Il vangelo secondo Kermit, regole per i film dei Muppet

Muppet Most Wanted

Non so che familiarità abbiate con Kermit la rana, o con quegli occhietti sporgenti che originariamente erano palline da ping pong tagliate a metà, con le pupille stranamente allungate. Da rana, appunto. Io non è che lo conoscessi così bene prima di qualche ora fa, e sicuramente non avevo idea delle proporzioni del sistema su cui siede. Dell’impero che Kermit ha tenuto assieme nel corso degli anni con quelle braccette prive di muscoli, quelle gambette spesso penzolanti ma più di sovente invisibili. Si direbbe inesistenti.

Venerdì scorso ha fatto il suo debutto nelle sale statunitensi il secondo film dei Muppets diretto da James Bobin. Il primo si chiamava semplicemente Muppets, the Movie (2011), questo si intitola Muppets Most Wanted. Tra i protagonisti umani – cioè non muppet, non di pezza, senza palline a ping pong al posto degli occhi – ci sono Tom Hiddleston, Debby Ryan, Christoph Waltz, Ross Lynch, Danny Trejo, Ray Liotta, Tina Fey, Ricky Gervais, Céline Dion e Usher. E questo è già uno spiraglio sullo splendore dell’impero. Basti pensare che i protagonisti del film del 2011 erano Jason Segel, Amy Adams, Zach Galifianakis, Rashida Jones, Jim Parsons, Emily Blunt, Jack Black, Selena Gomez, Neil Patrick Harris, Woopi Goldberg, Alan Arkin e Mickey Rooney.

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Quello che di tanto attraente c’è nei film dei Muppets per la cascata di camei e di attori di alto profilo che in trentacinque anni di attività cinematografica hanno fatto la fila per comparire nelle pellicole, si può senz’altro sintetizzare con una buona dose di carica cult, ma anche con l’appeal sui botteghino che ha spinto Disney a una contrattazione ventennale prima di arrivare a mettere il proprio marchio sulle produzioni. Jim Henson, creatore dei Muppet – da marionetta e puppet, pupazzo – aveva avviato le trattative verso la fine degli anni ’80, con alle spalle già quattro film campioni di incassi. Senza contare Sesame Street, il Muppet Show e tutte le apparizioni televisive dell’epoca del boom. Trattative poi bruscamente interrotte dalla morte di Henson nel 1990 e dalla poca convinzione del fratello, Brian, nel cedere parte dei diritti. La partecipazione di Disney nella produzione è venuta solo nel 2004, quando l’azienda, dopo aver acquistato quasi tutti i Muppet – salvo quelli legati a Sesame Street e ai pupazzi che non hanno fatto parte degli show tradizionali, tra gli altri Flat Eric – e tutti i diritti sulle opere, oltre che l’utilizzo esclusivo dei personaggi.

Il primo film prodotto dalla Disney è venuto nel 2005, I Muppet e il mago di Oz. Le operazioni di acclimatamento e allargamento del pubblico svolte dalla casa di produzione negli anni precedenti si sono mosse attraverso i video virali su YouTube. Il progetto The Muppet Kitchen with Cat Cora e Muppet Studio che ha dato vita tra le altre cose a Muppets: Bohemian Rhapsody, un piccolo capolavoro da oltre trentasette milioni di visualizzazioni.

Le regole per la riuscita di un film dei Muppet sono tante e articolate, si fondano sull’affezione del pubblico, più che altro, ma anche all’apertura al pop, al cavalcare la cresta dei tormentoni e solo in terza battuta alla fama dei camei e dei protagonisti umani, che comunque non dovrebbero mai oscurare i pupazzi. Che ci si aspetta siano le vere star dei film. Michael Schulman, lo scorso novembre, ha sintetizzato queste regole sul New Yorker. Eccole, in elenco puntuale.

1. I Muppet devo interpretare sé stessi. Kermit deve essere Kermit, Gonzo deve fare Gonzo, il Cookie Monster deve grugnire e ruminare biscotti. Miss Piggy è Miss Piggy, nessun altro. È una regola semplice e serve a non disorientare il pubblico e a far sì che i pupazzi si occupino di quello che gli riesce meglio: far ridere, indipendentemente dal ruolo che coprono.

2. I Muppet devono avere ruoli più importanti degli umani, solo così la partecipazione umana mantiene il senso originario. Ciò detto…

3. Ci vogliono camei enormi. Orson Welles, Steve Martin, Carol Kane, Richard Pryor, Liza Minnelli, Brooke Shields. Serve altro?

Orson Welles in compagnia di Kermit e Jim Henson, 1970

4. Tra i Muppet, Kermit e Miss Piggy devono essere al centro della scena. Sono i più carismatici del mazzo, sarà il verde o la voce squillante, sarà la sensualità rosa e presuntuosa, ma sono i due personaggi che hanno più presa sul pubblico e che più si sono radicati nell’immaginario collettivo. Basti pensare per un attimo a Lady Gaga.

5. Piano con la morale. La forza dei Muppet, rispetto agli altri programmi per bambini, è che non hanno mai calcato la mano sulla didattica, e anzi spesso e volentieri si sono lasciati andare in atteggiamenti umani e umanamente comprensibili. Egoismo, meschinità, gelosia, amore…

6. Qualche battuta per adulti non fa mai male. Non è detto che lo show debba limitarsi al pubblico più giovane, anche gli adulti vogliono la propria fetta. Questo è, per la verità, una peculiarità di Disney: la capacità di ammiccare alla cultura pop con riferimenti continui e immediatamente evidenti agli adulti, ma più criptici per i bambini. Funziona, ed è la cosa che fa tornare nelle sale i bambini cresciuti.

7. Numeri musicali sontuosi. Sono cose che fanno la differenza e Piggy lo dice molto meglio di me.