Motorizzazione Blues, un giorno di ordinaria burocrazia

Cosa vuol tagliare Renzi

Un giorno dell’estate del 2011, il giornalista economico di Panorama, Marco Cobianchi perde la patente: ancora non lo sa, ma sta per essere risucchiato in una spirale forsennata di denunce, moduli incomprensibili e file interminabili in uffici sperduti. 

Motorizzazione Blues – la vera storia di un sopravvissuto alla burocrazia, il nuovo ebook di Cobianchi pubblicato da Informant è il racconto di un’odissea nel ventre della burocrazia italiana, il lamento tragicomico di un cittadino alle prese con le mille complicazioni della nostra Pubblica Amministrazione, fino alla sinistra profezia finale: «Il neopremier Renzi, lo dice chiaro e tondo nel suo discorso di insediamento, ha inserito tra le priorità la lotta alla burocrazia. Perderà».

Pubblichiamo un estratto dell’ebook, disponibile in tutti gli store online.

Quella mattina mi feci la barba, e mi misi scarpe e giacca comode, perché immaginavo che non sarebbe stata una scampagnata. Però, allo stesso tempo, volevo fidarmi delle parole dell’appuntato seduto nella scrivania di sinistra nella seconda stanza a destra: “È pronta, disse, “è alla Motorizzazione, deve andarla a ritirare là”. Disse.

Ora: se uno mi dice: “È pronta” significa che vado lì, la chiedo e me la danno. È un diritto. È semplice. È normale. Basta farlo. Basta avere il coraggio di fare il primo passo. E io, quel giorno, quel primo passo, decisi di farlo. “È pronta, è alla Motorizzazione, deve andarla a ritirare là… è pronta è alla Motorizzazione, deve andarla a ritirare là…”. In macchina, mentre affrontavo il traffico milanese del primo giorno dopo il maxi rientro, me lo ripetevo come una cantilena: “È pronta, è alla Motorizzazione, deve andarla a ritirare là”. Facile. È facile. È pronta, è alla Motorizzazione, deve andarla a ritirare là”. 

Arrivai in via Cilea 119, dove Milano diventa Tucson. Il piazzale davanti alla Motorizzazione era vuoto. Era presto, 9 del mattino, gli uffici avevano aperto da appena un quarto d’ora. Parcheggiai e mi inoltrai dentro l’enorme piazzale dove auto di tutti i generi sono in fila per fare la revisione. Una voce da un altoparlante gracchiava chiamando per nome le auto: “La targa MI769hd si presenti”, urlava. Cercai nei cartelli: “Revisioni” a sinistra, “Visite mediche”, al centro “Patenti”, a destra. Andai a destra. Percorsi un piccolo viottolo sul quale si affacciava un bar tabacheria. Andai avanti, vidi un portone di vetro e alluminio. Entrai. Sulla destra un altro portone in vetro e alluminio. Per terra plastica nera. Prima di entrare decisi di mettere al corrente i miei follower su twitter e i miei amici di Facebook dell’impresa che stavo per compiere. Scrissi: “Oggi devo andare alla Motorizzazione Civile di Milano a ritirare il duplicato della patente. Non so se torno. È stato bello comunque”. In tanti mi testimoniarono la loro vicinanza. @mgmariella disse: “hahahahiha in bocca al lupo…. Facci sapere..” @bimboalieno, cercando di incoraggiarmi, mi preoccupò ancora di più: “Coraggio, le statistiche di sopravvivenza sono comunque alte. Keep fighting, non arrenderti fino alla fine :)”. Il mio amico Salvatore Gaziano su Facebook rispose: “Sarà un elemento utile quando su “Chi l’ha visto” si cercherà di capire che fine hai fatto e come mai sei scomparso…”. Marco Gaiazzi andò sul concreto: “Porta dei viveri e beni di prima necessità”. Stefano Vatti, ignaro della trafila che avevo sostenuto fino a quel momento, mi disse: “E’ già un lusso che ti abbiano avvisato che è arrivata (se l’hanno fatto)”. Insomma: pensai che non era una leggenda quella della Motorizzazione Civile: se 7 persone hanno ritwittato il mio grido disperato, 22 hanno cliccato sul “mi piace” di Facebook e 8 mi hanno risposto con i toni di chi sta salutando un cavaliere in missione, vuol dire che non sono l’unico a temere il peggio. La pensano tutti così. 

La Motorizzazione Civile fa paura a tutti.  

