Che fine ha fatto il punk-rock?

Che fine ha fatto il punk-rock?

Nel 1998, quando i Refused pubblicarono The Shape of Punk To Come, in molti, soprattutto tra quelli che non avevano mai sentito nominare Ornette Coleman, la questione se la posero: è questo il futuro del punk? Dopo vent’anni di emuli di Clash, Sex Pistols e Ramones, dopo la corsa attraverso gli inferi dell’hardcore, dopo il pop-punk più bieco, finalmente l’urgenza creativa del punk aveva trovato uno sfogo? A giudicare dal panorama odierno la risposta è no: il raffinato post-hardcore coniato dai Refused non ha ereditato il testimone dei primi gruppi punk. Ok, si è evoluto, ha influenzato alcuni gruppi di altissimo livello, ma è sempre rimasto sottopelle; ed è stato senza dubbio meglio così.

Ma se la forma del punk a venire non è stata quella dei Refused, allora qual è? A vent’anni di distanza dall’esplosione di Dookie, l’onda lunga del punk caramellato ancora stenta a scomparire nella sabbia, nuove boy band fuori tempo massimo appiccicano i loro testi smielati ai riff in palm-mute (seriamente, qualcuno dovrebbe farsi qualche anno di galera per questo), e intanto il gap tra chi flirta con i peggio gruppi da bancarella e chi non sposta il proprio paraocchi dal ’79 si allarga sempre più. In realtà, nonostante venga dato per morto praticamente ogni giorno, il punk-rock è ancora vivo e vegeto, non passa giorno senza che in rete affiorino nuove band che mantengono intatta la stessa urgenza, la stessa attitudine e la stessa allergia ai compromessi che ha caratterizzato la scena fin dagli albori.

Ecco, per fare un minimo di ordine, ci siamo tuffati senza remore in questo mare di merda, abbiamo scandagliato il fondo e siamo riemersi stringendo nei palmi sette piccole perle. È più che probabile che di gruppi altrettanto validi ce ne siano altri, ed è per questo che finita la lista ci ritufferemo nella melma.

(Nel frattempo, quelle che avete recuperato voi, segnalatecele, così le aggiungiamo al playlistone di Spotify che trovate in calce all’articolo)

Against Me!
Gli Against Me! sono quel tipo di miracolo che rinfocola la fede. Nati nel 1997 nei sobborghi di Gainsville, Florida, come estensione del progetto solista del figlio tormentato di un maggiore dell’esercito americano, gli Against Me! cominciano facendo una lunga gavetta nei locali della zona. Devono passare cinque anni prima che la band arrivi al primo disco, ma da lì in avanti è un torrente in piena. Tom Gabel ha tante cose da dire, tanto marcio da spurgare, scrive una canzone dietro l’altra, gli Against Me! pubblicano tre dischi in tre anni, poi nel 2010 calano l’asso della vittoria. White Crosses è l’album che potresti ascoltare allo sfinimento, dieci gioielli punk-rock incazzati e morbidi allo stesso tempo, canzoni che trasudano vita vera senza lasciare tregua. Dopo un disco così, solitamente si può solo peggiorare. E invece gli Against Me! raddoppiano: nel 2013 Tom Gabel confessa di soffrire di disforia di genere e di voler diventare Laura Jane Grace. È una vita che si sente donna e ha scritto un disco che parla proprio di questo. Transgender Dysphoria Blues esce il 21 gennaio 2014 e non ce n’è più per nessuno, la scena ce l’hanno in mano loro.

