I big data aiutano a trovare l’anima gemella?

I big data aiutano a trovare l'anima gemella?

Un recente articolo pubblicato su Wired britannico intitolato Hack OKCupid suggerisce che la migliore strategia per trovare un partner ideale sia utilizzare i big data.

Personalmente, non ne sono affatto convinto.

Visto il tempo e l’energia  (fra cui dormire in sala computer per settimane, creare dozzine di profili finti e estrarre dati) che il protagonista dell’articolo, McKinlay, ha dedicato al sito, il tasso di successo dei primi appuntamenti sembra essere sorprendentemente basso. Anche se prendiamo in considerazione unicamente gli appuntamenti menzionati dall’articolo, sembra davvero straordinario che non sia scattata la scintilla con nessuna delle donne che McKinlay ha incontrato.

Dall’articolo, sembrerebbe che McKinlay sia andato a 88 primi appuntamenti prima di trovare “quella giusta”, la futura moglie. Ma, se non avesse dedicato così tanto tempo all’estrazione di dati dal sito, avrebbe deciso di abbandonare prima il progetto?

Per capire se utilizzare i big data sia meglio dell’approccio artigianale e spontaneo senza complicazioni numeriche,  dovremmo capire il tasso di successo di McKinlay relativamente a quello di altri utenti. In altre parole, l’ottimizzazione del profilo e la ricerca attraverso i big data aiuta a ridurre in modo significativo il tempo, l’energia e il denaro speso per la ricerca del partner ideale? In aggiunta, c’è da chiedersi se questa strategia possa risultare utile per tutti i candidati oppure se benefici solo i profili già di successo, oppure solo una particolare fascia d’età. Viceversa, esiste un particolare gruppo di utenti di tali siti che non può essere aiutato da questo tipo di strumenti?

Finora ho utilizzato la parola successo piuttosto liberamente. Ma cosa vuol dire esattamente “successo” quando si parla di un sito di incontri? È l’amore eterno? Se così fosse, nonostante faccia i miei migliori auguri a tutti, ci sono alcune pietre miliari da considerare, come ad esempio la durata di una particolare relazione e quanta della propria felicità derivi dal rapporto di coppia. Su questi aspetti, non ci sono molti dati che possono aiutarci. I siti di incontri sono una invenzione relativamente nuova e l’utilizzo dei big data su questo tipo di argomenti è storia ancora più recente.

In ogni caso, dovremo aspettare alcuni decenni per capire se i siti di incontri offrano un vantaggio significativo nella ricerca della felicità di coppia agli individui che li utilizzano rispetto a quelli che non lo fanno. La statistica più ovvia da osservare è quella del tasso di divorzi. Se fra trent’anni il tasso di divorzio fra le persone che si sono conosciute online negli anni ’90 e 2000 sarà ancora di circa un terzo potremo concludere che i siti di incontri non funzionano molto meglio del semplice caso.

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