Rubrica Scienza&SaluteEcco perché l’alimentazione in gravidanza è importante

Ecco perché l’alimentazione in gravidanza è importante

Seguire un’alimentazione corretta è importante fin da piccoli, addirittura già dopo il concepimento. Sì perché l’alimentazione della mamma può influenzare la crescita del feto, l’esito della gravidanza stessa, e la salute del bambino nel lungo termine. Diversi studi scientifici, infatti, hanno dimostrato che esiste un’associazione tra dieta materna e parto pretermine, e un’ulteriore conferma arriva da un recente studio pubblicato sul Bmj, da un gruppo di esperti svedesi, norvegesi e islandesi.  «Lo studio ha dimostrato come le donne che seguono un certo tipo di alimentazione durante la gravidanza siano a minor rischio di parto pretermine rispetto alle altre» scrivono gli autori. «I nostri risultati mostrano come seguire un’alimentazione corretta, si sia rivelato anche più importante di eliminare completamente singoli cibi considerati insani».

Il parto pretermine, ovvero quello che avviene prima della 37esima settimana gestazionale (normalmente dovrebbe avvenire intorno alla 40esima settimana, ed entro le 42), comporta diversi problemi per il bambino. È associato infatti a diverse patologie che possono verificarsi a breve o lungo termine – come malattie polmonari dovute all’incompleto sviluppo dei polmoni e del sistema immunitario, disabilità di natura fisica o neurologica –  e circa il 75% delle morti neonatali sono dovute ad esso. «Ogni anno nel mondo nascono 15 milioni di bambini prematuri, con un rapporto di oltre una nascita pretermine ogni dieci» secondo i dati del rapporto Born too soon: the global action report on preterm birthriportati dall’Istituto Superiore di Sanità, che scrive ancora: «La percentuale di nascite pretermine è aumentata negli ultimi 20 anni in quasi tutti i Paesi presi in esame dagli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità e rappresenta la principale causa di morte dei neonati nel primo mese di vita e la seconda causa, dopo le pneumopatie, tra i bambini di età inferiore ai 5 anni». In Italia il 7% dei neonati nasce prematuro, abbastanza in linea con la media dei Paesi più sviluppati (9%) a eccezione degli Stati Uniti che arrivano a toccare il 12 per cento. Sono state identificate diverse potenziali cause e fattori di rischio (come l’aumento dell’età materna, il maggiore ricorso alle tecniche di riproduzione assistita, tagli cesarei effettuati prima della 39esima settimana di gestazione, fumo o uso di droghe e così via) ma nella maggior parte dei casi in cui si verifica un parto pretermine la causa è sconosciuta.

I ricercatori dello studio pubblicato sul Bmj hanno esaminato le abitudini alimentari di 66 mila donne norvegesi in gravidanza, tra il 2002 e 2008, e in base ai dati raccolti con appositi questionari hanno estrapolato tre stili dietetici: il “prudente” ricco di vegetali consumati crudi e cotti, insalata, cipolle, frutta, olio, funghi, riso, noccioline, acqua, pane integrale, fibre, yogurt e pollame, e con limitato consumo di pane bianco, pizza e derivati della carne; il “tradizionale” a base di prodotti come patate bollite, pesce, margarina, sugo, riso e latte scremato, e vegetali cotti, con scarso consumo di pollo e pizza; e infine l’”occidentale”  a base di snack salati, dolci, patatine fritte, torte, pane banco, ketchup, bevande zuccherate, sugo, maionese, derivati della carne, pasta, con scarso consumo di pesce e fibre. Quello che è emerso dall’analisi statistica, è che lo stile dietetico “prudente” era associato a un rischio minore di parto pretermine. Stesso risultato, anche se in misura minore, per chi aveva seguito il regime “tradizionale”.

