Pizza ConnectionLo sbarco in Lombardia: Stamina agli Spedali Civili

Inchiesta

Come mai la «sanità virtuosa, il sistema che funziona meglio» della Lombardia (© Roberto Formigoni) è scesa a patti con il presidente di Stamina Foundation Davide Vannoni (docente di psicologia, neppure medico e sotto indagine dal 2011 dalla Procura di Torino da Raffaele Guariniello, ndr) stringendo un accordo così importante con gli Spedali Civili di Brescia, un ospedale d’eccellenza?

È questa la domanda che circola da settimane al grattacielo Pirelli, sede del Consiglio regionale della Lombardia, dove le opposizioni stanno cercando di capire quanto sia pesata sulle casse della regione e dei cittadini lombardi questa sperimentazione che non ha avuto, secondo gli esperti del primo Comitato istituito dal ministero della Salute, alcun effetto positivo sui pazienti. Ma il quesito, secondo indiscrezioni, se lo starebbero ponendo anche i magistrati nelle procure di Brescia e Milano, che stanno seguendo l’evoluzione dell’inchiesta di Raffaele Guariniello a Torino sulle infusioni di cellule staminali.

La questione, però, è molto più ampia. Non riguarda infatti solo l’attuale giunta di Roberto Maroni, insediatasi nel 2013, ma pure quella precedente di Roberto Formigoni, quando come assessore alla Sanità c’era il leghista Luciano Bresciani. Ma soprattutto quando la poltrona di direttore generale era nelle mani del potente Carlo Lucchina, sotto indagine in due inchieste della procura di Milano, quella sul Teleospedale e un’altra sui finanziamenti regionali degli ospedali lombardi. «Non si muove foglia che Lucchina non voglia» è stato il refrain per molti anni al Pirellone.

Del resto il nome di Lucchina, direttore generale della sanità ciellino è comparso in diverse indagini che hanno toccato in questi anni l’amministrazione sanitaria lombarda, dalla Fondazione Maugeri al San Raffaele, con al centro il faccendiere Pierangelo Daccò, condannato concorso in bancarotta e associazione per delinquere finalizzata a frodi fiscali, appropriazione indebita e distrazione di beni. E, caso vuole, che nella vicenda che ha consentito alla Fondazione Stamina di entrare negli Spedali di Brescia, tra i migliori ospedali in Italia, ricopra un ruolo da protagonista Luca Merlino, attuale direttore vicario e braccio destro di Lucchina per molti anni, anche lui finito tra le carte dell’inchiesta sulla Maugeri e del San Raffaele di Don Verzè: le sue dichiarazioni come testimone furono decisive per iscrivere nel registro degli indagati, con l’ipotesi di corruzione, proprio Formigoni.

Merlino è affetto da una malattia degenerativa. Nella puntata che il programma di Riccardo Iacona, Presa Diretta, ha dedicato alla vicenda Stamina è stato tirato in ballo da Marino Andolina, socio di Vannoni e anche lui indagato, che ha spiegato come Stamina Foundation entrò in Regione Lombardia grazie alle pressioni di alcuni dirigenti e a parenti di malati «raccomandati». Merlino, in un’intervista a Avvenire aveva respinto le accuse: «È un soggetto inquisito e ha tutto l’interesse a gettare fango su altri». Ma nel corso dell’intervista c’è un passaggio non chiaro. Merlino spiega di aver fatto solo «tre infusioni», eppure è stato il primo a essere curato e a quanto pare il trattamento sarebbe ancora in corso. Quello che però non dice Merlino riguarda le responsabilità dell’approdo del metodo Vannoni a Brescia. Perché fu proprio lui, il direttore vicario, a gestire l’accordo tra la regione e la Fondazione Stamina nel settembre del 2011. Lo confermerebbero mail e documenti. Sulle presunte pressioni di Merlino sta indagando di nuovo la procura di Torino. 

Stamina sbarca così agli Spedali Civili di Brescia. Come? La storia inizia il 21 giugno del 2011, quando la dottoressa Carmen Terraroli, responsabile del Coordinamento Ricerca Clinica dell’Azienda Ospedaliera bresciana, chiede al dottor Carlo Tomino, dirigente dell’Aifa, chiarimenti «per il comportamento da adottare per richieste di terapia cellulare somatica per malattie particolari con tecniche con il supporto di Stamina Foundation Onlus». Il 27 giugno Tomino spiega il «loro utilizzo non può essere autorizzato», ma dopo un mese cambia idea. E il 1° agosto scrive al direttore degli Spedali di Brescia che «non si ravvedono ragioni ostative al trattamento indicato», anche se la documentazione non è stata ancora presentata. E il 5 agosto il nulla osta con all’interno l’autocertificazione sulla sperimentazione Stamina viene inviato allo stesso Merlino che risponde ringraziando. 

