Pizza ConnectionLombardia, “Terra dei fuochi” del Nord

Lombardia, “Terra dei fuochi” del Nord

1. «Il rifiuto rende, è sicuro, e le pene sono insufficienti»
«La realtà è che i rifiuti, economicamente, rendono più degli stupefacenti, e i rischi sono molti meno». A parlare è un investigatore del Nucleo operativo ecologico (Noe), che da anni segue le tracce del traffico illecito dei rifiuti, dei trafficanti, delle aziende e delle organizzazioni criminali che da anni fanno business illegale con la “monnezza”. «Basti guardare il codice penale», prosegue l’investigatore, «per un traffico di stupefacenti si rischia fino a 20 anni di carcere, per un reato legato invece al traffico illecito di rifiuti, la pena massima è di sei anni».

Il reato ambientale peraltro fatica anche a trovare una collocazione soddisfacente nel Codice penale. Ha scritto nell’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia il procuratore Roberto Pennisi: «Si abbia cura, una buona volta e finalmente, di introdurre nella legislazione penale il delitto di disastro ambientale configurandolo in maniera chiara e definita nella sua fattispecie, con meno avverbi e più verbi, a tal fine utilizzando la pregevole giurisprudenza maturata nel tempo nonostante l’assenza di una specifica disposizione legislativa».

Insomma, a oggi, smaltendo rifiuti fuori dalle regole si abbassano i costi e si alzano i margini di guadagno, allo stesso modo un reato ambientale ci mette molto più tempo a essere scoperto rispetto a un traffico di droga, così quello dei rifiuti diventa un business illegale tra i più sicuri. Senza contare che, essendo un mercato altamente specializzato, spesso le aziende operanti sono sempre le solite. E una volta avvenuto il sequestro o la confisca di un’impresa, i figli degli imprenditori sono già pronti ad avviare nuove attività cambiando la ragione sociale.

Un business che non riguarda solo il Sud Italia e la “Terra dei fuochi”, ma anche la Lombardia e il Nord Italia. Proprio la regione che nel 2015 ospiterà Expo è da tempo osservata speciale per quanto riguarda il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti. Un settore che fino a qualche tempo fa non destava particolari attenzione da parte della magistratura. Da quando però la competenza riguardante i reati ambientali è passata alla Direzione distrettuale antimafia (Dda), il tema è diventato centrale nell’attività degli organismi inquirenti.

2. Una centrale “affaristico-imprenditorial-criminale”

Di fatto è stato frequente, soprattutto negli ultimi anni, il fatto che i reati ambientali e i suoi protagonisti non sempre risultino essere legati esclusivamente alla criminalità organizzata. Ha osservato ancora il consigliere della Direzione nazionale antimafia Roberto Pennisi che il settore criminale è caratterizzato da vere e proprie centrali “affaristico-imprenditorial-criminali”, osservando anche che alcune Direzioni distrettuali antimafia siano comunque poco sensibili «alla trattazione delle relative indagini ove non risulti la detta connessione (con le organizzazioni di stampo mafioso, ndr). E ciò per la mancata percezione da parte degli Uffici della reale entità del pericolo derivante dalla consumazione di tali reati, non certo connesso, come si diceva, alla presenza sullo sfondo, o sul palcoscenico, delle organizzazioni di tipo mafioso». Il caso della recente vicenda giudiziaria riguardo la bonifica dell’area ex Sisas di Pioltello (Milano), che ha visto coinvolto il commissario per l’opera di bonifica e i vertici di Arpa Lombardia, ne è un esempio calzante.

Il reato ambientale ha poi un corollario di altri reati, in particolare nel monento in cui entrano proprio in gioco quelle centrali “affaristico-imprenditorial-criminali” citate da Pennisi. Altro esempio lombardo, che lega discariche, rifiuti e reati societari è la condanna di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, per la vicenda delle false fatturazioni emesse tra il 1993 e il 1995 dalla società Simec, che gestiva la discarica di Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Un sito per cui, solo di finanziamenti pubblici, sono usciti dalle casse dello Stato e della Regione almeno 20 milioni di euro. L’inchiesta era nata nel 1999 come sviluppo di un’indagine più ampia, in corso dal 1997, sui profitti della discarica di Cerro, che dal giugno 1991 al marzo 1996 fu l’unico impianto di smaltimento dei rifiuti a Milano.

Il rifiuto rende, come si diceva, e fa gola a criminali, imprenditori e politici: non è un caso che molti di coloro che sono passati per le stanze dell’assessorato all’Ambiente di Regione Lombardia si siano trovati impigliati tra le maglie della giustizia. Appalti pilotati, mazzette e controlli ammorbiditi. Si vedano i casi dell’ex presidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, già assessore all’Ambiente e fedelissimo di Formigoni, e di Massimo Ponzoni, promessa del Pdl in Regione Lombardia, braccio destro dello stesso Formigoni e condannato a dieci anni e sei mesi con le accuse di corruzione, concussione, appropriazione indebita. Lo stesso Ponzoni era già stato sfiorato dalle indagini dell’antimafia milanese per i contatti con alcuni esponenti della ‘ndrangheta.