Se non li hai mai ascoltati comincia da : White Crosses

 https://www.youtube.com/embed/c7RUeMCZL3Q/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Menzingers
Se nel 1998 qualcuno ci avesse staccato le cuffie dalle orecchie per informarci che di lì a vent’anni alcune tra le band punk-rock più interessanti sarebbero arrivate dalla Pennsylvania, l’avremmo insultato senza remore. Ma siccome il tempo è balordo, eccoci a stendere tappeti rossi davanti a quattro ragazzi di Scranton, PA, che rispondono al nome di The Menzingers. Nel 2006, quando hanno inciso il primo demo, erano ancora pischelli, bazzicavano la scena ska-punk di Philadelphia e, come tanti ragazzini in tutto il mondo, avevano iniziato a scrivere canzoni prima ancora di imparare a suonare bene i propri strumenti. Ma stiamo parlando di punk-rock: le belle canzoni sopravvivono alla peggior chitarra stonata e la tecnica è un accessorio non richiesto. I loro pezzi sembrano uscire dalla migliore tradizione folk, ma in aggiunta con una trama distorta e graffiante. Nel 2012, quando Brett Gurewitz li scrittura per la Epitaph, i Menzingers sono ormai un gruppo fatto e finito, poche settimane dopo il loro On The Impossibile Past scala le classifiche alternative di tutto il mondo, imponendoli sulla scena come una delle band imprescindibili del momento.

Se non li hai mai ascoltati comincia da : On The Impossible Past

 https://www.youtube.com/embed/z7GVQ5pY6Bg/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Fast Animals and Slow Kids
Da Perugia. Quattro ventenni e un furgone. La storia più bella della nuova musica italiana. I Fast Animals and Slow Kids si potrebbero descrivere sempre così: a suon di slogan. E tutti risulterebbero allo stesso tempo veri ed epici. Il 2013 è stato il loro anno. Dopo un esordio acerbo (Cavalli, 2011) e tanta gavetta, hanno tirato fuori il disco che ha cambiato la loro esistenza. Hybris, registrato in casa e offerto in download gratuito, è letteralmente esploso. Che la miscela fosse vincente si percepiva già al primo ascolto: un salto mortale che se ne frega di tirar in mezzo emo e post-hardcore, un’irriducibile irruenza punk unita a riff più classic rock, e sopra tutto la voglia di dare botte di adrenalina e malessere attraverso un cantato fatto per essere intonato tutti insieme da sotto il palco. Un pogo dopo l’altro, i FASK si sono ritrovati a suonare un giorno sì e l’altro pure. Su e giù per l’Italia: sempre carichi, e con un pubblico che conosce le canzoni a memoria e si sfascia anima e gola. Tra pochi giorni entreranno in studio per registrare il nuovo disco. E se non fanno cazzate, bisseranno e sapranno proiettarsi in un nuovo futuro fatto di concerti, poghi e successo. L’augurio e la speranza è che tengano botta e che con la loro musica arrivino davvero a camparci, mannaggia al cazzo.

Se non li hai mai ascoltati comincia da : Hybris

 https://www.youtube.com/embed/jM1S_Hamfj4/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Captain We’re Sinking
Una volta funzionava con lo scambio di cassette. Alle volte te ne arrivava una che bum, già quando la infilavi nel walkman dopo la scuola ti dava una randellata in faccia e capivi che quel disco non ti avrebbe lasciato per un bel po’. Ora invece delle cassette c’è PunkNews.org. Ci vai il mattino a controllare cos’è uscito e qualsiasi cosa sia, una chance gliela dai. Poi il più delle volte gli impegni della giornata ti riportano nel mondo reale e mandi a cagare gli ennesimi cloni dei cloni. Ma il giorno in cui tra le novità c’era segnalato l’esordio di questi quattro cazzoni è stato uno dei migliori di tutto il 2013. The Future is Cancelled è l’equivalente punk-rock di quello che un eroinomane ricerca ogni volta che si fa un buco: l’effetto della prima volta. Il sunto di tutto quello che ha provato e che vorrebbe ritrovare. I Captain We’re Sinking sono riusciti ha infilare nei 37 minuti e nelle 12 canzoni del loro primo disco tutti gli ingredienti giusti, dosati nella maniera che oggi ci si aspetta da un disco punk. Conditi da una sensazione di male di vivere che però riesce nel miracolo di farti star meglio. Il loro 2014 continua tra concerti e cazzeggio. E va bene così.

