L’Europa al votoVerhofstadt: «Grillo è l’avversario del cittadino»

Verhofstadt: «Grillo è l’avversario del cittadino»

Una stretta di mano solida, all’angolo tra via Boccaccio e Leopardi, a pochi passi da parco Sempione, cuore di Milano. Il locale è di quelli caotici, glamour. L’esordio non è dei migliori. È l’ora dell’aperitivo e la musica lounge non gli è gradita. «Non è possibile lavorare così! Scusi, cameriere, può abbassare per favore?» I decibel scendono. A prima vista il completo grigio scuro, la camicia inamidata, lo sguardo algido e quei lineamenti che sembrano usciti da una tela di Rubens, suo connazionale. Poi ordina un mojito e l’unico ghiaccio che resta è quello nel bicchiere. Perché Guy Verhofstadt, quando inizia a parlare di Europa, gesticola come un italiano, dimentica le sue origini fiamminghe e perde quell’aplomb da eurotecnocrate della prima ora. Alla parola populismo si infervora e pesta duro contro Grillo, «quelle sono tutte menzogne».

Tra i candidati alla presidenza della Commissione europea Verhofstadt, 61 anni, è l’unico federalista puro. L’obiettivo sono gli Stati Uniti d’Europa, lo stesso di Renzi sulla carta. Lui però rappresenta l’Alde, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, attualmente terza forza politica al Parlamento di Bruxelles. La sua ricetta alla palude economica in cui è affossato il Vecchio Continente è agli antipodi di quella pentastellata. Ma si presenta anche come alternativa ai socialisti e ai popolari europei, che «al governo in tutta Europa non hanno fatto niente per uscire dalla crisi». 

Deputato al Parlamento europeo dal 2009, ha alle spalle una carriera politica di tutto rispetto. Negli anni Settanta inizia come presidente dell’Unione degli studenti liberali fiamminghi a Gand, Belgio. Poi è segretario politico del commissario europeo Willy De Clercq, rappresentante alla Camera e, ancora, al Senato federale. Finché nel 1999 viene nominato primo ministro del Belgio. Lo resterà per 10 anni, alla guida di tre diversi governi. Nel frattempo lavora per costruire un’Unione europea diversa, democratica per davvero. Non solo dentro le aule del potere. Suo il manifesto per una rivoluzione unitaria «Per l’Europa!», scritto nel 2012 a quattro mani con il leader dei Verdi Europei Daniel Cohn-Bendit, ex leader del Maggio francese.

Il 25 maggio a sostenerlo in Italia è Scelta Europea, lista elettorale che raggruppa Scelta Civica, Centro Democratico, Fare per Fermare il Declino e altri partitini semisconosciuti, tra cui il Partito Federalista EuropeoVerhofstadt sta affrontando una campagna paneuropea, girando di Paese in Paese per difendere le liste di centro che lo vogliono prossimo presidente al Palazzo Berlaymont. Dell’Italia dice di non amare solo la cucina. Qualcuno l’avrà senz’altro visto sfrecciare tra le strade della Penisola, dato che per ben tre volte ha partecipato alla 1000Miglia.

Una campagna paneuropea. Faticoso…
È la sola possibilità per creare un’alternativa a tutti i populisti, i nazionalisti e le forze euroscettiche. Non fanno altro che dire ai cittadini che i loro problemi scompariranno se scomparirà l’Unione europea e si tornerà ai confini nazionali. Una menzogna, perché tutte le sfide che abbiamo di fronte oggi sono a livello europeo: il cambiamento climatico, l’immigrazione, la crisi finanziaria, la concorrenza della Cina. Tutto questo si può approcciare e risolvere solo a livello sopranazionale.

L’Europa non funziona bene oggi, per capirlo basta guardare i tassi di disoccupazione dell’Europa del Sud, ma per risolvere questi problemi serve il salto verso un’Europa federale. Noi, all’opposto degli euroscettici, vogliamo più integrazione. Ed è l’integrazione europea il motore per la crescita, non i nuovi debiti che vogliono fare i socialisti.

Ma chi è Scelta Europea?
Siamo l’alternativa. Agli euroscettici, ma anche ai conservatori e ai socialisti, responsabili per l’attuale stato dell’Europa. Ci vuole un altro approccio. Servono ricette adeguate alle sfide, non il ritorno al nazionalismo, ma un’altra Europa.