Se il Nord Italia e la Lombardia in particolare erano, e sono, uno snodo per l’invio dei rifiuti sia al Sud, sia nella vicina Germania, non si pensi che il sottosuolo lombardo sia immacolato. Tutt’altro: nelle zone dove si sono consumati e si consumano reati ambientali, e in particolare quelli legati ai rifiuti, si verificano interramenti venuti alla luce anche dopo anni di indagini.

Fatto sta che basta recuperare l’ultima relazione finale della commissione sul ciclo dei rifiuti, per accorgersi che gran parte dei commissari delegati alle bonifiche e interpellati dalla commissione stessa per conto delle amministrazioni locali siano finiti coinvolti nelle indagini della magistratura inquirente.

Relazione ecomafie 2013 Dott. Roberto Pennisi Dna

3. Le inchieste della magistratura ed Expo
Particolarmente grave, e ancora irrisolta, si è rivelata la situazione scoperta dal comando provinciale della polizia di Milano a Desio, Monza e Brianza, nella cava di via Molinara. Qui, appena fuori la rampa della strada statale del lago di Como, per mesi furono interrati fino a 160mila metri cubi di rifiuti, poi venuti alla luce nell’ambito dell’indagine “Star Wars”. Per 10 mesi la polizia provinciale di Milano ha seguito le operazioni di sversamento dei rifiuti e la conseguente ricopertura della cava abusiva, dove, dulcis in fundo, l’organizzazione criminale progettava nuove edificazioni sopra fondamenta di rifiuti tossici e nocivi interrati in buche profonde dieci metri e larghe cinquanta. Per mesi qui, con mezzi rubati, sono arrivate le spazzature e i rifiuti nocivi del circondario e interrati durante la notte da uomini retribuiti e foraggiati per sostenere i ritmi di lavoro con sostanze stupefacenti.

La cocaina, scrivono gli uomini della polizia provinciale, veniva «a volte utilizzata per sostenere il lavoro notturno e somministrata dai capi ai lavoranti. La sostanza chiamata in gergo “vitamina” o “grappino”, spesso era usata come merce di scambio per il pagamento di mezzi d’opera e prestazioni lavorative».

Vengono arrestate otto persone e indagate venti. È l’epilogo dell’operazione denominata “Star Wars”. Nella rete degli investigatori cade anche il superlatitante Fortunato Stillitano, con precedenti per associazione mafiosa e già sottoposto in passato al carcere duro. Stillitano è ritenuto organico alla cosca Iamonte di Melito Porto Salvo (Reggio Calabri), cosca che a Desio, insieme ai Moscato, ha operato uno dei trapianti meglio riusciti della ’ndrangheta in trasferta tra le nebbie della val padana e nella verde Brianza. Le accuse contestate agli arrestati sono di traffico illecito di rifiuti, furto, ricettazione e incendio doloso. Il 23 aprile 2009 patteggiano quasi tutti, con condanne che vanno da 1 anno e 6 mesi a 4 anni.

Le indagini del Nucleo operativo ecologico arrivano anche dentro Expo. L’operazione “Fly Hole” della scorsa estate 2013 è stata tra le prime inchieste che hanno toccato da vicino l’esposizione universale, ma gli approfondimenti investigativi nei prossimi mesi, e molto probabilmente anche dopo Expo non mancheranno. La principale società su cui gli uomini del nucleo ambientale dei Carabinieri si sono concentrati nel corso dell’operazione Fly Hole è la Elle Elle trasporti di Stefano Lazzari e Orlando Liati.

I due, come documentato dalle indagini del Nucleo operativo dei Carabinieri di Monza nell’attività investigativa di tre anni fa, erano in rapporti con i Barbaro, cosca operante nell’hinterland di Milano in particolare attraverso ditte di movimento terra. Non solo, perché l’indagine dei Carabinieri di Monza cristallizzava già le conversazioni tra i due e alcuni degli arrestati nell’operazione del luglio 2010.

Il ritornello è sempre il solito: quello del cosiddetto “giro bolla”. Il terreno sbancato va infatti trattato come rifiuto da “bonificare”, quindi con un ulteriore aggravio dei costi. Le aziende finite sotto la lente dell’antimafia (Carpineto Costruzioni, Eco-Fly ed Elle Elle) invece saltavano il passaggio della bonifica del rifiuto e andavano a sversare in tre cave: la cava dismessa “Molinetto” di Romentino (Novara), Cascina Tecchione di San Donato Milanese e alla cava dismessa di San Rocco al Porto (Lodi). Il tutto per un profitto illecito derivante da mancato trattamento dei rifiuti di 1 milione e 500mila euro.

