Il cannocchialeCaccia al voto: così si stanno spostando gli elettori

Caccia al voto: così si stanno spostando gli elettori

La campagna elettorale sta entrando ora nel vivo. È questa volta una campagna davvero differente dalle altre. Storicamente il voto europeo è un voto non troppo importante. Si partecipa meno, si vota con meno coinvolgimento, quindi si possono fare anche scelte parzialmente diverse da come di solito ci si esprime nelle consultazioni politiche. Per questo tutti i leader tendono a virare la campagna sui temi nazionali. Per avere qualche possibilità in più di tenere il proprio elettorato, richiamandolo ai classici cleavages (divisioni, ndr). Perché parlare di Europa è sempre stato difficile (non solo nel nostro Paese). Un’Europa lontana, opaca, poco influente. Ma adesso, come è stato notato anche su questo giornale, abbiamo alle spalle cinque anni di crisi profonda. Il Parlamento europeo viene eletto con i primi accenni di crisi finanziaria ed economica, finisce il suo mandato al centro di un ciclone che ha tratti epocali. La campagna elettorale (e l’attenzione degli elettori) tende quindi ad affrontare maggiormente i temi europei. Per attaccare l’Unione (è alta la probabilità che ci sia una massiccia presenza di movimenti con caratterizzazioni antieuropeiste, anche provenienti dal nostro Paese) spesso con toni aspri o, da parte di altri, per prendere le distanze da una politica di eccessivo rigore pur affermando il ruolo centrale e imprescindibile dell’Europa. Insomma, per la prima volta si parla di Europa. Se ne parla forse ancora poco, ma se ne parla molto più di un tempo.

Ed è anche una campagna “aperta”. Le elezioni politiche 2013 sembrano aver chiuso un lungo ciclo in cui il comportamento elettorale degli italiani era caratterizzato da una certa inerzialità: assai difficili i passaggi da un blocco ad un altro, più numerosi ma non particolarmente rilevanti i cambi di voto all’interno dello stesso schieramento. Il 2013 ha cambiato le cose. La presenza di Grillo è stata per molti l’occasione di esprimere un voto contro senza dover votare per il detestato avversario. I delusi dei grandi partiti, Pd e Pdl, hanno potuto scegliere una terza forza senza sentirsi necessariamente dei traditori, come invece avveniva nel ventennio bipolare. Questo accentua la fluidità del comportamento elettorale. Gli studi del Cise di D’Alimonte hanno evidenziato che le politiche 2013 sono state le elezioni col più alto tasso di volatilità (cioè di elettori che hanno cambiato il proprio voto da un’elezione all’altra) nella storia repubblicana. I due grandi partiti hanno allora perso parte delle proprie constituencies, dei propri ceti sociali di riferimento.

Sembra quindi che la battaglia campale che si svolgerà in queste ultime settimane avrà scopi differenti per i diversi leader principali. Per Renzi, riconquistare il voto allontanatosi e iniziare un percorso di allargamento della propria platea di consensi (ciò che potrà avvenire meglio quando il Presidente del Consiglio potrà presentarsi esplicitamente agli elettori); per Grillo, consolidare il consenso ottenuto nello scorso aprile; per Berlusconi impedire che la scissione da un lato e l’appannamento della sua immagine portino ad un risultato che metta in discussione l’esistenza di Forza Italia (per questo fissa l’asticella inizialmente al 20%, poi al 25%); per Alfano la difficile scommessa di consolidare un’ipotesi moderata che faccia da apripista per una ristrutturazione del campo del centrodestra; per la Lega l’obiettivo (che dai dati attuali non sembra lontano) di confermare l’uscita dalla pesante crisi recente. Più difficili le altre scommesse, quella di Scelta Europea e quella di Tsipras.