Gli europei non sembrano volere più integrazione. Nel 2005 è stato il popolo europeo (Francia e Olanda tramite referendum) a rifiutare la Carta costituzionale che voi avevate redatto…
In quel momento non eravamo in crisi. Non vedevamo la necessità, come la vediamo ora, di un’Europa più integrata. La gente se ne frega della questione “più Europa-meno Europa”. Si chiedono come si può uscire dalla crisi. La mia risposta è il salto in avanti nell’integrazione europea. Abbiamo bisogno di  un’unione bancaria, perché il denaro delle banche sia sbloccato e trasferito di nuovo all’economia reale, di un mercato unico dei capitali, perché salga la liquidità e scendano i tassi d’interesse, una politica comune energetica per abbassare i costi dell’energia troppo alti in Europa, e un mercato unico dei servizi e digitale. Le grandi società mondiali sono tutte americane: da Google a Twitter a Facebook. In Europa non esistono perché manca un mercato unico alla base. 

In Italia i sondaggi danno i populisti di Grillo sopra il 22%…
Fortunatamente non sono la maggioranza (ride, ndr). In Francia siamo al 12% dei sondaggi con la lista di François Bayrou. Per la prima volta abbiamo un progetto di liste liberali centriste europee, che sono all’opposto di quelle euroscettiche.

Scelta Europea negli ultimi sondaggi è a meno del 4%…
La campagna elettorale è appena cominciata. Parteciperò ai dibattiti parlando in italiano (passa dal francese allitaliano, ndr), per far capire a tutti i cittadini che c’è un’alternativa: la nostra proposta. In Belgio abbiamo il 13%. E la stessa campagna che unisce il centro riformista sarà in Grecia, in Ungheria, in Repubblica Ceca, in Polonia, in Spagna e nella metà dei Paesi dell’Ue. È l’unica via per combattere gli euroscettici. I popolari non fanno che parlare di rigore, e i socialisti non sono un’alternativa perché sono al potere nella metà dei Paesi.

Oggi però in Italia siete al settimo posto nei sondaggi…
Sì, prima di Tsipras. Ma il nostro obiettivo è arrivare al quarto posto almeno, superando la Lega Nord. E questa è anche un’iniziativa importante per l’Italia, dove c’è davvero bisogno di un’alternativa ai due grandi partiti che sono la malattia dell’Italia: Forza Italia, con Berlusconi che non ha fatto niente per 20 anni e un Partito democratico diviso tra correnti. Scelta Europea è un movimento liberale, un centro riformista che può essere decisivo per la politica italiana.

Ma voi parlate di rigore e crescita allo stesso tempo. Com’è possibile?
La crescita non si fa con nuovo debito, come propongono i socialisti. I debiti sono la base dei nostri problemi, l’origine della crisi. La crescita si crea con mercati davvero integrati, solidi. Cos’hanno fatto Barroso e i popolari al potere? Niente. Il mio gruppo, l’Alde, si è battuto per un’integrazione avanzata e per un’accelerazione nel processo integrativo, per un governo europeo. Per i socialisti invece la priorità è fare nuovi debiti. Per noi è escluso.

Avete fondato anche il gruppo Spinelli. Lui era un socialista…
Il gruppo non è socialista, ma federalista. L’ho creato con Daniel Chon-Bendit perché eravamo stanchi di sentire che l’Europa è il problema. Il gruppo vuole preparare l’avvenire post-nazionalista dell’Europa. Un’idea che unisce popolari, socialisti, verdi, liberali. Siamo un’avanguardia, 130 deputati che vogliono fare pressione in Parlamento. Insieme ad alcuni membri abbiamo scritto un progetto di Legge fondamentale, sul modello di quella tedesca, per superare tutti i Trattati esistenti oggi e fare il salto federale. Il documento contiene il sistema con cui dovrà funzionare l’Europa in futuro: un governo europeo controllato da due Camere, una in rappresentanza del popolo, l’altra degli Stati. E un esercito unico.

