Social street, sul web rinascono i rapporti di vicinato

La prima a Bologna, in via Fondazza

Dimenticate i film americani in cui dopo il trasloco il vicino di casa si presenta alla porta dandovi il benvenuto con una torta al cioccolato in regalo. Nelle grandi città italiane spesso si vive da perfetti sconosciuti anche sullo stesso pianerottolo. Case che diventano solo un dormitorio dopo lunghe giornate di lavoro, e quartieri che non si conoscono affatto. Non se vivete in una social street, una delle quasi 70 “strade sociali” che ormai tappezzano tutta Italia. Si parte con un gruppo su Facebook, poi si passa dal virtuale al reale. Così ci si conosce, si condividono idee e ci si scambiano favori. Un esempio: vi serve un idraulico? Se abitate in una social street di sicuro saprete a chi rivolgervi (sempre che ci sia un idraulico in zona). E se poi l’idraulico ha un cane e avrà bisogno di un dog sitter, per lui non sarà difficile trovarlo.

Il primo esperimento in Italia è stato quello di via Fondazza a Bologna, non troppo lontano da piazza Maggiore. L’idea è di Federico Bastiani, 36 anni, giornalista freelance e padre di un bambino. Stanco di vederlo giocare sempre da solo, crea il gruppo Facebook “Residenti in Via Fondazza – Bologna”. Federico si era reso conto che «il contatto con gli abitanti non andava mai oltre il “buongiorno” (nei migliori casi) eppure vedeva le stesse persone tutti i giorni». Bastava “invadere” lo strumento che la maggior parte di noi usa tutti i giorni: Facebook. In poco tempo il gruppo virtuale si popola di persone reali, quelle che si incrociano al supermercato o per le scale, fino a superare oggi le 800 unità.

È bastato poco per sapere che qualche palazzo più in là c’erano altri bambini con cui giocare, persone con cui condividere la passione del trekking (è nato il “Via Fondazza social trekking”), anziani che avevano bisogno di una mano. Bologna, poi, è popolata da molti studenti universitari fuorisede che hanno bisogno delle informazioni di base per ambientarsi. Il gruppo creato da Federico Bastiani per loro è diventato il posto giusto in cui trovarle. Da via Fondazza, poi, il contagio ha raggiunto altre 25 strade di Bologna. Un’“epidemia” sociale.

da Bologna i rapporti di buon vicinato si stanno diffondendo via via in tutta Italia, da Roma a Palermo fino a Milano. Qui il colpo di inizio lo hanno dato a fine novembre i residenti di via Maiocchi, a pochi passi da Porta Venezia. La “mente” in questo caso è una donna, Lucia Maroni, che di professione organizza eventi teatrali. «Ho creato il gruppo», racconta, «e poi ho affisso per il quartiere delle locandine con scritto “Iscriviti al gruppo Facebook residenti di via Maiocchi”, con gli obiettivi del progetto. In realtà già in passato avevo chiesto al mio amministratore di condominio di creare una bacheca condivisa, ma mi aveva risposto di no».

Appena il gruppo Facebook raggiunge le 20 persone, si fissa il primo appuntamento “reale” per scambiarsi gli auguri di Natale. Sembra una cosa banale: eppure chi aveva mai pensato di fare gli auguri al vicino del primo piano? Questo nella social street è stato possibile. Uno dei residenti ha messo a disposizione uno spazio più ampio per incontrarsi. E l’esperimento è partito.

Si sono scambiati gli auguri e i commercianti della zona hanno aderito mettendo a disposizione cibo, bevande, e anche i regali della lotteria. Senza dimenticare i senza tetto del quartiere: in poco tempo è nata l’idea della distribuzione di pasti, bevande calde e vestiti. E c’è chi ha persino creato un documento condiviso per non sovrapporsi e garantire la distribuzione ogni giorno. Uno dei senza dimora della zona, John Dennis, è ormai diventato una sorta di star del quartiere. «C’è questo signore che vive su due cartoni proprio accanto al portone di casa mia», racconta Domenico. «Ora ogni mattina ci diamo il buongiorno e gli ho anche regalato le mie scarpe da ginnastica».

Il secondo incontro, raggiunte le 200 adesioni su Facebook, è stato un aperitivo offerto dal bar più famoso del quartiere. Si sono presentati bambini, ragazzi, adulti, anziani. Qualcuno più spaesato dell’altro: c’era chi si presentava a tutti e chi si muoveva in compagnia del proprio coinquilino. Ai bambini è bastato poco per cominciare a giocare insieme, agli adulti un po’ di più. C’è chi ha proposto di creare un Gas, gruppo di acquisto solidale, per comprare frutta e verdura. Chi proponeva feste in strada.

«Finalmente ho conosciuto quello dell’ultimo piano che fa sempre delle cene rumorosissime», dice scherzando una ragazza. «C’è tanta gente che incrocio ogni giorno», dice qualcun altro, «ora imparerò i loro nomi». «Devo vendere il mio divano usato? Magari trovo qualcuno qui che viene a prenderlo a casa senza pagare le spese di spedizione».

Alcuni si sono già accordati per condividere l’abbonamento a Internet e spendere di meno (“Cari vicini, pagare abbonamenti flat internet singoli è sciocco e costoso, fate sharing con il pianerottolo, costa la metà :)”, si legge su Facebook). Altri hanno creato gruppetti per fare jogging al parco in compagnia (“Ciao, la mattina alle 6 sto provando a correre: sono agli inizi, quindi non piu di 10 minuti tra corsa e camminata. Se a qualcuno interessa potremmo farci forza a vicenda…”). 

La vita della social street continua anche sul gruppo Facebook: qualcuno posta il listino prezzi della palestra di quartiere, c’è chi cerca un professore per ripetizioni di sociologia, chi vuole mettersi in contatto con un dentista, chi si è appena trasferito e fa domande sui servizi del quartiere, chi propone di creare la “zona a disoccupazione Zero” (“ho conosciuto altre due persone che “abitano” all’altezza di via Nino Bixio 41, sotto il porticato della Banca Credem. Anche loro hanno perso tutto ma hanno tanta voglia di ricominciare, sono solo fuori da qualsiasi possibilita` lavorativa “classica”. Dai dimostriamo che INSIEME possiamo creare la zona a Disoccupazione Zero: inserite (o fatemi pervenire) la richiesta di un servizio (commissioni, piccoli sgomberi, consegne a domicilio da parte di negozi o ristoranti, insomma aiuti di qualsiasi tipo!!!”).

I progetti e le idee messe sul tavolo sono tante. «L’idea è che ognuno si organizzi per nuclei di interessi», spiega Lucia. «C’è chi ha pensato di fare una mostra fotografica e chi sta organizzando una festa di quartiere». Qualcuno ha proposto un servizio condiviso di baby sitting e dog sitting. E per chi non ha un profilo Facebook, sono state create anche due bacheche “reali” in due negozi della zona.

Anche a Milano, il contagio social si è presto diffuso e in poco tempo sono nate altre sette social street. “Improvvisamente i muri cadono”, si va oltre Facebook e si scopre che anche il vicino più antipatico non è poi così male (per chi volesse creare una social street, qui le linee guida).