Sconti di stato per le medicine dell’anima

Editoria

Con l’articolo 9 del decreto legge n.145 del 23 dicembre 2013 nel novero dei provvedimenti presi nel piano pomposamente chiamato “Destinazione Italia” (la vecchia finanziaria) sono state approvate – tra le altre cose – alcune «misure per favorire la diffusione della lettura», queste misure (che poi sono una) consistono nella possibilità di detrarre il 19% della spesa effettuata in libri («dotati di codice ISBN») fino a un «importo massimo di euro 2000, di cui euro 1000 per i libri di testo scolastici ed universitari ed euro 1000 per tutte le altre pubblicazioni». La sorprendente novità – la notizia è stata accolta con favorevole stupore anche da Piotr Marciszuk, presidente della Federazione Editori Europei che ha parlato di «una misura che può fare da apripista a livello europeo» e di «un esempio in Europa per la promozione del libro e della lettura» – solleva però alcuni dubbi di ordine finanziario e pratico.

Dal punto di vista economico la copertura alla detraibilità stanziata per ciascun anno da oggi al 2016 (la norma è al momento valida per i prossimi tre anni) è di 50 milioni di euro ogni 12 mesi, pochi secondo il direttore dell’AIE Alfieri Lorenzon, che segnala come la spesa annuale di libri in Italia ammonti a circa 3 miliardi di euro, sottolineando come il 19% di tale importo sia pari a 570 milioni – altro che 50. Sebbene questo sia vero c’è da dire che è molto improbabile che tutti i lettori da un giorno all’altro decidano di mettersi a collezionare fatture e compilare personalmente la dichiarazione dei redditi, dunque a mio avviso i fondi stimati – seppure insufficienti in termini assoluti – saranno probabilmente capaci di coprire le richieste di quanti vorranno usufruire della nuova agevolazione. Tutto ciò senza contare che il meccanismo esclude esplicitamente gli e-book (e dunque chi li legge).

Ma tornando ai problemi pratici sono in molti in questi giorni a cercare di capire come dimostrare il personale acquisto dei titoli, perché sebbene il comma 3 della norma esordisca con «L’acquisto deve essere documentato fiscalmente dal venditore», ancora non è chiaro come questi dovrà farlo. In attesa del decreto attuativo ho colto l’occasione per parlare con alcuni addetti ai lavori, cercando di capire quali novità comporterà la nuova legislazione e chi, eventualmente, ne trarrà i maggiori benefici.

Per la giornalista Federica D’Alessio di Bibliocartina la norma ha «un forte valore pubblicitario. Il governo desidera accreditarsi come sostenitore della cultura e in questo ha gioco abbastanza facile visto lo spregio che ne hanno fatto quelli precedenti. Il fatto di aver distinto la detrazione in due categorie, libri scolastici e non, ha tutto il sapore dell’incentivo offerto a coloro che scelgono di non passare all’e-book nella scolastica, dunque per far sì che i genitori premano sulle scuole affinché si rimanga fermi ai libri cartacei. D’altro canto, che questa novità non sia estesa anche agli e-book ha una possibile spiegazione nell’antipatia evidente degli editori italiani nei confronti dei libri elettronici. I primi a non volerli sembrano proprio loro, hanno paura di contribuire a sdoganare un mercato che potrebbe sfuggirgli di mano».

Circoscrivendo il campo alle librerie D’Alessio si conferma scettica: «non vedo proprio come questa novità potrebbe favorirle. La facilità di fatturazione, la possibilità di acquistare un numero maggiore di volumi ricevendoli a casa, tutti gli incentivi all’acquisto di quantità superiori di libri a mio parere avvantaggiano di gran lunga le librerie online. Questa norma non salverà affatto le librerie indipendenti, la cui unica ancora di salvezza rimane puntare sulla competenza dei librai».