L’Europa però non fa più sognare. Il 40% degli italiani ha dichiarato di volersi astenere o di non sapere chi voterà…
Non ci sono più politici che parlano con passione dell’Europa. Gli argomenti sono sempre gli stessi. L’Europa ci ha dato la pace. Che vuol dire? Per chi non ha conosciuto la guerra non vuol dire niente! Non si deve prendere la difesa dell’Europa attuale. La gente vuole un’alternativa a questa Europa, è evidente. È stata mal governata. Ma da chi? Dalla Commissione Barroso e dagli Stati, con i governi sia dei conservatori-popolari che dei socialisti. E il mio tentativo è di presentare un’alternativa a queste forze.

Dalle prime elezioni a suffragio universale, nel 1979, la partecipazione è scesa. In 30 anni l’astensione è cresciuta di 27 punti percentuali…
Ho l’impressione che per la prima volta siamo di fronte a delle vere elezioni europee. L’Europa è oggi nel cuore di tutti i dibattiti, di tutti i Paesi. Si parla della questione “più Europa-meno Europa”. Non è mai stato così in passato. Grazie anche ai candidati alla presidenza della Commissione c’è un dibattito europeo transnazionale mai visto prima. In passato erano solo dei test a livello nazionale, senza mai un vero interesse europeo. Sono abbastanza ottimista che siamo di fronte a delle vere elezioni europee.

Ma è possibile un federalismo con 28 Paesi diversi che non parlano la stessa lingua?
Gli Stati Uniti sono 50 Stati e tra qualche anno sarà lo spagnolo la prima lingua. E l’India? Ha venti lingue, 4 religioni, 2mila etnie ed è la più grande democrazia. Sta votando ora, in settimane di votazioni. E il federalismo è esattamente la politica capace di far coabitare insieme lingue diverse, etnie diverse. È un salto in avanti nell’umanità. Il nazionalismo, l’idea di uno Stato con una sola lingua e un’unica etnia è stata la causa di due guerre mondiali. Siamo malati di nazionalismo. Dopo due guerre non abbiamo ancora capito. L’Europa non è nata per distruggere gli Stati, ma per farli cooperare insieme perché soli non rappresentano più niente a livello mondiale. Neanche i tedeschi possono difendersi economicamente da soli a livello globale. Per non parlare della politica estera, dove non siamo in grado di far nulla. In Kosovo abbiamo avuto bisogno dell’intervento americano, in Libia dopo due giorni abbiamo dovuto chiamare gli americani perché siamo rimasti senza munizioni e in Ucraina è Angela Merkel a chiamare Putin perché non abbiamo una politica estera né un esercito comune. Abbiamo 28 eserciti ma siamo quattro volte meno efficaci degli americani. Da cosa ci proteggono gli Stati nazionali? Dal cambiamento climatico? Dalla crisi? Dai prodotti finanziari tossici che arrivano dall’altro lato dell’Atlantico? Dall’immigrazione?

Uno Stato federale, dunque. Ma a vantaggio di chi?
tassi d’interesse sono più alti in Europa rispetto agli Stati Uniti perché non è stato unificato il mercato dei capitali. E questo va a discapito dei piccoli e medi imprenditori italiani. Sono le élite nazionali che non vogliono perdere il potere in favore di un organo sovranazionale. Quale politico cede spontaneamente il proprio potere? Questo è il vero ostacolo a cui bisogna opporre un’alternativa: un’Europa democratica, ben organizzata e che si sappia difendere nel mondo. Questa è la sfida di queste elezioni europee, perché tutto il resto l’abbiamo già provato, e 150 anni di nazionalismo hanno portato 20 milioni di europei morti.

E ora i nazionalisti vogliono uscire dall’euro. Che volete fare in Italia? Tornare indietro, alla lira e alle svalutazioni competitive? E chi pagava la fattura allora? I cittadini! E Grillo vuole questo. Lui, l’antipolitica, di fatto parlando del ritorno alla lira propone di ridare potere ai politici delle svalutazioni, che non hanno avuto il coraggio di fare le riforme. Grillo è l’avversario del cittadino! In un Paese che ha usato le svalutazioni competitive ogni 2-3 anni, rovinando intere famiglie, ora quella è venduta come la soluzione.Incroyable! Quella “soluzione” è stata la tragedia dell’Italia per 40 anni. Servono invece le riforme e un’Europa unita. Con tassi d’interessi bassi in Italia si libererebbero 20 miliardi l’anno, generando una nuova ondata di investimenti nell’economia. Voilà! Questo serve. E per questo bisogna andare a votare il 25 maggio.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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