Se non li hai mai ascoltati comincia da : Future is cancelled

 https://www.youtube.com/embed/0m-AN3VH4BI/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Flatliners
Fare hardcore melodico nel 2014, a ormai vent’anni dal suo periodo di massimo splendore, è un’impresa ingrata. Lo è ancor di più quando vieni dai sobborghi di Toronto e sotto Detroit quel tipo di punk galoppante con la batteria raddoppiata lo hanno già condito in tutte le salse possibili. Ma, ancora una volta, stiamo parlando di punk-rock, il che significa che dove c’è una regola c’è anche una band che l’ha infranta in maniera trionfale. Quando Chris Cresswell e compari incrociano gli strumenti non hanno ancora tutti i peli della barba, è il 2002 e per non farsi mancare nulla i quattro cominciano con un miscuglio squilibrato di punk-hardcore e ska-core. Per fortuna, ben presto la caratteristica voce di Cresswell trova il suo habitat perfetto nelle sfuriate stile Pennywise. L’anno della svolta è il 2010, Cavalcade è l’album della consacrazione, la band fa il giro del mondo e i nostalgici dei NOFX scoprono che si può ancora fare hardcore melodico senza sembrare mocciosi viziati. Come sempre, basta saper scrivere grandi canzoni.

Se non li hai mai ascoltati comincia da : Cavalcade

 https://www.youtube.com/embed/UibSuEvAx3E/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

The Bronx
Matt Caughthran è un folle, e questo sicuramente ha aiutato i The Bronx a diventare una delle band più incazzate e imprevedibili della scena. Nati nel 2002 dalle parti di Los Angeles, i quattro sono noti per proporre un blend di punk-rock ciccione e granitico venato da riff rock’n’roll che al confronto gli Hives sono mammolette in pigiama. Tra il 2002 e il 2008 Caughthran e compagni sfornano tre dischi di altissimo livello, uno più a fuoco dell’altro, tutti con lo stesso nome, quello della band: The Bronx. Poi, nel 2008 tutto va a culo: il gruppo cambia nome in El Bronx e comincia a fare musica mariachi. Ascolti i due dischi degli El Bronx e ti viene il dubbio che i quattro siano stati drogati, abbandonati in un quartiere losco di Ciudad Juarez e obbligati a scriver canzoni per sollazzare un boss del cartello. Per fortuna arriva il 2013 e la band torna alle sue radici punk-rock con il quarto disco intitolato con la solita inossidabile ragione sociale. A quanto pare, l’escursione messicana a qualcosa è servita, la band è coesa come non mai, e The Bronx (IV) è il suo capolavoro.

Se non li hai mai ascoltati comincia da : The Bronx (IV)

 https://www.youtube.com/embed/VAdrE7HMZk4/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Get Dead 
L’abbiamo detto, non siamo puristi, perciò questa lista la facciamo finire in acustico, o quasi. I Get Dead sono una delle ultime band scritturate da quell’istituzione della scena che è la FatWreck Chords di Fat Mike. Sono in cinque, sono di San Francisco, sono costantemente ubriachi e fanno quel tipo di punk-rock mezzo acustico, mezzo irlandese, mezzo sgangherato che sembra non passare mai di moda. Ma attenzione: a differenza della miriade di inutili band folk-punk che appestano la Bay Area, i Get Dead sanno scrivere belle canzoni. Chiaro, ci provano a mandare tutto in vacca sfasciandosi il fegato e registrandole malissimo, ma alla fine i pezzi riescono comunque a lasciarsi ascoltare. Un tempo Fat Mike ha detto che “il punk è ottima musica suonata da musicisti pessimi”. Ecco, mentre i NOFX in realtà sono bravi musicisti, i Get Dead hanno preso alla lettera questa filosofia.

Se non li hai mai ascoltati comincia da : Bad News

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