Eppure, come si legge nella relazione ministeriale, che Linkiesta ha potuto visionare integralmente, da pagina 14 in poi, i parametri sul decreto «del 2006 sulle cure compassionevoli», non vengono rispettati. «Non risultano in linea con quanto richiesto». E aggiunge: «Il laboratorio di Cellule Staminali dell’Azienda Spedali Civili non aveva la richiesta pregressa esperienza di preparazione di medicinali per terapia cellulare somatica». Il laboratorio bresciano può produrre solo cellule staminali emopoietiche, non mesenchimali che richiedono standard di sicurezza molto più elevati. Per superare l’impasse ci vorrà una nota firmata proprio da Merlino il 17 agosto del 2011 («posteriore a quella dell’autocertificazione») dove viene richiesta «modifica di assetto accreditato in cui si certifica il possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente». In poche parole, secondo le carte del ministero, l’ingresso di Stamina agli Spedali di Brescia viene certificata con un paio di mail e una certificazione persino successiva. Non solo. Le incongruenze continuano pure nel 2012.

È infatti il maggio del 2012 quando l’Aifa dichiara fuorilegge il trattamento a base di mesenchimali ideato da Davide Vannoni, e ne sospende l’attività. Decisione che viene presa in seguito a due ispezioni eseguite nello stesso mese presso l’Azienda Ospedaliera “Spedali Civili” di Brescia. La prima avviene tra l’8 e il 9 maggio per opera dei Nas Carabinieri di Torino, supportati da personale dell’Aifa, che su delega del Magistrato Raffaele Guariniello ispezionano il laboratorio dove opera la Stamina Foundation Onlus.

Sulla scorta di quanto rilevato da questa prima indagine, Luca Pani, direttore dell’Aifa, firma un’ordinanza che «vieta in via cautelare – come si legge nella relazione dei Nas – di effettuare prelievi, trasporti, manipolazioni, coltura, stoccaggio, e somministrazione a pazienti di cellule umane, previsti dall’accordo di collaborazione tra gli Spedali Civili di Brescia e la Stamina Foundation». In poche parole vieta l’utilizzo del metodo Stamina.  Il 23-24 maggio viene condotta una seconda indagine ministeriale, da parte di esperti del Ministero, del Centro trapianti, dell’Aifa e dei Nas,  il cui rapporto inizia a comparire a stralci sui giornali nazionali solo a dicembre del 2013.

La relazione, documenta il trattamento eseguito fino a quel momento su dodici pazienti (otto adulti e quattro bambini), con numerose incongruenze: a iniziare dalla documentazione mancante o incompleta per finire con il contenuto stesso dell’infusione, di cui si sa poco e niente. Dalla relazione del 24 maggio emerge prima di tutto come le criovials contenenti le cellule congelate non avessero un’etichettatura conforme alle regole, che impediva di identificarle e risalire a quando e chi le avesse preparate.  Difficile capire come lo staff di Stamina potesse sapere cosa somministrare e a quale paziente. Per ognuno di questi pazienti – affetti da patologie anche molto differenti fra loro – era previsto un ciclo di cinque infusioni di cellule staminali, prelevate dal paziente stesso o da un donatore, e poi somministrate al paziente per via endovenosa e spinale. A proposito della documentazione dal rapporto emerge come spesso i protocolli previsti per ciascun paziente non venissero poi rispettati all’atto pratico e come sui moduli del consenso informato mancassero le firme, le date, e il grado di parentela di chi appone la firma. «Ogni paziente poi avrebbe dovuto firmare un altro modulo in cui veniva specificato cosa gli venisse infuso e per quale patologia – Scrive Letizia Gabaglio sull’ebook de L’Espresso “Stamina Connection” – in alcuni casi manca la firma del paziente e del medico, non è specificata la patologia, manca la data o l’intero documento».

Un’operazione quella di Stamina in Lombardia che, secondo alcune stime, potrebbe aver avuto un impatto vicino al milione di euro  e che ha portato sotto inchiesta anche il personale degli Spedali Civili di Brescia, finiti nelle indagini della procura di Torino. Su Stamina intanto si è attivata anche la Corte dei Conti in Lombardia, e al momento anche la Repubblica di San Marino (luogo dove venivano somministrate le infusione all’interno di un centro di bellezza), con la propria authority sanitaria, ha presentato un esposto al Tribunale unico del Titano per procedere con una denuncia contro “chi, tra gli anni 2008 e 2009, condusse in territorio sammarinese pratiche mediche illegali”.

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