I segni inequivocabili per cui è l’ora di licenziarsi

Messaggi subliminali

Lasciare il posto di lavoro non è sempre un’eresia. Anzi, in certi casi è la scelta migliore. Permette di creare un maggior ricambio di idee e personalità, crea un mondo del lavoro più dinamico e dà più opportunità ai giovani e ai disoccupati, che vanno a prendere i posti lasciati liberi. Insomma, può rivelarsi utile. Certo, andrebbe fatto quando si ha già un’altra opportunità in mente (o meglio tra le mani), anche se in America il numero delle persone che sceglie di abbandonare il proprio lavoro è in aumento.

Certo, non è l’America, qui. Il mercato del lavoro è diverso, meno flessibile. E non è sempre facile pensare di andarsene via. Ci sono però alcuni segni che vanno considerati. Segnali che ti dicono che sì, è arrivato il momento di licenziarsi. Time ne ha individuati ben sette.

Odi il tuo lavoro

Ci sono lavori che sono di passaggio, trampolini necessari per arrivare a fare il lavoro dei sogni. Se al momento ciò che fai non ti piace, concentrarsi sugli sbocchi futuri (e agognati) aiuta molto per trovare motivazione. Però ci sono dei limiti: se tutto quello che fai ha un cattivo effetto su di te, se trovi difficile e spiacevole quasi ogni momento del tuo lavoro, non avrai nessuna motivazione forte per andare avanti. Un trucco? Guarda a quello che fanno i tuoi superiori, o chi sta facendo carriera. Se pensi che il lavoro del capo del tuo manager sia meraviglioso, allora sei sulla giusta strada. Se no, è giunto il momento di cercare altro.

Sei stressato e ti ammali

Se lo stress provocato dal lavoro influisce sulla tua salute mentale e/o fisica, danneggia il tuo rapporto con la fidanzata o moglie o famiglia in generale, allora è bene tenere presente questo principio: non vale la pena. È il momento di mollare quando ti svegli e sei spaventato da quella che sarà la tua giornata; è il momento di mollare quando il pensiero di ricominciare, domenica sera, ti deprime; è il momento di mollare quando la tua salute ne risente.

Non fa per te

Puoi anche avere le migliori qualità al mondo per fare quel lavoro, ma se non ti integri bene con l’organizzazione e la vita della tua impresa, allora non avrai successo. L’assimilazione della cultura aziendale avviene nei primi mesi. Se sei lì da sei mesi o un anno, o anche di più, e ti senti ancora un estraneo, allora lo sarai sempre.

Il tuo capo è un inferno

L’inferno sono gli altri, diceva Sartre. E se l’altro è il tuo capo, è un inferno ancora peggiore. La maggior parte delle persone non si licenzia da un impiego: si licenzia da un capo. Se nonostante ogni tentativo di comprensione o di argine la situazione non cambia o peggiora, è anche qui tempo di abbandonare.

Sei troppo qualificato

Se il lavoro diventa routine tanto che potresti farlo anche dormento – e farlo bene – è il momento di esplorare nuove strade. La prima cosa da fare è cercare dentro la tua azienda: magari ci sono passaggi segreti per altre vie. Ma magari no. E ti ritrovi in una strada a fondo chiuso, senza possibilità di carriera o di cambiamento. E allora cambia verso, ed esci.

Ti chiedono di fare cose scorrette o illegali

Anche se non ti beccano, ci possono essere ripercussioni psicologiche. Nel tempo, è comune per i lavoratori adottare le misure etiche (o la mancanza di) del proprio posto di lavoro. Si modellano sui comportamenti dei loro superiori, e li usano come standard dei propri. Se cambi lavoro, le nuove regole etiche possono essere delle trappole per chi è abituato a standard meno rigidi.

L’azienda, o la tua divisione, è in cattive acque finanziarie

La situazione non è buona, le previsioni negative, le prospettive ridotte. Se noti o credi che la tua posizione sia a rischio, è bene darsi da fare e guardare in giro. I momenti topici sono le fusioni o le acquisizioni. Se lavori nella corporate finance e la tua azienda è acqisita da un conglomerato più grande che ha già un settore di corporate finance, allora è bene stare all’occhio.

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