Si può riformare il lavoro senza sindacati?

Il giorno del Jobs Act

Renzi sfida i sindacati, ma ad aspettarlo c’è la piazza

DI PAOLO TOMASSETTI

Con due battute in prima serata, incalzato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, il capo del governo Matteo Renzi prova a mandare sindacati e Confindustria in pensione secondo la migliore tecnica della rottamazione. Del resto, chiede Matteo Renzi alle parti sociali: «Cosa avete fatto negli ultimi 20 anni?». A guardare i principali indicatori economici, verrebbe spontaneo rispondere nulla. La risposta è davvero questa? Ovviamente no. Bisognerebbe stabilire, infatti, se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. E, soprattutto, tenere conto dell’intero universo dei fattori che sono fuori dalla disponibilità delle forze sociali. Ecco quali sono i modelli sviluppati nei principali Paesi europei. CONTINUA A LEGGERE

Intervista doppia a Pietro Ichino e Michele Tiraboschi

A CURA DI LIDIA BARATTA E ANDREA GATTI CASATI

«Ascoltiamo Confindustria e Cgil, Cisl e Uil ma decidiamo noi. Avremo i sindacati contro? Ce ne faremo una ragione». Le parole del presidente del consiglio Matteo Renzi nel corso della trasmissione Che tempo che fa del 9 marzo hanno fatto sobbalzare tanti dalla sedia. Nell’Italia di vent’anni di concertazione con le parti sociali (siglata con l’accordo del luglio 1993), i sindacati sono già sul piede di guerra in vista della riforma del mercato del lavoro annunciata da Renzi. Abbiamo chiesto un parere a due giuslavoristi, Pietro Ichino e Michele Tiraboschi. Guarda anche il nostro grafico sulle posizioni di sindacati e industriali davanti alle riforme del mercato del lavoro nel nostro Paese. CONTINUA A LEGGERE

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