Così con le lumache combatto la crisi

“Storie della settimana”

Che poi questa crisi, diciamo la verità, è strana. Perché in stato di necessità l’uomo si ingegna per mettere insieme qualche soldo. Certo, c’è chi lo fa meglio dopo un’attenta analisi di mercato. E chi non riesce a sfondare. Così le cronache della crisi nell’Italia 2014 sono zeppe di lavori inventati, rimedi anticrisi e piani B che vanno più o meno bene.

La storia che questa settimana ha fatto il giro del mondo è quella di Giovanni Cafaro, 42enne salernitano trapiantato a Milano che fa la fila per chi non ha tempo di fare la fila. Cioè, lui che non ha lavoro fa quello che gli latri non possono fare perché lavorano troppo. Risvolti della crisi. Da La Stampa

Stanco di aspettare un lavoro, stanco di mandare curricula, stanco di inutili promesse, si è messo in coda ad aspettare, facendosi pagare da chi è assai stanco di fare le file. «Chiedo dieci euro l’ora. Emetto pure ricevuta fiscale. Il mercato è in crescita», quasi si bea della burocrazia e dell’Italia che non funziona e forse mai ha funzionato Giovanni Cafaro, 42 anni, salernitano da dodici anni a Milano, una laurea in Scienza della Comunicazione e un lavoro che si è inventato da solo, quello di uomo paziente.  
«Io sono quello che si mette in fila per chi non ha voglia e non ha tempo. Banche, assicurazioni, poste, asl… Non mi faccio mancare niente. Le file per pagare l’Imu sono il mio pane», giura lui, aria distinta da professionista, occhialini di metallo e borsa di cuoio sotto il braccio. Sembra un manager. CONTINUA A LEGGERE

se c’è “l’uomo paziente a ore”, non manca anche il già più noto “marito a ore”, che sembra avere sempre più successo, soprattutto quando la crisi riguarda anche l’istituzione del matrimonio. Tanto che è nato proprio un sito Maritoaore.it per organizzare i mariti a ore di tutta Italia. Sono factotum dei lavoretti domestici che di solito i mariti non a ore non sanno fare, diciamo la verità, e che spesso le donne non vogliono imparare. Da UrbanPost

…Sono tantissimi, infatti, gli inoccupati, studenti, pensionati italiani che mettono a disposizione di chi la cerca (tantissime donne) la propria manualità, traendone un guadagno di tutto rispetto. È l’idea che ha avuto Enrico Romano, ideatore e fondatore del portale Maritoaore.it, consulente marketing ed aziendale che, insieme al 29enne Andrea Galante, inoccuppato fino poco tempo fa, ha saputo reinventarsi una professione. Enrico, padovano ex manager di Vigonza, ha una moglie e due figlie e ha fatto una scelta coraggiosa: “Lavoravo in Seat Pagine Gialle in qualità di Zone Manager ma ero contrario alle politiche aziendali di quel momento. Così me ne sono andato e avendo tempo libero ho avuto l’opportunità di osservare con attenzione ciò che mi circondava”, ha detto. Da qui la sua idea di creare “una piazza virtuale nazionale dove far incontrare domanda e offerta” che si sta rivelando un’ottima risposta alla crisi economica. CONTINUA A LEGGERE

Non solo. C’è anche chi, dopo aver provato le lunghe e lente graduatorie della scuola italiana, preferisce andare a passo di lumaca. Che è più redditizio (e meno frustrante). Si tratta di un giovane neolaureato siciliano, che si è messo a coltivare lumache nella provincia di Agrigento. Da Castelvetranonews.it

A pochi chilometri da Burgio, piccolo paese della provincia di Agrigento ricco di agricoltura, turismo, e artigianato, è stata fondata l’azienda elicicola “Miceli’s Snail”, che gestice l’allevamento di lumache da gastronomia. Essa si estende su quasi 5.000 metri quadri su cui sono presenti due diverse specie di lumache: l’“Helix Aspersa Muller” (crastuna) e l’“Helix Aspersa Maxima” (escargot).
L’azienda rappresenta una nuova realtà nel settore agricolo, grazie alla brillante iniziativa di un giovane laureato, che dopo aver incontrato numerose difficoltà di natura burocratica e non, ha pensato bene di avviare una nuova attività in modo da utilizzare terreni abbandonati per qualcosa di concreto ed efficiente, creando anche occupazione per tanti giovani che non lavorano. CONTINUA A LEGGERE

Per chiudere, andando più a Nord, in Umbria, qualcuno avrà pensato: “Perché il cibo che non mangio al ristorante devo darlo al cane (che poi, tra l’altro, sta male)? Meglio se lo riscaldo e lo mangio io, così risparmio e non spreco”. Ecco che a Perugia un gruppo di ragazzi si è inventato la “Repeat Box”, una vaschetta 100% biodegradabile in cui portarsi a casa il cibo rimasto al ristorante. Per ripetere, appunto, il pasto. E risparmiare. Da Umbria24

… Il progetto Il progetto, disegnato e implementato dagli studenti del Food Studies Program di Umbra Institute assieme a dei partner locali, intende contribuire all’obiettivo europeo di ridurre per il 2025 lo spreco alimentare del 50% attraverso il disegno e l’implementazione di un programma che promuova l’uso di scatoline “take away” che permettano di portare a casa il proprio pasto avanzato dal ristorante. Si è partiti con una indagine iniziale attraverso questionari e interviste semi-strutturate che ha dimostrato che oltre il 70% degli intervistati sono favorevoli alla riduzione degli sprechi alimentari e sarebbero disposti a portare a casa il pasto avanzato riutilizzandolo in ambiente domestico, se ne avessero la possibilità attraverso un servizio offerto dal ristoratore. CONTINUA A LEGGERE

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