Ecco perché l’apprendistato alla tedesca non decollerà

RENZI E LA RIFORMA DEL LAVORO

Uno dei pilastri del Jobs Act targato Matteo Renzi è la rinnovata scommessa sull’apprendistato di primo livello. Il grimaldello trovato dal neo-premier consiste nello sblocco dello stipendio dei giovani apprendisti. L’intervento sul Testo Unico del 2011 contenuto nel d.l. n. 34/2014, infatti, prevede una retribuzione calcolata sommando le ore di lavoro effettivamente prestate più il 35% del monte ore complessivo di formazione. L’idea in linea di principio appare buona, ma a una prima prova pratica solleva più di una perplessità sulla sua reale efficacia.

Le nuove regole si applicano solo a quei settori sprovvisti di una disciplina compiuta in materia. Questo significa che gli accordi attualmente vigenti per l’apprendistato alla tedesca sono salvi. Ma quanti sono? Uno studio della banca dati di www.fareapprendistato.it rivela che su circa 106 intese o contratti collettivi nazionali in materia di apprendistato raggiunti dal 2011 ad oggi, solo 17 si occupano dell’apprendistato di primo livello. Spesso in maniera non del tutto completa e rimandando alla contrattazione di secondo livello per una piena operatività. In linea di principio, quindi, l’intervento del d.l. n. 34/2014 sembra coprire una falla del sistema. Non è così, purtroppo. Essendo garantita una copertura solo economica, l’apprendistato di primo livello rimane scoperto dal punto di visto contrattuale. In altre parole, si sa quanto un apprendista potrà prendere, mentre non si dice nulla di tutto il resto: inquadramento, mansioni, orario, formazione. Un vero e proprio vicolo cieco nel quale le aziende non si addentreranno, di certo.

Altro paradosso di cui il Jobs Act non sembra tener conto riguarda la base di calcolo per la retribuzione. Il monte ore di formazione complessivo non è uguale su tutto il territorio nazionale. Ogni Regione ha deciso in piena autonomia. Così si passa dalle 400 ore annue della Lombardia, che segue in questo modo le indicazioni della Conferenza Stato-Regioni del 2012, alle 990 ore del Piemonte e della Liguria, fino alle 1.000 ore previste dall’Emilia Romagna. Non solo. A seconda dell’età e delle precedenti esperienze del giovane apprendista, questa soglia minima potrà ulteriormente variare. Se, fino a questo momento, tale mancanza di omogeneità rivelava unicamente un’anomalia tutta italiana, ora, con il nuovo calcolo della retribuzione voluto dal “Pacchetto Renzi”, inciderà pesantemente sulla busta paga. Il risultato finale sarà che un apprendista di primo livello assunto per le stesse mansioni avrà uno stipendio diverso a seconda che si trovi in Lombardia o in Liguria, come dimostra una prima simulazione condotta da ADAPT e pubblicata su un free-ebook di commento all’intero Jobs Act.

L’ultimo paradosso, risultante da una prima verifica empirica, riguarda la “convenienza” della proposta renziana. Se si prende uno dei pochissimi contratti collettivi nazionali che ha disciplinato in maniera compiuta l’apprendistato di primo livello e si prova a calcolare la retribuzione secondo gli standard del d.l. n. 34/2014 si vede che il costo per la retribuzione non diminuisce. Anzi, può aumentare. È il caso del contratto collettivo per i dipendenti delle aziende operanti nel settore industriale del legno. Secondo l’attuale assetto contrattuale, che prevede il sistema della percentualizzazione, un apprendista nel triennio riceve un importo lordo pari a 49.338,96 euro. Seguendo il modello proposto dal Jobs Act, invece, se si trova in Lombardia si vedrà riconosciuti circa 53.417,01 euro lordi, mentre se lavora in Liguria 42.210,54 euro lordi. Ancora una volta appare evidente il peso della disciplina regionale nella determinazione del calcolo finale della retribuzione. Con possibili gravi ripercussioni soprattutto per le imprese multilocalizzate.

Queste contraddizioni, emerse grazie a una rapida verifica empirica, non sono le uniche presenti nella proposta renziana e mostrano come il tentativo di risolvere problemi complessi attraverso scorciatoie, invece di semplificare, come desiderato e annunciato a gran voce, rischia di complicare ancora di più il quadro. L’apprendistato – soprattutto quello di primo livello – richiede azioni di sistema e non fughe in solitaria. Senza una reale contrattazione collettiva di supporto e una solida integrazione con il sistema scolastico, nessuna #svoltabuona è realmente possibile. Occorre sperare che se ne tenga conto nell’iter di conversione parlamentare.

* Centro Studi ADAPT

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