Training e cibo spaziale: l’Italia che non ti aspetti

Training e cibo spaziale: l'Italia che non ti aspetti

Quello che li guida e li motiva è lo stesso spirito di avventura che fu degli Argonauti, i valorosi eroi della mitologia greca, che a bordo della nave Argo viaggiarono verso nuove e affascinanti avventure. Argotec però non è una leggenda, ma un’azienda aerospaziale italiana, con sede a Torino, viva più che mai e in forte crescita. Così come le persone che vi lavorano, che degli argonauti hanno fatto proprio lo spirito. Nata nel 2008 grazie all’esperienza maturata nel settore da David Avino, amministratore delegato di Argotec, l’azienda è oggi impegnata in diversi settori, tra cui training e addestramento di astronauti e personale di terra, e in ricerca e sviluppo, da cui recentemente è nato il progetto Space food. “Cibo spaziale” in tutti i sensi, vista anche la velocità con cui sono finite le porzioni di lasagna di Luca Parmitano. Oggi Argotec è responsabile per la produzione degli alimenti degli astronauti europei, ed è la controparte europea del nutrition panel della Nasa.

David Avino racconta a Linkiesta come sia molto orgoglioso di essere italiano (c’è un tricolore praticamente in ogni reparto di Argotec), come abbia fatto e stia facendo di tutto per continuare a lavorare nel nostro Paese, anche se è molto difficile economicamente: «per le piccole e medie imprese, come la nostra, non è molto facile trovare spazio in un mercato italiano che, di fatto, appartiene esclusivamente a un monopolio di poche grandi aziende. Infatti, non è un caso che fino ad oggi il 100% del nostro fatturato in ambito spaziale sia all’estero». Nonostante questo l’azienda va avanti, senza ricevere alcun tipo di finanziamento e investendo fondi propri, tanto da aver aperto anche un settore di ricerca e sviluppo, che impegna circa il 65% del personale «la cui età media – ci tiene a precisare Avino – è 29 anni». «Nei primi anni di attività abbiamo fornito consulenza e supporto ingegneristico ai nostri clienti. Negli ultimi tre anni invece la strategia è cambiata, abbiamo cercato di non essere la classica azienda di consulenza, ma una capace di cercare iniziative, e realizzare prodotti veri e nostri, investendo in tecnologia e innovazione. Questa è una cosa che paga, è il futuro, perché in un periodo di crisi se non investi in innovazione e tecnologia sei fuori dal mercato. Quando (forse) usciremo dal tunnel dalla crisi solo chi avrà investito e creato del valore all’interno delle aziende andrà avanti».

Così un giorno David e le altre 18 persone (quasi tutti ingegneri) che lavorano con lui, si sono seduti a un tavolo buttando giù un po’ di idee da sviluppare. Tra cui lo space food. «L’idea è nata quasi per caso parlando con gli astronauti – racconta Avino – chiedendogli cosa avrebbero voluto mangiare durante i mesi sulla Stazione spaziale internazionale (International Space Station, ISS). Facendo addestramento agli astronauti, conoscendoli e conoscendo le operazioni che si svolgono sull’ISS, sappiamo molto bene che queste persone rimangono confinate lì dentro per mesi, e abbiamo capito che anche il cibo in una situazione simile ha la sua importanza. Così abbiamo chiesto a Luca Parmitano cosa avrebbe voluto mangiare durante le grandi occasioni, come la domenica o quando c’è un attracco di un’altra navicella e un cambio di personale e sono in un momento particolare sulla stazione. Lui ha tirato giù una lista di piatti e noi abbiamo iniziato a provare, con l’aiuto di uno chef italiano».

