What is Left? Cosa rimane della Sinistra Italiana

Intervista

Adesso c’è Matteo Renzi, che fa la pace con Letta e Cuperlo, abbraccia Landini e attacca Grillo, col suo «Beppe firma qui». La Sinistra italiana torna all’attacco, forte del voto di tre milioni di italiani alle primarie dell’8 dicembre, ma il 2013  era iniziato all’insegna del più clamoroso ottimismo, tra giaguari da smacchiare e l’idea di un’Europa più giusta e solidale, quella “fase 2” che stiamo ancora aspettando. Speranze spappolate dallo “tsunami” pentastellato, dalla rimonta di Berlusconi e dall’harakiri dei centouno che hanno affossato Prodi e mezzo ammazzato il Pd lo scorso aprile. 

A raccontarci tutto questo, mentre accadeva, ecco Luca Ragazzi e Gustav Hofer, autori-attori di What is left?, un documentario che girando l’Italia del pre e post elezioni arriva fino alla vigilia della vittoria di Renzi. L’obiettivo dei registi, che fanno coppia nel lavoro come nella vita, è quello di tastare il polso della Sinistra: Luca, giornalista romano, 42 anni, si dichiara “comunista”, mentre Gustav, 37 anni, conduttore storico del canale franco-tedesco Artè, è un altoatesino cresciuto col mito di Alexander Langer, uno che tra salesiani e Lotta Continua negli anni ‘80 metteva insieme italiani, tedeschi e ladini.

Insieme i due ci avevano raccontato l’Italia dei DiCo, in Improvvisamente l’inverno scorso. Insieme avevano percorso la penisola in Cinquecento, raccontando le storie di chi non vuole mollare e di chi vorrebbe andarsene, in Italy leave it or love it. Ogni volta hanno portato i loro film in giro per il mondo, meritando premi a Roma, Milano, Quito, Bolzano, Cordoba, Berlino e Tel Aviv. In What is left? i due incontrano a più riprese Alessandro Di Battista, Fabrizio Barca, Dario Franceschini, Stefano Rodotà, e i giovanissimi deputati Celeste Costantino di Sel e Enzo Lattuca del Pd, alla loro prima volta in Parlamento. Il documentario è attualmente in programmazione al cinema Nuovo Aquila di Roma, e in parallelo viene presentato dagli autori in un tour d’Italie che dopo Milano, Bologna e Reggio Emilia include, al momento, Firenze e Ferrara, è disponibile su iTunes, GooglePlay e sul sito ufficiale.

Primo venne Nanni Moretti, poi Benigni, oggi ci siete voi a raccontare la Sinistra al cinema. Domanda retorica: perché non si vede mai un bel film che racconti le passioni della destra, da Almirante a Fini e Berlusconi?

Luca: «A rigor di logica dovresti chiederlo a loro. Storicamente credo si possa dire che la cultura e la capacità di fare autocritica e una certa ironia (nonché autoironia) siano sempre appartenute alla Sinistra, ma mi piacerebbe essere stupito da qualcosa che venisse dalla parte avversa e che non fosse necessariamente il Bagaglino».

Gustav: «A me piacerebbe molto avere la possibilità di esplorare quel mondo così lontano dal mio (che pure ci circonda) e spesso negli anni di Berlusconi ci ha dimostrato che la realtà può superare l’immaginazione».

Nel film si parla più volte di Sinistra come attenzione ai carcerati, agli emarginati e alle minoranze. Ma non sarà che la Sinistra ha perso le ultime tornate elettorali perché ha perso di vista i bisogni e i problemi della maggioranza?

Luca: «La Sinistra ha smesso di essere sexy da tempo, anche perché ha incarnato il ruolo del guastafeste che veniva ad aggiustare i cocci rotti causati da altre gestioni. Pochi oggi ricordano che durante il governo Prodi il debito pubblico era sceso, poi è tornato Berlusconi… Credo sia doveroso che qualcuno si occupi di classi deboli, sanità pubblica, disoccupazione giovanile, immigrazione, della situazione delle carceri. Non sono sicuro che Renzi saprà risolvere questi problemi, ma glielo auguro».

