Italia, nuove braccia donate all’agricoltura

“Storie della settimana”

Quando tutto intorno sembra sprofondare, non c’è niente di meglio che rifugiarsi in campagna. Soprattutto se nel comparto si cercano ancora braccia per lavorare, mentre fuori un impiego è ormai come un miraggio nel deserto. Non a caso, nonostante i numeri dell’agricoltura di casa nostra quest’anno non siano per niente positivi a causa del maltempo, in tutta Italia stanno crescendo gli iscritti ai corsi di agraria ed enologia. E a Viterbo hanno trovato un modo per occupare i disoccupati: mettere a disposizione gli orti comunali

Partiamo dalla florida Toscana. All’istituto agrario di Lucca, è boom di iscrizioni. Chi aveva detto che i ragazzi italiani non volevano più fare i lavori manuali? Da La Gazzetta di Lucca

In agricoltura il lavoro c’è sia per chi vuole intraprendere con idee innovative il percorso imprenditoriale sia per chi vuole trovare un’occupazione. Lo hanno capito i giovanissimi studenti dell’istituto tecnico agrario statale Nicolao Brancoli Busdraghi di Lucca che nell’ultimo anno in particolare ha conosciuto un vero e proprio boom di iscritti.

Rispetto all’anno scolastico 2011/2012 sono l’88 per 100 gli iscritti al primo anno che hanno “costretto” l’Istituto ad attivare tre classi prime per garantire la formazione di 64 neo-alunni (erano 34 nell’anno precedente) per un totale di 300 alunni. 
L’ottimo trend dell’Istituto lucchese conferma un’inversione di tendenza notevole che ha visto, nell’ultimo anno, un aumento record del 29 per 100 delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13 per 100 negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare ed agroindustria (fonte Coldiretti su dati dati relativi alle iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie di II grado statali e paritarie per l’anno scolastico 2012/2013 divulgati dal Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca). CONTINUA A LEGGERE

Ma pare che non sia solo una “moda” toscana. Anche a Ovada, Alessandria, è partito il primo corso di istruzione superiore di Agraria ed Enologia. Da Il Secolo XIX:

Scuole ovadesi, primo bilancio dopo la scadenza dei termini per le iscrizioni. «Anche se – sottolineano le dirigenti scolastiche degli Istituti, Patrizia Grillo e Laura Lantero – qualche ritardatario, che per motivi vari non si è potuto iscrivere, potrà ancora farlo». Positivo il fatto che le iscrizioni abbiano portato una ventata di ottimismo nell’Ovadese.

La principale, e attesa, è quella della certezza (parlano appunto i numeri degli iscritti), che il nuovo corso di istruzione superiore (una novità per il territorio e non solo) di Agraria, Agroalimentare, Agroindustriacon particolare riferimento all’Enologia vista l’eccellenza vitivinicola del territorio, sia una realtà. «Ci sono 18 studenti iscritti – sottolinea la dirigente Lantero – numero più che sufficiente per far partire il primo anno del corso. Sono però certa che tale numero aumenterà ancora». CONTINUA A LEGGERE

Intanto, a Viterbo gli orti comunali vengono messi a disposizione dei disoccupati. Da Viterbo Post:

Braccia rubate all’agricoltura. E braccia ridate all’agricoltura. Un circuito chiuso che in sequenza karmica tenta di pescare espedienti per uscire dalla profonda (e maledetta) crisi economica. Della serie, ci si organizza. Si fa quel che si può. Mutuando (nulla di male) lungimiranti progetti esteri, già passati per il nord dello Stivale, finalmente approdati in queste terre dimenticate dagli dei (compreso quello del denaro).

Location Civita Castellana. Laddove l’amministrazione comunale, seppur prossima al rimpasto elettivo di primavera, opera insieme alla Coldiretti per quanto appena descritto. Si parla di orti urbani. Ossia il primo cittadino (più adepti) mette a disposizione della collettività qualche zolla di terreno e di proprietà, inutilizzata o mal utilizzata, al fine di riconvertire l’area e principalmente di offrire un servizio e un’opportunità a qualche disoccupato con voglia di fare ma privo di spicci. La cosa è piaciuta. E procede, si parla di una ventina di strisce (lungo il Treja, non manca  nemmeno l’acqua). Così dalla fase di studio si è già arrivati al bando, emesso dal Comune stesso. CONTINUA A LEGGERE

E anche le donne, fanalino di coda nella partecipazione al mercato del lavoro, pare che siano ormai piene protagoniste di questo nuovo ritorno alla terra. Con qualche virata sul sociale. Da Ancona Today

C’è chi ospita detenuti e disabili per favorirne il reinserimento lavorativo, chi alleva capre e chi ha le galline al pascolo, chi ha aperto un agrinido e chi ha un forno a km zero. Sono alcuni esempi della vivacità dell’imprenditoria agricola al femminile, che in occasione della festa dell’8 marzo si conferma settore all’avanguardia, tanto che sono circa 45mila le donne che lavorano in campagna, tra imprenditrici e manodopera familiare e non.

“Il settore agricolo rappresenta oggi l’ambito ideale per sviluppare quel mix di capacità organizzative, innovazione  e sensibilità che caratterizza le imprese al femminile – sottolinea Francesca Gironi, presidente regionale di Coldiretti Donne Impresa – e stiamo lavorando per creare ulteriori opportunità per quelle donne che hanno scelto la campagna per sviluppare il proprio futuro professionale e umano, tanto nel settore della vendita diretta dei prodotti quanto nella nuova frontiera dell’agricoltura sociale”. Proprio Francesca è un ottimo esempio di welfare rurale, tanto che nella sua azienda Le Noci di Staffolo ospita disabili in convenzione con amministrazioni locali per favorirne il reinserimento lavorativo. Un’attività in espansione, considerato l’aumento delle richieste, mentre da qualche settimana si sono aggiunti anche due nuovi ospiti, condannati a pene alternative al carcere. CONTINUA A LEGGERE

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