Violenza e amore, cosa ci insegna il viso di Lucia

Violenza e dignità

Quando ho deciso di scrivere di Lucia Annibali non avevo idea che sarebbe stato così difficileAvevo pensato che le parole mi sarebbero venute da sole, che avrei naturalmente sproloquiato sulla recente condanna del suo ex e dei suoi aggressori, sulla violenza di genere, sul ruolo femminile nella nostra società, sull’indecenza delle lettere d’amore inviate al carnefice, Luca Varani, da protofemmine involute. Avevo pensato che sì, avrei scritto delle ovvietà, delle frasi retoriche ma sacrosante, che mi sarei imbattuta in ragionamenti triti e ritriti, ma sempre vergognosamente attuali.

E invece son qui, da un’ora, a fissare un foglio bianco e un cursore lampeggiante. S’accende. Si spegne. Si riaccende. Si rispegne. E io sono muta. Nel cervello. Ho il silenzio dentro. Non trovo niente da dire, su un argomento su cui potrei e dovrei vomitare riflessioni più o meno condivisibili.

La verità è che la storia di Lucia Annibali è una storia che scortica l’anima, che corrode la carne e le certezze, quelle più intime. La certezza che l’amore, per quanto sbagliato – e chi di noi non ha mai amato uno stronzo – non ti ucciderà. Non ti mutilerà. Non ti priverà del tuo volto e della libertà di camminare senza terrore. E di dormire senza incubi.

La verità è che la storia di Lucia Annibali è più feroce di tutte le altre, perché le altre ragazze, le decine ammazzate ogni anno per mano dei propri compagni, non sono più qui, in mezzo a noialtri, a ricordarci, ogni santa volta che le guardiamo, l’abominio di cui sono state vittime. Sono andate, le altre. Andate. Nomi. Casi di cronaca nera. Omicidi passionali. Ferite incurabili nell’anima di chi le ha conosciute e di chi le ha amate per davvero. E un po’ anche nella nostra, per carità. Ma la memoria fagocita, si sa.

Lucia, però, è diversa. Lucia è qui. Come Valentina Pitzalis. Lucia non si nasconde. Lucia ha una forza e una dignità che io non avrei avuto, al suo posto. Lucia cammina a testa alta ed è molto più di un’icona, o di un’eroina, o di un Cavaliere della Repubblica Italiana. Lucia è una reduce. I suoi occhi, le sue narici, le sue labbra sono un atto di denuncia vivente, che sfonda la nostra percezione, che violenta la nostra sensibilità, che sfida la nostra capacità di guardare la sua faccia ustionata e ricostruita, la sua bellezza perduta e ritrovata, senza abbassare lo sguardo. Senza provare angoscia. Senza fingere di non sapere che quell’acido sul volto è frutto di una degenerazione culturale, indegna di un paese civile.

Una degenerazione in virtù della quale si può ammazzare una donna, picchiarla, violentarla, per moltissime ragioni. Perché parla troppo, perché non parla abbastanza, perché è petulante, perché sorride alla persona sbagliata, perché è troppo grassa, perché è troppo magra, perché è troppo indipendente, perché è troppo appassionata, perché è troppo ingenua, perché non ti ama più, perché va a letto con un altro, perché ha scoperto che tu vai a letto con altre, perché non sopporta più le percosse alcoliche e ha deciso di lasciarti e di portare via quei figli che non hai mai voluto, perché sogna una vita diversa, perché è stupida, perché al mondo non sa starci, perché ha un collo sottile da stringere e perché ha una carne tenera da lacerare con una lama. Dieci, venti, trenta volte consecutive.

Perché lei è tua. Perché l’amore ammala. L’amore acceca. L’amore consuma.

Oppure no. Oppure quello non è amore.

Lucia Annibali, 36 anni,sfigurata dall’acido a causa del suo ex, dice una cosa semplice e vera. Dice che l’amore ci migliora e ci fa stare bene. Tutto il resto no, non è amore. Forse è dipendenza. Forse è malattia. Forse è follia. Ma l’amore no. L’amore è un’altra roba.

Forse la straordinarietà più profonda di questa donna sta tutta qui. Nel fatto che, nonostante la bestialità che ha subito, parli di amore e non di odio. Anche se noi lo odiamo, il suo ex, cazzo se lo odiamo, eccome se lo sottoporremmo a tutte le torture inventate dal Medioevo ad oggi.

Forse la straordinarietà più profonda di questa donna sta tutta qui. Nel suo avere più forza che rancore. Nell’amore che dimostra per se stessa, per la vita e per la sua famiglia. Nella sensazione che ci procura, di amarla, anche noi, lei, Lucia, anche se non la conosciamo e non la conosceremo mai. L’amiamo, come se non potessimo fare altrimenti. Per la sua umanità. Per la sua intelligenza. Per il suo coraggio. L’amiamo superando lo sgomento più atroce e capendo quanto sia preziosa e ispirante la sua consapevolezza di Essere.

Di essere donna. Di essere sopravvissuta. Di essere viva.

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