Il regalo di Renzi sull’Irpef è davvero equo?

Il regalo di Renzi sull’Irpef è davvero equo?

Chissà se Renzi ha letto i manuali di guerra tedeschi. Una delle fasi in cui si articola la Blitzkrieg (guerra lampo) è la concentrazione di tutta la potenza di fuoco su una sezione ristretta delle difese nemiche. La sezione scelta dalla manovra economica del governo Renzi è l’Irpef, su cui si è promesso «10 miliardi di euro per 10 milioni di contribuenti». Tale azione si concentra sui lavoratori dipendenti con reddito medio-basso e consente una riduzione del carico fiscale che potremmo definire quasi “spropositata”.

Premettiamo subito che la stima precisa della riduzione del carico fiscale per i contribuenti interessati si potrà quantificare solo quando la manovra sarà messa nero su bianco. Anche se il governo sta lavorando alacremente per definire i decreti attuativi, al momento non si conoscono né i dettagli tecnici (sarà un bonus? Una riduzione di aliquota? Un aumento delle detrazioni? Un innalzamento della no-tax area?) né la platea dei beneficiari (non è ancora chiaro se gli incapienti saranno interessati o meno dal regalone). Per arrivare a una stima dell’impatto, ricordiamo che l’Irpef pagata in Italia si aggira sui 170 miliardi, a fronte di un imponibile di circa 770 miliardi. Di questi 770 miliardi, i redditi da lavoro dipendente rappresentano il 55%, le pensioni il 31% e gli altri redditi (lavoro autonomo, fondiario, …) il 15 per cento.

La platea dei lavoratori dipendenti interessati alla manovra dovrebbe essere (in attesa di conoscere i dettagli) quella di chi percepisce un reddito da lavoro inferiore a 26.000 euro all’anno. Negli ultimi dati rilasciati dal ministero dell’Economia sappiamo che il totale dei redditi (non solo quelli da lavoro dipendente) prodotti dai contribuenti che guadagnano meno di 26.000 euro è pari, per l’intera economia, a 387 miliardi di euro. Purtroppo, non avendo indicazioni né sull’Irpef pagata da questa fascia di contribuenti, né sulla quota attribuibile ai soli lavoratori dipendenti, dobbiamo ricorrere ad altre banche dati per inferire una stima relativa ai soli lavoratori dipendenti. Usando gli scaglioni di reddito evidenziati sul sito del ministero e applicando le aliquote standard la quota cumulativamente attribuibile ai contribuenti con reddito dichiarato inferiore a 26.000 euro dovrebbe essere pari a circa 50 miliardi. Se tale gettito fosse tutto generato da lavoro dipendente, il “regalo” di Renzi (10 miliardi) sarebbe significativo e pari al 25% delle imposte dirette pagate da questo sottoinsieme della popolazione italiana.

Ma sotto i 26.000 euro non ci sono solo lavoratori dipendenti. Dalle banche dati Inps si può ipotizzare che il 70% (circa 167 miliardi) della spesa pensionistica sia riferibile ad assegni inferiori a 26.000 euro. Ipotizzando salomonicamente che per gli altri redditi la quota generata da chi percepisce meno di 26.000 euro sia  pari al 50% del totale, ne deriva che circa 163 miliardi (su 387 miliardi) siano attribuibile a lavoratori. Ne consegue che il reddito da lavoro dipendente contribuisce per il 42% al totale nazionale dei redditi generati da chi percepisce meno di 26.000 euro.

Applicando la stessa percentuale del 42% al gettito Irpef calcolato sopra, se ne deduce che i lavoratori dipendenti con redditi inferiori a 26.000 euro hanno pagato circa 20 miliardi di Irpef. Concedere sgravi per 10 miliardi solo a questa categoria di contribuenti equivale pertanto ad un taglio del 50% delle imposte sul reddito.

Se guardiamo solo all’impatto economico sul consumatore beneficiario, senz’altro la manovra di Renzi è efficace: una simile riduzione si sente eccome sul vincolo di bilancio familiare.  Ma se guardiamo alla platea complessiva dei cittadini con criteri di equità, forse qualche correzione sarebbe opportuna. In particolare, viene da chiedersi se non sia il caso di destinare parte delle risorse agli incapienti o ai pensionati. Agli incapienti aveva accennato lo stesso Renzi nel corso della conferenza stampa di presentazione del Def, anche se è difficile immaginare un’applicazione delle logiche sottostanti alla manovra Irpef a chi l’Irpef non la paga. Più semplice potrebbe essere invece l’estensione ai pensionati, usando un meccanismo simile o tramite una revisione della perequazione che anche quest’anno penalizza gli assegni superiori a poco più di 1.486 euro lordi. 

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