Stage, tutti i segreti per entrare in azienda

Destinazione lavoro

1 Brevi cenni normativi
I tirocini formativi e di orientamento, introdotti nell’ordinamento italiano il 24 giugno del 1997, con l’articolo 18 della legge n. 196, fanno ormai parte delle iniziative di raccordo tra i percorsi d’istruzione e inserimento al lavoroNel tempo, però, anche per via di un travagliato percorso normativo che ha più volte mutato la disciplina degli stage fino ad attribuire la competenza regolamentare esclusivamente alle Regioni, l’applicazione di queste tipologie di accesso al lavoro ha subito una grave distorsione dell’originaria natura. Di fatti i tirocini, piuttosto che costituire un’opportunità di approccio al mondo del lavoro¹ nell’ambito di progetti di orientamento e formazione o di inserimento/reinserimento, sono spesso diventati strumento per nascondere sostanziali rapporti di lavoro subordinato.

Per questa ragione è stato necessario riformare la formula tirocinio per contrastare l’uso distorto, aumentare le tutele dei tirocinanti e riavvicinarla alla natura ordinaria di percorsi d’accesso, inserimento o reinserimento di giovani, disoccupati, inoccupati e soggetti svantaggiati. Rispetto ai quali, almeno stando alle recenti stime di Bankitalia e al Rapporto ILO Global Employment Trends 2014, non sono positive le previsioni occupazionali, per i prossimi anni, nonostante una attesa crescita del Pil nazionale.

A oggi, quindi, a seguito dell’adozione, in data 24 gennaio 2013 da parte della Conferenza Stato-Regioni, delle Linee Guida in materia di tirocini, sono stati definiti standard minimi di carattere disciplinare per tutti i rapporti di tirocinio, anche se, per via di vincoli costituzionali non vi è un’univoca regolamentazione nazionale. I tirocini restano comunque uno dei principali strumenti, dell’ordinamento italiano, per la promozione di percorsi formativi e di ingresso o reingresso nel mercato del lavoro. È per questo che servono forme di sostegno o incentivo, specie in un momento storico come quello attuale, dove si registrano alti tassi di disoccupazione giovanile.

2 Gli incentivi per la promozione dei tirocini introdotti della legge 99 del 2013 

Tra gli incentivi validi su tutto il territorio nazionale, ci sono quelli disposti dal cosiddetto pacchetto lavoro (legge 99/2013), che ha promosso una serie di interventi volti a favorire l’occupazione giovanile.

Si tratta di misure adottate, in via sperimentale per gli anni 2013, 2014, 2015, istituendo un fondo con dotazione di 2 milioni di euro annui, volto a consentire alle amministrazioni dello Stato, che non abbiano a tal fine risorse proprie, di corrispondere le indennità per la partecipazione ai tirocini formativi e di orientamento. Inoltre, il comma 5 bis, della stessa legge, dispone che per il sostegno al settore culturale, presso il ministero dei beni e delle attività culturali, per l’anno 2014, è stato istituito un Fondo straordinario con stanziamento pari a 1 milione di euro, denominato “Fondo mille giovani per la cultura”, destinato alla promozione di tirocini formativi e di orientamento nei settori delle attività e dei servizi per la cultura rivolti a giovani fino a ventinove anni.

Con i commi successivi trovano una propria disciplina i c.d. “tirocini curriculari” in ambito universitario, finalizzati a favorire l’incontro con le imprese in un’ottica di alternanza tra studio e lavoro, per i quali era stata autorizzata una spesa di 3 milioni di euro per l’anno 2013, e, per l’anno in corso è prevista una spesa pari a 7,6 milioni di euro, interamente destinata a tutti gli studenti (tenendo conto della regolarità del percorso di studi, della votazione media degli esami e delle condizioni economiche dello studente individuate in base all’Isee) iscritti ai corsi di laurea nell’anno accademico 2013- 2014.

3 I programmi nazionali per incentivare tirocini o percorsi formativi 

In aggiunta a quanto statuito per via legislativa, per il tramite di Italia Lavoro quale ente strumentale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione e dell’inclusione sociale, sono definiti annualmente specifici bandi e/o progetti attraverso cui destinare fondi pubblici a finalità predeterminate come ad esempio la promozione di tirocini o altri percorsi formativi nel mondo del lavoro.

Ecco una sintesi dei tre principali progetti costruiti da Italia Lavoro aventi a riguardo la promozione dei tirocini. Il progetto NEET e il progetto LIFT, però, attualmente non sono fruibili causa esaurimento fondi stanziati, mentre è ancora attivo il progetto Welfare to Work – W2W rivolto però non esplicitamente ai tirocini quanto alla promozione di politiche attive per il reinserimento lavorativo.

Progetto NEET
Il Progetto NEET, acroniomo di Not in Education, Employment or Training, rivolto appunto ai giovani che non studiano, non lavorano e non si formano, è stato curato da Italia Lavoro nel 2013 e finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per offrire 3mila percorsi di tirocinio di durata semestrale. L’obiettivo è stato quello di riavvicinare i giovani Neet al mercato del lavoro e supportarli nella ricerca attiva di un’occupazione, attraverso una concreta esperienza in azienda.


A incentivare la proposta è stata prevista una borsa di studio del valore di 500 euro mensili per i percorsi attivati in una delle quattro regioni convergenza (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), e una borsa di 1.300 euro mensili per i tirocini in mobilità (in tutte le altre regioni).