Gustav: «Oggi si impone il tema dell’ugualianza: il divario fra ricchi e poveri è crsciuto a dismisura, la classe media sta scomparendo e i poveri sono sempre di più: oggi una politica di sinistra non solo è necessaria ma deve fare la differenza».

Nel film sbadigliate nel tinello, leggendo su internet i 12 pensosissimi punti del programma di Barca. Non sarà che il web, tra Grillo e forconi, fa crescere tutto tranne che le alate dissertazioni di Sinistra?

Luca: «No, la politica deve tornare a parlare di temi alti e la complessità non deve far paura, perché non è possibile semplificare tutto in un tweet. Quando ho sentito Barca parlare dal vivo in un circolo del Pd ho provato un’emozione fortissima. Mi ricordava le lezioni di estetica all’università».

Gustav: «Illudersi che con la semplicità si possa risolvere tutto è abbastanza miope. La Sinistra però deve anche essere passionale e saper parlare alle masse, quindi se Renzi ci riesce tanto meglio…».

Renzi ha mosso i suoi primi passettini, nominando la sua segreteria e facendo “pace” con Letta e Cuperlo: voi che ne pensate?

Luca: «Conosco il percorso di Renzi e non mi illudo che diventi nottetempo un rivoluzionario. Mi auguro che sappia conquistare alla politica vera (e non al populismo) una platea più giovane».

Gustav: «Almeno grazie a lui adesso il ricambio generazionale finalmente c’è stato. A lungo ci siamo nascosti dietro il fatto che la politica era fatta da persone che stavano lì da sempre: ora la nostra generazione diventa classe dirigente…».

Avete incontrato un popolo di gente positiva, che ci crede nonostante tutto. Renzi che tipo di “popolo” si porta appresso? 

Luca: «L’impressione è che la gente abbia votato massicciamente Renzi perché ha visto in lui la possibilità di vincere a colpo sicuro. Ma non sono sicuro che Renzi incarni il leader perfetto per l’elettorato di Sinistra».

Gustav: «Chi lo ha votato sicuramente vede in lui un approccio diverso e soprattutto pragmatico alla politica. Credo che l’elettore, anche quello di Sinistra, abbia voglia soprattuto di risultati concreti, per cui ora Renzi deve dimostrare di essere concreto nelle sue scelte».

Quale dei politici intervistati vi è parso il più convincente? Quale il più furbetto? Quale, nelle varie proiezioni, ha ricevuto più “consensi”?

Gustav: «Tra i tre giovani parlamentari, una di Sel, uno del Pd e uno del M5S, ognuno tra gli spettatori può scegliere chi preferisce, e in effetti abbiamo raccolto opinioni molto contrastanti da parte del pubblico. Sicuramente il più evasivo è stato Dario Franceschini».

La reazione più particolare tra quelle avute in sala?

Luca: «Beh, un signore del Pd di Reggio Emilia ci ha detto “Questo è il PD che vorrei”. Sergio Staino, che ha visto il film a Firenze ci ha detto “Se lo avessi scritto io, lo avrei scritto così”. Per me che sono cresciuto con Bobo non poteva esserci complimento più bello…».

Che riscontri hanno i vostri film all’estero?

Luca: «Dopo l’uscita di Improvvisamente l’inverno scorso abbiamo ricevuto una lettera bellissima da parte di un monaco buddista thailandese. Italy love it or leave it è uscito nei cinema e in tv un po’ ovunque, anche in Australia e Corea. Una ragazza argentina ci scrisse “Noi qui in Argentina sappiamo di essere secondo mondo, ma perchè voi in Italia fate finta di essere nel primo?”. Non ce lo scorderemo mai, aveva toccato una ferita aperta…».

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter