StorieEcco come si diventa jihadista in Italia

Una decina gli italiani coinvolti

Arruolarsi nei gruppi islamisti che combattono la guerra santa nel Paese di Assad è tanto facile quanto comprare un volo low cost da una qualsiasi città europea, arrivare al confine turco, e aspettare di trovare il contatto giusto per entrare tra le fila dei gruppi di ribelli più radicali. Tanto che gli esperti lo chiamano ora «EasyJet Jihad». E parlano di «linkage», non più di reclutamento: non è Al Qaeda che viene a cercarti, sono gli europei che la vanno a trovare.

I giovani partiti dall’Europa sono diverse migliaia. È dell’11 febbraio la conferma delle autorità londinesi del primo kamikaze britannico in Siria. L’uomo si sarebbe lanciato con un camion imbottito di esplosivo contro il carcere di Aleppo. Gran Bretagna e Francia sono i Paesi con il maggior numero di jihadisti al momento in Siria (circa 600), seguono Germania (250), Belgio (220) e Danimarca (120), Olanda (110). Poi la Spagna, con una ventina di casi, e l’Italia, una decina.

Lorenzo Vidino, esperto di terrorismo islamico e membro del Center for security studies di Zurigo, spiega: «I percorsi per entrare in Siria sono diversi. La via più facile è quella di chi prenota un volo per Ankara o Adana o Gaziantep. E poi prende un pullman per avvicinarsi al confine con la Siria. Ma ci sono anche casi, di olandesi ad esempio, che hanno noleggiato o rubato un’auto, hanno guidato fino al confine e poi l’hanno rivenduta, guadagnando soldi per la causa jihadista».

Il punto chiave però è quello del «facilitatore».

Perché per entrare nei gruppi più strutturati «serve una “raccomandazione”. Fronti come Jabat al Nusra, Isis o Ahrar al-Sham, tra le mete più ambite, sono naturalmente molto sospettosi. Non mancano al confine decine di agenzie di intelligence che provano a entrare in questi gruppi da infiltrati».

Il caso del ligure Giuliano Delnevo (di cui parleremo a breve) ne è una testimonianza. «La prima volta che Delnevo ci prova – racconta Vidino – si aggira al confine siriano per qualche settimana. Ma non ha ganci. E non riesce ad entrare. Rientra in Italia. Probabilmente trova un contatto. E un anno dopo circa è arruolato».

Per quanto sia facile e relativamente veloce raggiungere il confine siriano, il processo di avvicinamento al jihad, o «radicalizzazione» come lo chiamano gli esperti, inizia molti mesi prima. E inizia spesso su Internet. È questa l’ultima versione del terrorismo islamico. Nessun campo di addestramento in Afghanistan, nessuna moschea a fare da culla. Ma video di predicatori ascoltati dalla scrivania di casa, e-mail inviate in inglese da paesini del bresciano ai principali predicatori dell’Islam più radicale di casa negli Usa, Gran Bretagna o Yemen, e listini di fertilizzanti consultati online.

Anas el Abboubi nasce in Marocco nel 1992. Arriva in Italia quando ha sette anni. Vive a Vobarno, a nord di Brescia in una famiglia relativamente ben integrata. Frequenta un istituto tecnico della zona e per un certo periodo fa il rapper (in arte è Mc Khalifh), fino a comparire in un video di Mtv Italia.

 https://www.youtube.com/embed/EObUCoujN0o/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Nel settembre del 2011 Anas si presenta in questura a Brescia per conto del gruppo Sharia4Italy, da lui stesso fondato. Dopo l’uscita negli Usa del film L’innocenza dei musulmani (una presa in giro dei precetti dell’Islam che nello stesso anno provocò l’attentato mortale alla caserma Usa di Bengasi, Libia) chiede il permesso di bruciare in centro a Brescia le bandiere di Usa e Israele.

È da quel momento che i servizi segreti italiani iniziano a monitorare il suo pc. Scoprono che Anas è in contatto sulle chat con alcuni predicatori radicali, Anjem Chaudry (leader del gruppo Islam4UK) e Omar Bakri. Cerca su Google maps la localizzazione della Caserma dei militari di Brescia. E invia costantemente link di siti jihadisti agli amici.

Usando l’articolo 270 quinquies ( introdotto in Italia dopo l’attentato di Londra del 2005 punisce chiunque fornisce addestramento per atti di violenza tramite mezzo telematico) il 12 giugno 2013 la Digos arresta Anas. Quindici giorni dopo il Tribunale del riesame di Brescia rilascia Anas. Motivazione: la selezione di materiale online è occasionale, non utile ad addestrare alcuno.