Entrai in una sala già affollata. Decine di italiani, come me, lì in fila. Disordinati, davanti ad ogni sportello. Beh, comunque meno peggio di quello che ci si poteva aspettare. Magari i miei amici su Twitter e Facebook hanno esagerato. Volevano solo spaventarmi. “La mia patente è qui, la prendo e vado via”, pensai.

Lessi i cartelli stampati su fogli A4 appiccicati con lo scotch sul vetro di ogni sportello. La file erano lunghe, io li lessi tutti: “Informazioni… Informazioni… duplicato patenti… duplicato patenti… prenotazione visite… prenotazione revisioni… ritiro documenti già richiesti…”. Negli ultimi sportelli non c’era nessuno e quindi non andai a leggere di che cosa si sarebbero occupati gli impiegati se fossero stati al loro posto. A questo punto dovevo decidere quale fila scegliere. Ero indeciso tra “ritiro duplicato patenti” e “ritiro documenti già prenotati”. Scelsi il primo: “Ritiro duplicato patenti” e mi misi in fila. 

Davanti a me solo quattro persone. Facile. Troppo facile. Avrei dovuto insospettirmi, ma in quel momento ero solo soddisfatto di essere entrato nello stomaco del drago senza avere ancora subìto danni visibili. Nell’attesa mi guardavo intorno: su 15 sportelli erano attivi solo 8, ma non sembrava esserci troppa ressa, quindi, insomma, avendo mezz’ora a disposizione, una fila te la fai anche volentieri, non c’era bisogno di aprire tutti e 15 gli sportelli. “Spending review”, pensai.

«Buongiorno» dissi alla signora dietro il vetro. 

«Dica».

«Buongiorno» ripetei perché la prima cosa quando hai a che fare con la burocrazia è ingraziartela. “Mi chiamo Marco Cobianchi, dovrei ritirare la mia patente”.

La signorina (apprezzo lo sforzo) cercò di dissimulare il disappunto. Mi ricordava l’atteggiamento di una professoressa che ascolta la risposta sbagliata di un liceale a una domanda facile facile ma senza volerlo dare a vedere per non demoralizzarlo.

«Non è questo lo sportello giusto». 

«Come no?» chiesi mentre piegavo la schiena all’indietro per rileggere il foglio A4 appiccicato con lo scotch al vetro sopra la mia testa. C’era scritto in caratteri cubitali “Ritiro duplicati patenti” poi, sotto a penna in corsivo sottile “per stranieri”. Da lontano non avevo visto la scritta a penna sotto quella cubitale e avvicinandomi allo sportello, non ci avevo fatto caso, anche perché decisi di rispettare la distanza di cortesia e se uno rispetta la distanza di cortesia, non può leggere una scritta così fine. Quindi: o “per stranieri” va scritto in modo leggibile anche da lontano oppure non si deve rispettare la distanza di cortesia. Sicuramente avevo sbagliato io a rispettare la distanza di cortesia. “Ok”, pensai, “va bene, non c’è problema. Tanto è qui”.

«Deve fare la fila qui di fianco, sportello numero 5».

«Vabbè», dissi allontanandomi”.

Rifaccio la fila allo sportello 5. Altri 4 davanti a me. Non c’è problema. Arriva il mio turno.

«Buongiorno, sono Marco Cobianchi, dovrei ritirare la mia patente, è qui».

«Ce l’ha il TT2112?»

«Cosa?»

«Il modulo. Ce l’ha il modulo di richiesta TT2112?».

«No, signorina, guardi, io non devo fare nessuna richiesta, devo solo ritirarla, è qui».

«E lei come fa a saperlo?»

«Me l’ha detto il poliziotto al quale ho fatto la denuncia, mi ha dato il permesso provvisorio. Ha chiamato il numero verde e gli hanno detto che la patente è pronta, è solo da ritirare, e guardi che io ero lì davanti al ui».

«Il numero verde? Ahhhhhh… Ma quelli rispondono da Roma, e che ne sanno?»

«Come rispondono da Roma?»

«Masssssììììì quella è l’Uci di Roma, ma se lei viene qui, deve fare la richiesta con il modulo».

«Ah, ma…»

«Vada allo sportello informazioni, si faccia dare il TT2112, lo compila e poi torna qui».

«Ah, ho capito». Sembrava facile. La burocrazia è così: ti illude mentre non ti accorgi che ti sta stringendo le spire al collo. Tu sorridi e intanto lei ti strangola. Ma questo l’ho capito dopo. In quel momento avevo la sensazione di addentrarmi in un labirinto dal quale non sarei uscito vivo. Ma volevo ancora illudermi che non fosse così.

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