La difficoltà è stata realizzare un alimento buono, ma allo stesso tempo sano e sicuro, che rispettasse gli standard fissati dalla Nasa, come poco sale, essere totalmente biologico e in grado di conservarsi per almeno 24-36 mesi senza l’uso di conservanti. C’è voluto un anno e mezzo di ricerca per arrivare a ottenere il prodotto desiderato da Argotec, ma alla fine Luca Parmitano ha potuto portare con sé: lasagna, risotto al pesto, caponata, parmigiana e tiramisù. Particolarmente graditi non solo dall’astronauta italiano, ma anche dagli altri astronauti con cui Parmitano ha condiviso il suo bonus food. «È stato un momento molto bello – racconta con entusiasmo Avino – perché anche a 400 km di distanza dalla Terra il cibo made in Italy ha fatto la sua parte. Questo è un motivo di vanto e di orgoglio non solo per Argotec, ma per l’Italia in generale, e noi ne siamo felici».

Dopo questa prima prova, Argotec ha vinto un contratto con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per produrre e fornire, come unica responsabile per il Vecchio Continente, un bonus food “per le grandi occasioni” a tutti gli astronauti europei. «Il cibo è importantissimo all’interno dell’ISS, come abbiamo rilevato anche da studi fatti da noi. È un boost piscologico, ti fa sentire più vicino a casa e ti dà una spinta per andare avanti. Perché se mangi la lasagna che faceva la mamma o la moglie la domenica, che si mangiava tutti insieme, ti fa sentire come se fossi a casa, e questo aiuta tantissimo gli astronauti. Un altro aspetto importantissimo è il colore degli alimenti, perché ancora prima di mangiare li gusti con lo sguardo e un colore vivo ti aiuta psicologicamente. Per questo non ci siamo ancora fermati e stiamo continuando a lavorare per perfezionare ulteriormente il prodotto. Ora abbiamo lavorato con uno chef tedesco per i pasti  di Alexander Gerst, l’astronauta tedesco che partirà il 28 maggio 2014, con la missione “Blue Dot”. Ovviamente con tutti piatti tipici tedeschi. Su contratto ESA, abbiamo ormai da tempo iniziato a lavorare alla preparazione del menu di Samantha Cristoforetti che partirà a fine novembre del 2014, di cui proprio ieri è stato reso noto il nome della missione: “Futura”».

Ovviamente il settore ricerca e sviluppo di Argotec non si occupa solo di questo. Un’altra buona parte degli ingegneri è focalizzato sulla realizzazione di sistemi termici, che abbiano una ricaduta non solo spaziale, ma anche immediata sui progetti terrestri. «Questo ci ha portato ad avere il primo contratto in Italia con una multinazionale – afferma l’amministratore delegato di Argotec – che sviluppa prodotti consumer terrestri».

L’obiettivo di Avino è puntare su innovazione e giovani e costruire nel nostro Paese un’azienda fatta di persone “normalissime”, cioè un gruppo di ingegneri capaci e volenterosi, con un forte spirito di gruppo, che condividano tutto, dagli obiettivi alle attività ludiche. «Noi addestriamo non solo degli astronauti ma anche il personale di terra, perché abbiamo capito che questo è uno dei fulcri fondamentali per evitare errori durante le missioni» aggiunge Avino. «Gli astronauti lavorano tutto il giorno e ci deve essere qualcuno che li controlli da terra, tutti i giorni dell’anno, in modo da lavorare in massima tranquillità e sicurezza ed essere supportati. Per tornare al discorso dei giovani, chi ha fatto l’addestramento a Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti e una classe di sei astronauti veramente in gamba, ora ha 28 anni, e al tempo ne aveva neanche 25, si era appena laureato e certificato come istruttore dalla NASA. Per concludere con il discorso della condivisione, qualche giorno fa era il giorno del ringraziamento e gli americani che lavorano con noi mi hanno chiesto di poter mangiare il tacchino in azienda: abbiamo direttamente chiuso per un giorno, festeggiando con loro dalle 9 del mattino fino alle 23. Per essere vincenti bisogna condividere tutto, anche questo». 

L’addestramento Argotec agli astronauti per le operazioni quotidiane

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