Non è stata trovata, invece, nessuna associazione tra la dieta “occidentale” e il rischio di parto pretermine, anche se gli autori scrivono che altri studi hanno dimostrato l’importanza di limitare l’assunzione di singoli prodotti alimentari tipici di questa dieta. «In uno studio precedente, condotto sulla stessa popolazione da noi esaminata, abbiamo riscontrato che un elevato consumo di zucchero e di bevande dolcificate artificialmente era associato a un aumentato rischio di parto pretermine. Non possiamo escludere quindi che i singoli alimenti della dieta “occidentale” siano associati al risultato emerso per la dieta nel complesso. In definitiva – concludono gli autori – concentrarsi sul consumo regolare di alimenti sani è più importante che ridurre il consumo di cibo malsano».

«Sono assolutamente d’accordo con questo lavoro» spiega a Linkiesta Paola Crespi, nutrizionista che si è occupata più volte di curare l’alimentazione delle donne in gravidanza. «E per quanto riguarda la cosiddetta dieta “occidentale”, è vero che non è stata trovata un’associazione diretta con un maggior rischio di parto pretermine, ma è anche vero che vi è un’altissima associazione tra obesità materna e per esempio diabete gestazionale. E quindi alto peso del bambino alla nascita e parto pretermine. I ricercatori scrivono che c’è bisogno di ulteriori studi ma la realtà lo dimostra chiaramente, quando abbiamo donne con diabete gestazionale abbiamo anche il parto pretermine».

Lo studio citato, come altre evidenze, dimostrano come un’alimentazione corretta in gravidanza sia fondamentale per la salute del bambino e della mamma. Per questo esistono anche delle linee guida sulla nutrizione da seguire durante questo delicato periodo della vita di una donna. Sul sito del Ministero della salute, è anche possibile trovare una serie di consigli a proposito. Inoltre per assicurare al feto tutti i nutrienti di cui ha bisogno per lo sviluppo, la dieta deve necessariamente essere varia e molto controllata. Alcuni nutrienti sono indicati come indispensabili, e in caso di carenza è consigliata l’assunzione di integratori per compensare. Il parere del medico, però, è sempre fondamentale, come afferma Crespi: «Le linee guida nazionali danno per scontato un incremento dell’apporto di acido folico per la prevenzione della spina bifida, e su questo sono d’accordo anche io. Non sono d’accordo invece nell’assumere integratori alimentari polivalenti senza neanche sapere cosa si sta prendendo. Non tutti gli integratori infatti sono consigliati. Un aumento sconsiderato della vitamina A, per esempio, fa malissimo al feto. in genere consiglio anche di ridurre il consumo di alimenti quali fegato e frattaglie in genere , proprio perché ricchi di vitamina A».

Stare attente a cosa si mangia è anche importante per evitare patologie infettive, come la toxoplasmosi, e altre che possono causare malformazioni anche gravi del feto. «La carne rossa non la elimino dalla dieta delle mie pazienti – continua Crespi – ma consiglio sempre di mangiarla ben cotta o dopo surgelamento, queste due metodiche consentono infatti di abbattere eventuali infestanti. Lo stesso vale per il prosciutto crudo, se la donna non ha gli anticorpi per la toxoplasmosi, le dico di surgelarlo per due giorni e dopo mangiarlo. A -20 °C il batterio, se presente, viene distrutto». Bisogna inoltre prestare attenzione anche all’introduzione di metalli pesanti come il mercurio meglio quindi evitare il tonno e il pesce crudo in genere. E il discorso vale anche per evitare di assumere troppi chili durante la gravidanza, «perché al contrario di quanto si poteva pensar anni fa, quando si diceva che era necessario mangiare per due, restare in linea è molto meglio» conclude Crespi. «Sia per il bambino, perché un eccesso ponderale in gravidanza causa macrosomia (peso alla nascita superiore ai 4 kg) e maggior probabilità di sviluppo di obesità nell’età adulta. Sia per le mamme, perché se il feto è grosso il parto risulta sempre essere più difficile e con complicanze».

In collaborazione con RBS-Ricerca Biomedica e Salute