ogni giorno dalla spazzatura proveniente dall’esterno. Guarda caso nel proprio nel comune accanto hanno avviato da poco la raccolta della differenziata porta a porta, che non tutti rispetterebbero. Da QuiBrescia.it

Se i rifiuti provenissero dalla municipalità di Cellatica, probabilmente, il problema verrebbe gestito in maniera di versa.
Di fatto, però, la spazzatura che invade le isole ecologiche del paese bresciano non è prodotta dai residenti della zona. E nonostante le più di cento multe emesse dal Comune per scarico illecito di rifiuti da parte di persone che non abitano a Cellatica, la situazione non sembra essere prossima a migliorare.

«Ogni mese – ha dichiarato il sindaco Paolo Cingia – veniamo sommersi da tonnellate di rifiuti, la maggior parte dei quali provenienti di Gussago. Non è giusto che il nostro paese debba sobbarcarsi lo smaltimento dei rifiuti altrui, e non abbiamo nemmeno i mezzi necessari per farlo».
Il comune di Gussago, infatti, dal mese di luglio ha avviato il sistema di raccolta porta a porta. Proprio in quel periodo, a quanto pare, sono iniziati i problemi per i cassonetti di Cellatica. A riempire le isole ecologiche, infatti, ironicamente, sono soprattutto sacchetti riportanti il logo del comune di Gussago. CONTINUA A LEGGERE

Per chiudere, tra parentesi, nella legge di stabilità è passata l’ennesima sanatoria rifiuti, che solleverà migliaia di sindaci dal pagamento dei danni provocati dal mancato rispetto dei tetti sulla raccolta differenziata contro i rifiuti raccolti in discarica. Intanto dall’Europa sono in arrivo sanzioni per 100 milioni di euro, derivanti da quattro procedure di infrazione che l’Ue ha aperto nei confronti dell’Italia per “eccessivo conferimento di rifiuti, discariche abusive e fuori norma”. Da Linkiesta

Legge di stabilità che vai, sanatoria che trovi. Per quanto nei pressi della stanza dei bottoni del governo Letta non intendano chiamarla “sanatoria”, la disposizione che proroga e posticipa gli obiettivi della raccolta differenziata per i Comuni lo è, e a tutto tondo. In teoria si presenta infatti come uno dei (tanti) rinvii degli obiettivi, in pratica l’articolo 18 del collegato alla legge di stabilità solleverà migliaia di sindaci dal pagamento dei danni provocati dal mancato rispetto dei tetti sulla raccolta differenziata contro i rifiuti raccolti in discarica. 

Su poco più di 8mila comuni solo 1.300 amministrazioni hanno centrato l’obiettivo di portare al 65% entro il 2012 la raccolta differenziata, come stabilito dalla legge 152/2006. Le altre, che di fatto rappresentano circa la metà delle regioni italiane, non arrivano al 50 per cento. Per i comuni che non hanno centrato gli obiettivi, la legge prevede una maggiorazione del 20% del tributo sui rifiuti in eccesso conferiti in discarica. L’erario può rivalersi sui comuni inadempienti, come accaduto a Recco (Genova), dove lo scorso 27 maggio la Corte dei Conti ha condannato i sindaci a risarcire lo Stato per un milione di euro. CONTINUA A LEGGERE