L’alternativa alla Siae esiste e continua a crescere

Il libero mercato della musica in Europa

Da quando hanno inventato gli mp3 il mondo della musica non è più stato lo stesso. Major in affanno, musicisti e autori “sull’orlo di una crisi di nervi”, un intero sistema economico è cambiato nell’arco di pochissimi anni. Dopo molte battaglie legali, negli ultimi tempi sono nati alcuni strumenti più adatti all’economia della rete. In questo panorama, che comporta una diversa concezione del diritto d’autore, si è affacciata, già nel 2011, una società che ha messo a punto un sistema alternativo a quello – criticato da più parti – della Siae.

Si chiama Soundreef e amministra sia i diritti di pubblicazione (copyright e composizioni) sia i diritti sulle registrazioni master (diritti connessi e affini) per le aziende che utilizzano musica d’ambiente, in Europa: supermarket, centri commerciali, ristoranti, negozi di elettronica, mobilifici e molti altri.

«Siamo partiti con una cifra di un milione di euro grazie al supporto di EnLabs, incubatore ed acceleratore romano, tra i nostri primi finanziatori – dice il fondatore David e D’Atri (nella foto a sinistra), esperto di start up e di diritti musicali, con una formazione economica -. Una grossa famiglia di industriali italiani del vetro ha creduto in noi e, da allora, non ci siamo più fermati». L’oggi significa un ingente investimento da parte della compagnia LVenture e di soggetti privati, 45 milioni di clienti ogni mese ed esborso sui diritti su oltre 150.000 canzoni.

«Oltre a fornire la musica, aggreghiamo e distribuiamo le royalty necessarie, costituendo un’alternativa alle società di collecting musicale tradizionali come Sacem, Buma/Stemra, Stim, Siae, Sgae e Tono», aggiunge D’Atri da Londra, dove Soundreef ha la sua sede centrale.

Ciò è stato possibile perchè «nel 2008, la Commissione europea ha confermato che la concorrenza oltre i confini per il collecting di royalty e le licenze musicali nell’Unione europea è possibile e consigliata – sottolinea il fondatore -. Significa che ogni fruitore di musica può comprare una licenza per trasmetterla, proveniente dalla società nazionale o internazionale di sua scelta, e che ogni artista, editore o etichetta può essere rappresentato dalla società di collecting che più gli si addice. Nel 2013 la Commissione Europea ha ribadito la sua decisione».

DJ Locksmith e Amir Amor dei Rudimental al Future Music Festival 2014 di Sydney

Ad oggi, Soundreef conta su uno staff di 15 persone e sulla collaborazione di commerciali, programmatori, specialisti del settore musicale da Londra alla Croazia, alla Spagna. In due anni si è espansa in 12 Paesi, dall’Irlanda alla Svezia, dall’India alla Romania. Solo in Italia, sono circa 3.000 i punti vendita che serve. Tra Italia e estero sono molte le catene internazionali che si avvalgono dei suoi servizi: Auchan, Bennet, Despar, Giochi Preziosi, Larry Smith, Leroy Merlin, Unes Spa.

«Parliamo di circa 145 milioni di persone al mese che entrano in negozi in cui viene diffusa la musica di Soundreef», specifica D’Atri. Un bacino di fruizione enorme. Nel 2013, la società ha chiuso contratti per un valore di oltre 4 milioni di euro. La percentuale dei clienti che hanno rinnovato la stipula, dal 2013 al 2014, è del 98 per cento. Le band che hanno guadagnato per la prima volta delle royalty nel 2013 sono state 908.

musicisti possono decidere di depositare i propri brani in Soundreef ed entrare nella library musicale che conta, ad oggi, 170.000 pezzi, o semplicemente di gestire i propri live con Soundreef. Nel 2013, un content provider, editore o label ha guadanato, in media, 6.200 euro; una band indipendente circa 6.000 euro. L’iscrizione a Soundreef è gratuita, «a differenza della Siae che chiede 150 euro l’anno, spesso senza che autore o editore recuperino la cifra medesima – dice D’Atri -; di media i nostri artisti incassano 257 euro l’anno».

Cosa fa la differenza in Soundreef? «La dedizione alla qualità del catalogo musicale e le transazioni trasparenti. Sia che si depositino i brani in Soundreef sia che si parli di live, i musicisti possono monitorare in tempo reale i propri introiti e riceverli ogni trimestre». E poi la consulenza certificata attraverso marchio Soundreef e un customer service che fornisce risposte entro 48 ore. «Entreremo presto nel campo del live», assicura D’Atri. Una promessa.

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