Il Pd, che è cresciuto nelle stime degli ultimi mesi, ottiene alcuni risultati: da un lato recupera voti dal MoVimento 5stellle. La quota di “transfughi dell’ultima settimana” del 2013 sembra progressivamente rientrare. Ma ottiene anche qualche apprezzabile consenso dagli ex elettori del Pdl, tanto che il flusso Pdl su Pd è simile a quello che si registra dal Pdl verso Ncd. Muove anche consensi, tutto sommato non disprezzabili, da chi nel 2013 non aveva votato. Ed inoltre conferma la gran parte dei voti ottenuti allora: è il partito con il più alto tasso di fedeltà dopo la Lega Nord. Riconsolida insomma le proprie basi e segnala una prima capacità di recupero. Ed è interessante sottolineare che sta conquistando elettorato femminile ed in particolare casalinghe, segmento dove maggiore era la forza di Berlusconi. Se quindi l’obiettivo è consolidare questo recupero, il Pd deve anche lavorare sui giovani e in particolare sui giovani dai 25 ai 34 anni che si affacciano al mondo del lavoro. Sembra essere questa la prossima frontiera.

Il MoVimento 5stelle, che segnala una crescita in questi ultimi giorni. I suoi valori attuali (in termini percentuali) sono vicini ai risultati del 2013. Ma la composizione del suo elettorato è parzialmente cambiata. Perde parte degli elettori Pd, rientrati nei ranghi, conquista fette di elettorato trasversali salvo che dai movimenti più connotati come antieuropei (Lega) o solidamente insediati a destra (Fdi). Sembra quindi che stia prendendo (o riprendendo) elettori moderati che esprimono malessere verso l’Europa. Questo sembra confermato dalle caratteristiche sociali degli elettori pentastellati: mentresi mantiene la classica base di questa formazione (giovani, titolo di studio alti, con un elevatissimo utilizzo di Internet), crescono gli elettori di età medio/alta, con bassi titoli di studio, operai e casalinghe mentre cedono i ceti medi, coerentemente con la crescita del Pd. La sua strada a breve non potrà che essere quella di perseguire la crescita di questi segmenti. Non a caso la presenza televisiva del leader incrementa, proprio perché questi elettori sono meno connessi e più televisivi della base classica.

Forza Italia, in calo negli ultimi tempi, accentua le sue caratterizzazioni classiche. È un partito con un elettorato maturo, in possesso di titoli di studio bassi, prevalentemente dalla licenza media in giù, con una forte presenza di casalinghe (quelle che non si sono fatte attrarre da Renzi). Per mantenere il consenso sulla soglia vitale non può che spingere su questi elettori: il leader è tornato prepotentemente in tv con un percorso che lo ha sempre caratterizzato. Anche perché c’è un flusso importante degli elettori Pdl 2013 verso l’astensione. Per tenere bisogna assolutamente riconquistarli.

Poi l’Ncd, oggi coalizzato con Udc e Popolari. Ha conquistato voti dai suoi bacini di provenienza: Pdl, Udc, Scelta Civica, ma anche da un elettorato di destra che non aveva votato Berlusconi nel 2013. E si tratta di un elettorato molto caratterizzato in “alto”. Laureati e diplomati sopra la media, forte presenza di professioni elevate (imprenditori, dirigenti, professionisti) e di ceti medi, alta la percentuale di chi si informa sui quotidiani. Assai elevato il voto maschile. La strada è quindi quella di un allargamento dei consensi verso i ceti popolari, utilizzando gli elettori attuali come opinion leader.

La Lega conferma la propria tenuta: il successo che si prevede nel voto europeo è innanzitutto frutto della maggiore motivazione del suo elettorato, che meno degli altri sceglie la via dell’astensione. E si conferma come partito fortemente popolare, con titoli di studio medio/bassi e con una importante presenza di lavoro autonomo. Insomma Salvini è riuscito a consolidare e a serrare le fila. Nel resto della campagna non può che continuare così.

Ora bisogna conquistare gli indecisi: più donne ma anche più giovani, più casalinghe ma anche più impiegati ed insegnanti, e non caratterizzati per fonte di informazione. La maggioranza usa la Tv per tenersi al corrente, ma come la media degli italiani e lo stesso possiamo dire per giornali, internet e radio. Quindi la battaglia delle ultime settimane si svolgerà in tv (lì ci sono i numeri più importanti), ma non potrà ignorare il resto. In particolare la presenza sul territorio. Anche perché per l’elezione dei sindaci sono chiamati a votare 4.106 comuni.

* Direttore divisione politico-sociale, Ipsos Public Affairs