Un mese dopo Anas è in Siria. Apre una pagina Facebook con il nome di Anas al-Italy, Anas l’italiano, visibile a tutti.

Mohamed Jarmoune, origini marocchine ha 20 anni. È un ragazzo perfettamente integrato di Niardo, nel bresciano. Vive qui da quando ha sei anni, lavora come perito con contratto indeterminato e vive con i genitori, entrambi lavoratori. Lo chiamano Mimmo il timido.

Mohamed Jarmoune

Il 15 marzo 2012 viene arrestato e condannato a quattro anni e mezzo. La Digos ha scoperto che su Internet Mohamed cerca i listini di prezzi di società che vendono fertilizzanti, fa un sopralluogo virtuale alla sede della comunità ebraica di Milano, e della scuola ebraica di via Arzaga. Traduce manuali dei principali predicatori islamisti (Anwar al Awlaki, uno dei più noti, è tra questi). Consulta online il manuale “Come fare una bomba nella cucina di mamma”.

Un sermone di Anwar al-Awlaki visibile su You Tube

Quello di Ibrahim Giuliano Delnevo è il caso più noto, raccontato dai quotidiani quando, nel luglio 2013, arriva dalla Siria la notizia della sua morte sul campo. Nel 2008 Giuliano ha 18 anni e lavora in un cantiere nautico di Ancona. Si converte all’Islam e prende il nome di Ibrahim. Si trasforma. Fa crescere la barba e veste lunghi abiti bianchi. Nel 2010 si diploma all’istituto Einaudi-Galilei e si iscrive alla facoltà di Lettere. Ma non dà nemmeno un esame.

Ibrahim Delnevo

Sulla pagina Facebook Giuliano-Ibrahim mette il logo del Kavkaz Center, un’agenzia di informazione fondamentalista cecena e tra le foto posta la foto di Abd Allah Yusuf al-Azzam, il fondamentalista al quale si è ispirato Osama bin Laden. Su You Tube (Liguristan Tv è il nome che dà al suo canale) carica video in cui legge e commenta le sure del Corano, posta lezioni del teologo Muhammad Zakariya Kandhalawi, scaglia invettive contri i “criminali” infedeli.

Nel 2011 parte una prima volta per il nord della Turchia, dicendo alla famiglia di volersi impegnare in una missione umanitaria nel Paese. L’obiettivo in realtà è entrare in Siria e combattere. Ma Ibrahim non trova il contatto giusto. Rientra in Italia, taglia la barba, lascia le vesti lunghe. La famiglia crede che abbia abbandonato i progetti di fuga. Invece, pochi mesi dopo, ibrahim scrive dalla Siria. È entrato nel Paese e sta combattendo con un gruppo ribelle. A luglio 2013 la notizia della morte.

La Digos scopre che Ibrahim era in contatto su internet con il bresciano Anas e il gruppo Sharia4Italy. Cosa che lascia credere – spiega Lorenzo Vidino – che questi ragazzi siano tutti in rete tra loro. «Un centinaio di persone che comunicano costantemente».

La chiave per trovare il gancio che consente di entrare in Siria è proprio qui. Il Belgio, ad esempio, è un Paese che ha un numero di immigrati simile a quello dell’Italia. Eppure, i casi di jihadismo sono 220, contro la decina italiana. La ragione, probabilmente, è nella presenza di maggiori contatti con la Siria. «Molto attivo è il gruppo sharia4belgium», racconta Lorenzo Vidino. Quello che sappiamo di questo gruppo è che è stato creato da persone che hanno vissuto per un certo periodo in Libano. E una volta tornati in Belgio hanno aperto una frontiera con la Siria.

Per partecipare alla jihad siriana si sfruttano relazioni che esistono da tempo, gruppi la cui nascita precede la guerra in Siria.

Le storie di Anas, Ibrahim, Mohamed non si discostano molto da quella dell’olandese Mohammed Bouyeri, il killer del regista Teo Van Gogh, o dei fratelli della maratona di Boston. Le lega un filo. Sono solo l’ultimo capitolo di una storia – quella di Al Qaeda – iniziata tra anni ’80 e ’90 e oggi trasformata in una realtà sempre più frammentata, con la leadership di al-Zawahiri (responsabile di mantenere intatta l’ideologia qaedista ma non più capace di controllare l’intera organizzazione) e tante cellule sparse nel mondo, fatte di gruppi che combattono il jihad locale (Aqim in Algeria e Sahel, Al Shabab, Al Nusra, ad esmpio), ma anche di cellule individuali, singole persone che in Europa e in America operano a livello personale compiendo attentati nella città in cui abitano o partendo volontariamente per la Siria. 

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