Progetto LIFT – Lavoro, Immigrazione, Formazione, Tirocini 
Tramite di Italia Lavoro, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha promosso il progetto LIFT – Lavoro Immigrazione Formazione Tirocini, finanziato con fondi a valere sul Fondo di Rotazione per la Formazione Professionale e l’accesso al Fondo Sociale Europeo.

Scopo del progetto è stato promuovere e realizzare misure e servizi per l’inserimento lavorativo di immigrati extracomunitari, in particolare titolari e richiedenti protezione internazionale, presenti sul territorio nazionale, a esclusione delle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, per migliorare la loro condizione sociale e occupazionale e contrastare fenomeni di sfruttamento, lavoro nero ed esclusione sociale.

L’aspetto incentivante è stato duplice, rivolgendosi sia agli enti promotori e sia ai tirocinanti interessati alla formazione, alla qualificazione delle competenze e all’occupazione.

Progetto Welfare to Work – W2W per le politiche di reimpiego
Il progetto Welfare to Work, attuato in 18 regioni e in una Provincia autonoma, e attivato per il triennio 2012/2014, si prefigge di attuare politiche e servizi di welfare to work adeguati a sostenere il recupero degli effetti della crisi sull’occupazione e a spingere i mercati del lavoro verso il raggiungimento degli obiettivi occupazionali dell’Italia al 2020.

Finalità principali sono: innalzare l’occupazione giovanile e femminile, aumentare la qualità del capitale umano e accrescere la produttività. Attraverso il progetto vengono promosse azioni di politica attiva adeguate a sostenerne i processi di reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori svantaggiati, espulsi o a rischio di espulsione dai processi produttivi.

Per raggiungere questi risultati il progetto punta sulla formazione e lo sviluppo delle competenze delle persone per allinearli ai bisogni delle imprese, punta su un uso più efficiente del sistema degli ammortizzatori sociali, intende potenziare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso la definizione di standard di qualità dei servizi, promuove l’utilizzo delle forme contrattuali più idonee, in primis l’apprendistato, e degli strumenti disponibili per la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro.

​4 La Youth Guarantee: un’occasione per lo sviluppo occupazionale

Oltra a quanto già esistente sul territorio nazionale, in prospettiva altre risorse potranno incentivare i percorsi di tirocinio grazie al programma europeo della Youth Guarantee.

Con tale programma si intende offrire garanzie ai giovani al di sotto dei 25 anni in cerca di occupazione, attraverso un vero e proprio impegno a proporre offerte di lavoro entro e non oltre quattro mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale.

A partire dal 2014 la Youth Guarantee, attraverso la sua politica di “promessa occupazionale”, mira a garantire entro il 2020 l’impiego di circa il 75% delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni, evitando gli abbandoni scolastici e sottraendo più di 20mila persone a situazioni di grave povertà.

Per poter cominciare a “dipingere questo quadro idilliaco”, è stata istituita una struttura di missione che dovrà definire le linee-guida nazionali per la programmazione degli interventi di politica attiva, individuare i criteri per l’utilizzo delle relative risorse economiche, promuovere, coordinare e valutare gli interventi di competenza dei diversi enti. Inoltre, sulla base della comunicazione della Commissione europea del 4 novembre, l’Italia riceverà risorse a titolo di Youth Employment Initiative per un ammontare pari a 567 milioni di euro; a questi va aggiunto un pari importo a carico del FSE, nonché il cofinanziamento Nazionale stimato intorno al 40% (379 milioni di euro). In definitiva, la disponibilità complessiva del programma sarebbe di circa 1 miliardo 513 milioni di euro al quale si aggiungeranno ulteriori finanziamenti nazionali e regionali.

Alla struttura di missione hanno preso parte enti diversi tra cui: ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Isfol e Italia Lavoro, ministero dell’Istruzione, ministero dello Sviluppo Economico, ministero dell’Economia, dipartimento della Gioventù, Regioni e Province Autonome, Province, Inps e Unioncamere.

 5 Incentivi per i percorsi di tirocinio previsti dalle normative Regionali

Come detto in apertura, la disciplina regolamentare dei percorsi di tirocinio è stata affidata esclusivamente alla competenza delle Regioni e pertanto le principali forme di incentivazione di tali strumenti sono rinvenibili all’interno di norme, avvisi pubblici, bandi e programmi degli Enti Locali.

Le tabelle che seguono cercano di ricostruire, in forma sintetica e senza pretesa di completezza, il quadro delle recenti iniziative regionali rivolte alla promozione di tirocini.  

*Centro Studi ADAPT

¹In verità, già la legge quadro in materia di formazione professionale (legge 21 dicembre 1978 n. 845) all’articolo 15 sanciva che “le istituzioni di cui all’art. 5 operanti nella formazione professionale possono stipulare convenzioni con le imprese per l’effettuazione, presso di esse, di periodi di tirocinio pratico e di esperienza in particolari impianti o specifici processi di produzione, o per applicare alternanza tra studio lavoro. Le Regioni, nel regolare la materia, stabiliscono le modalità per la determinazione degli oneri a carico delle istituzioni per le attività formative di cui al comma precedente, e, assicurano la completa copertura degli allievi dai rischi di infortunio. Le attività formative di cui al primo comma sono finalizzate all’apprendimento e non a scopi di produzione aziendale”.