Altre imprese di Lazzari e Liati, la Cifa e la Ineco, si sono aggiudicate appalti anche in Expo. In particolare per lo smaltimento illecito di rifiuti connessi a lavori per opere previste per l’esposizione nel 2015, e nell’autostrada Brescia-Bergamo-Milano, tra la due grandi opere più importanti del Nord-Italia e non solo.

Eppure, aveva ricordato nella conferenza a margine dell’operazione il capitano del Nucleo operativo ecologico di Milano, Piero Vincenti, Liati già nel 2012 aveva «ricevuto dalla prefettura una interdittiva antimafia, poi rigettata dal Tar dopo il ricorso dello stesso Liati al Tribunale amministrativo».

Il sub-appalto rimane sempre il nervo scoperto. Sub-appalti che, ricordava ancora Vincenti, «saranno anche da 40-50mila euro, ma quando si inizia ad averne dieci, gli euro diventano 500mila».

Non è un caso che nomi e società di questa prima operazione tornino addirittura nell’inchiesta che ha coinvolto Infrastrutture Lombarde e che ha portato all’arresto del direttore generale Antonio Rognoni. È il caso del cantiere della Armofer Cinerari Luigi srl da cui provenivano gran parte dei rifiuti smaltiti dalle società coinvolte nell’inchiesta Fly Hole (dalle intercettazioni emergevano anche falsificazioni dei formulari riguardanti il trasporto e lo smaltimento degli stessi rifiuti). Alla stessa società era stata assegnata, tramite Infrastrutture Lombarde, una delle riqualificazioni finita sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori. A insospettire gli inquirenti era stato il ribasso dell’83,5% con cui Armofer si aggiudicò l’appalto. Per il gip Andrea Ghinetti, che firmò l’ordinanza, era «completamente al di fuori da ogni logica economica».

Tra le carte degli inquirenti meneghini riguardanti i rifiuti spunta anche il nome di Lino Guaglianone, ex tesoriere dei Nuclei armati rivoluzionari, esponente storico della destra nera milanese, già collezionista di incarichi di peso in aziende partecipate di Comune di Milano e Regione Lombardia: cda di Ferrovie nord e di Fiera Milano Congressi spa. Ne uscirà nel 2012 in seguito al suo coinvolgimento nelle indagini riguardanti la Lega Nord. Interessi che lo vedono attivo in vari settori, tra cui palestre, ristorazioni e aziende che si occupano di termoriscaldamento per ospedali. A Buccinasco, Guaglianone, commercialista, ricopre l’incarico di presidente del collegio sindacale della Finman Spa dell’immobiliarista calabrese Mario Pecchia, già noto alle cronache giudiziarie – ma mai indagato – per l’inchiesta “Cerberus”, sul monopolio del movimento terra costruito dalle ‘ndrine al Nord. Indagato principale dell’inchiesta Cerberus è l’imprenditore Maurizio Luraghi, che dai Pecchia prende l’appalto per la costruzione del quartiere di “Buccinasco più”, una nuova urbanizzazione conosciuta come la più importante speculazione edilizia del sud Milano. Luraghi, prima che la Cassazione annullasse con rinvio in appello, è stato condannato per associazione mafiosa perché considerato uomo dei Barbaro-Papalia.

4. «Attenzione ai luoghi fuori dai centri»
Gli investigatori sono concordi su quello che è un dato di fatto: «I luoghi maggiormente sfruttati per questo tipo di traffico illecito sono i luoghi fuori dalla portata delle grandi città». Il motivo, puntualizza più d’uno, «non è strettamente criminale, ma una questione di spazio. Nei luoghi dove sono disponibili campi aperti e spazi isolati è più facile che si trovino a operare i criminali ambientali».

Così come può accadere nel caso dei rifiuti trovati presso i cantieri stradali. In Lombardia quello del traffico di rifiuti è un problema che non si può più rinviare o far finta di non vedere: basti pensare che nella sola provincia di Milano si sono svolte circa il 10% di tutte le inchieste italiane sul tema.

Le maggiori criticità evidenziate dagli esperti del settore riguarda la sempre minore disponibilità di impianti di smaltimento finale, l’aumento costante dei prezzi di smaltimento, la sempre maggiore presenza di figure imprenditoriali che praticano sistemi illeciti di gestione, che in passato sembravano utilizzati, soprattutto e soltanto, dai principali sodalizi criminali.

Risulta esserci anche una mobilità, una trasmigrazione di flussi illeciti di rifiuti su tutto il territorio nazionale, accompagnata da una sempre maggiore domanda di residui recuperabili soprattutto da parte di alcuni Paesi asiatici e mediorientali, nonché un’attività illecita di smaltimento dei rifiuti in Paesi del Terzo mondo.

Dalle indagini delle procure dei distretti di Milano e Brescia è emerso che i comportamenti illeciti più ricorrenti in Lombardia sono rappresentati dallo sversamento di rifiuti in discariche abusive o dal loro tombamento in terreni privati, o in cave abbandonate e in terrapieni in prossimità, soprattutto, degli svincoli delle tangenziali.

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