Viva la FifaInter e Milan si sfidano nel derby post Expo 2015

Progetti da presentare entro febbraio

Se il primo derby sul campo tra l’Inter di Erick Thohir e il Milan del duo Barbara Berlusconi-Adriano Galliani è finito in favore dei nerazzurri, il secondo per lo stadio resta ancora tutto da giocare. Le due squadre di calcio di Milano si stanno contendendo una parte dell’area Expo 2015, che dopo l’esposizione universale verrà trasformata e riutilizzata. Una parte di essa sarà destinata a uno stadio di proprietà, che diverrà casa di Inter o Milan, mentre la “perdente” resterà nello storico impianto di San Siro.

Il “derby dell’Expo” è ufficialmente cominciato a fine 2013, quando Arexpo, la società che gestisce l’area dell’evento, ha deciso di stilare un avviso pubblico che si chiuderà a febbraio e che inviterà i player (ovvero i soggetti interessati) a presentare i propri progetti per lo stadio. Si tratterà di un impianto polifunzionale, sull’esempio dei grandi stadi moderni europei  (compreso lo Juventus Stadium di Torino) che servirà non solo per le partite di calcio, ma che ospiterà altri eventi come concerti e che integrerà al suo interno strutture ricreative, ristoranti e negozi. Uno stadio che servirà, a chi se lo giudicherà, di diventare una società moderna, in grado di aggiustare il proprio bilancio in tempi di crisi e di competere in campo europeo con gli altri grandi club.

In questo senso, svetta su tutti l’esempio del Bayern Monaco, che anche grazie ai ricavi dello stadio di proprietà dell’Allianz Arena ha chiuso l’ultimo anno finanziario con un fatturato record di 420 milioni di euro. La società campione d’Europa in carica ha ricavato, grazie allo stadio e alle voci relative (sponsorizzazioni e marketing) rispettivamente 120 e 37,5 milioni di euro. Un esempio che in Italia, fino ad ora, è stato seguito solo dalla Juventus, che con il suo Stadium sta dando una raddrizzata ai propri conti: nel 2012/13, il club bianconero ha incassato 43 milioni dall’impianto, contro i 35 del primo anno.

Non è un caso, quindi, che Inter e Milan si siano mosse per acquisire il diritto a costruirsi uno stadio. E l’area Expo rappresenta per entrambe un punto d’arrivo dopo mesi di progetti e ricerche di aree da destinare al nuovo impianto. L’Inter stava già ragionando da tempo su un impianto di proprietà, da costruire nella zona di San Donato e Rogoredo, a sud-est di Milano. Quando Massimo Moratti era ancora proprietario e presidente del club nerazzurro, erano stati avviati contatti con la China Railway Construction, società cinese che nel 2012 sarebbe dovuta entrare nel pacchetto Inter con una quota del 15% (pari a 55 milioni di euro) utile a finanziare lo stadio. Poi l’affare saltò, fino all’arrivo di Erick Thohir, che si è preso maggioranza e presidenza del club. Mentre il magnate indonesiano trattava con Moratti, Adriano Galliani annunciava a giugno 2013 che sarebbe a breve partito il progetto del “Quarto anello”. Ovvero, la ristrutturazione di San Siro comprendente l’area del Trotto attorno allo stadio, per creare negozi e aree ricreative integrate. Un progetto che però prevedeva un parte di investimento pubblico difficile da realizzare in tempi di crisi, tanto che da Palazzo Marino fecero sapere che con Galliani non c’era nulla in cantiere.

Con l’amministratore delegato rossonero intenzionato comunque a mantenere la squadra a San Siro, dopo la scorsa estate la situazione si poteva riassumere così: Inter con un nuovo stadio, Milan al “Meazza“. Tanto che l’arrivo ufficiale di Thohir in Italia era coinciso con un incontro con il governatore della Lombardia Roberto Maroni, per parlare della possibilità di cedere all’Inter parte dell’area Expo. Thohir si era mostrato possibilista, senza però dare una risposta definitiva. Risposta invece arrivata dal Milan, che nel frattempo aveva inaugurato il doppio amministratore delegato: con Galliani relegato alla sola parte sportiva e Barbara Berlusconi a occuparsi della parte manageriale, il club rossonero ha inviato lo scorso novembre a Maroni una lettera con la quale si mostrava interessata all’area in maniera ufficiale.

Tanto che Maroni, tifoso milanista, aveva lanciato l’ultimatum all’Inter: se entro fine 2013 non arriva un’altra proposta, lo stadio lo farà il Milan. Una posizione modulata dall’intervento del sindaco di Milano Pisapia, che di fatto ha spinto (e ottenuto) per un avviso pubblico che allunga i tempi fino a febbraio di quest’anno. Entro quella data, le parti interessate dovranno avanzare proposte per un «impianto sportivo allargato comprensivo di stadio». Un derby vero e proprio quindi, con tanto di bando, dato che «non possiamo accettare proposte informali fatte nei corridoi della politica», ha spiegato Luciano Pilotti, presidente di Arexpo lo scorso dicembre, quando la società ha deciso per l’avviso pubblico che determina numeri e modalità per i player. Resta da sciogliere il nodo relativo al rapporto tra il nuovo stadio e il parco da 44 ettari adiacente: c’è chi lo vorrebbe staccato dall’area verde e chi invece lo vorrebbe integrato: dovrebbe spuntarla questa seconda linea, ma bisognerà capire (e in fretta) se l’area del nuovo stadio toglierà o aggiungerà spazio alla volumetria finale. La superficie totale destinata al progetto è di 105 ettari: 23 saranno quelli in cui si concentreranno i volumi, 12 dovrebbero andare allo stadio, per una edificabilità complessiva di 489mila metri quadrati.

Lo stadio non sarà l’unico impianto nuovo del dopo Expo. Una volta terminata l’esposizione universale del 2015, il Comitato olimpico darà il via alla creazione di una cittadella dello sport, con la costruzione degli impianti che ancora mancano nel capoluogo lombardo, come una piscina olimpica, un nuovo palazzo dello sport e, appunto, un nuovo stadio. Chi non se lo aggiudicherà, resterà a San Siro. Una sconfitta dolorosa, soprattutto per le tasche del club perdente: ad oggi, Milan e Inter pagano 8,4 milioni di euro all’anno per l’affitto dell’impianto. E se lo si vorrà rinnovare (con un progetto simile a quello del “Quarto anello”) si dovranno sborsare altri soldi: circa 150 milioni di euro. Una spesa sostenibile solo dai due club insieme, come avrebbe voluto Galliani.