Librai che dal canto loro non sembrano averla presa così male, Alessandro Alessandroni titolare della libreria AltroQuando di Roma trova che la norma appena approvata «sia un’ottima cosa. In realtà mi pare funzioni come con le medicine. Non mi sembra poco 1000 euro come tetto, considerato quanto spendono gli italiani sui libri, diciamo che non va incontro molto ai lettori forti, ma ci può stare. Il governo ti fa il 19% di sconto sui libri, wow. È il primo sconto buono che vedo, dato che se lo accolla lo stato. Quindi credo che sia un vantaggio per tutti. Per qualcuno più che per altri? Non so dirlo». Passando agli aspetti pratici Alessandroni nota però come la necessità di dover fatturare possa trasformarsi in un problema: «Ancora non sono stabilite le modalità con cui ognuno dovrà documentare gli acquisti per il rimborso, tanto è vero che nell’ultima comunicazione che mi è giunta dell’Ali (Associazione Librai Italiani, ndr), si parlava, come unico modo aldilà di ogni dubbio, di emettere la fattura a tutti clienti che volessero poi farsi rimborsare. Cosa che intaserebbe le casse di molte librerie». 

Per Patrizio Zurru, il libraio cagliaritano ideatore di Letti di Notte, le librerie con i clienti in fila di questi tempi possono dirsi fortunate e «se tutti vogliono la fattura saranno disposti ad aspettare, come si fa in farmacia per lo scontrino parlante». Secondo Zurru il potenziale problema è capire se la detraibilità sarà valida solo per i libri acquistati a prezzo di copertina: «Se valesse anche per quelli scontati le librerie di catena sarebbero ulteriormente avvantaggiate. Per le famiglie potrebbe essere un incentivo all’acquisto, quindi secondo me è una norma a favore della diffusione della cultura. Per quanto riguarda piccoli medi o grandi editori il discorso non cambia, dovendo scontrinare e bollettare tutto la differenza la farà il libraio, consigliando gli editori su cui ha un margine o condizioni di pagamento migliori. Prima di vedere il testo si parlava di soluzione a favore delle indipendenti e non delle catene, di libri a prezzo di copertina… ma poi è tutto sparito». 

Sebbene i proclami politici fossero effettivamente di quel tenore Giorgio Pignotti – il libraio di Ascoli creatore di Macbook, il programma gestionale usato dal 30% delle librerie italiane – ci tiene a sottolineare come comunque il segnale sia molto buono: «Dopo un anno di giochetti sull’IMU dal governo viene data attenzione ai libri, posti come cosa importante, al pari delle medicine». E come nel caso delle agevolazioni sui farmaci ne godranno tutti, i «clienti, e tutti quelli che possono emettere una fattura o uno scontrino parlante». Al momento l’ossessione dei librai è proprio questa, la documentazione fiscale: «Chi ha Macbook è pronto, abbiamo già lo scontrino parlante. È chiaro che per un libraio non attrezzato che magari deve fare la fattura a mano questa storia più che un vantaggio rischia di diventare una maledizione». Dal punto di vista normativo Pignotti è invece deluso dalla web-tax: «si sono fatti passi indietro. Ci sono libri realizzati e acquistati in Italia ma venduti da una società con sede in Lussemburgo che non paga le tasse né l’IVA, su questo non si è intervenuto». È d’accordo con questa linea anche Daniele Di Gennaro, editore di minimum fax: «Oggi una persona che abbia davanti un 15% di sconto immediato o una detraibilità possibile del 19% fra un anno sceglierà sempre lo sconto subito, che favorirà quelli che possono gestire con più margini questo gioco al ribasso in un’assente tutela e valorizzazione del libro, degli autori, del lavoro di selezione e proposta degli editori. Per non parlare dei vantaggi di librerie elettroniche con sede fiscale all’estero, che generano una concorrenza non leale e semplicemente insostenibile in un paese che guardi alla cultura come risorsa fondamentale per il presente e il futuro della sua popolazione». Certo, continua, in un periodo di crisi come quello che attraversiamo ogni aiuto è da considerarsi positivo, sebbene in alcuni «paesi europei più civili lo sconto sui libri è vietato o ridotto al minimo». E il problema reale è che «questo come altri provvedimenti non sono altro che tentativi di svuotare l’oceano con un bicchiere».