Dalle macerie di Expo comincia la cavalcata di Grillo

Dalle macerie di Expo comincia la cavalcata di Grillo

Viene legittimo chiedersi se la sua corsa (quella più lunga) cominci qui, in una saletta strapiena di fotografi e giornalisti, ma anche di simpatizzanti grillini. Di fronte a un’inchiesta Expo che va a colpire tutti i maggiori partiti (da Forza Italia al Pd, compresa la Lega), resta in piedi per ovvi motivi solo il M5s. Beppe Grillo vede la strada spianata e, oltre alla campagna per le Europee potrebbe profilarsi, almeno nei contorni, un disegno più ampio, che non esclude il Comune di Milano, libero nel 2016.

A ospitare la sua conferenza stampa, in cui il leader del Movimento è attorniato dai dirigenti grillini della regione, è il Le Banque, storico ristorante e discoteca chic di Cordusio, nel cuore finanziario della città. «C’è una rapina in corso. Ci sono ancora 4/5 miliardi che balleranno», dice Beppe Grillo. «Expo va fermato», anche se – parole di Mattia Calise, consigliere comunale grillino – «adesso il Movimento non può fare nulla per fermarlo. Le decisioni sono state ormai prese e gli appalti già affidati. Solo la magistratura può intervenire». Loro sperano che succeda.

Perché andare avanti con Expo, secondo Beppe Grillo, «è una puttanata. E questo lo dico per il Tg1» scherza e attacca anche i giornalisti: «Di quello che diremo qui resterà solo qualche mia battuta. Direte che stiamo cavalcando la campagna elettorale. Forse stiamo sbagliando tutto, forse avremmo dovuto farci arrestare anche noi». Le sue parole seguono a ruota la visita a Milano del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha voluto insistere sul fatto che «si arrestano le persone, non i lavori». Renzi ha ripetuto che «a dispetto dei sondaggi, il governo farà la sua parte. E io ci metterò la faccia». Ha poi presieduto una riunione nella sede dell’Expo, insieme al presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone.

Ma se il governo ci mette la faccia, scherza Grillo, «gli italiani ci mettono qualcos’altro». E anche su Cantone ha da dire: «Siamo al paradosso di un commissario che commissaria un altro commissario» e che resta comunque «una foglia di fico» per coprire «un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio del denaro pubblico». Perché per creare un’associazione a delinquere, spiega, «ormai basta un uomo d’affari, un politico, un banchiere, un commercialista e un notaio. Non serve più nemmeno che ci sia il delinquente», scherza. «La magistratura sta agendo, e noi vogliamo pensare che lo faccia perché sente di avere un Movimento, per la prima volta da anni, che le dà man forte». Per scardinare il marciume che circonda Expo la soluzione migliore è fermare i lavori, «anche per evitare i guai che arriveranno dopo: perché il Comune di Milano si indebita per questa iniziativa».

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Ma l’ex comico ne ha per tutti: dallo stesso Renzi, («tutti a scuola abbiamo avuto il compagno che appena apriva bocca gli davi uno scappellotto»), uno «sfascista moderato, che svende il Paese agli stranieri», fino a Martin Schulz, ex presidente del Parlamento Europeo, «che viene in Italia a fare campagna elettorale per il Pd finanziato con i soldi dell’Unione Europea, cioè anche i miei». Lui «mi ha definito Stalin, ma dovrebbe ringraziarlo Stalin, perché se non ci fosse stato, lui adesso sarebbe lì dov’è, ma con una svastica addosso, il Krapò», richiamando una storica gaffe di Silvio Berlusconi. «Dice che il Movimento è solo vento. Lo sentirà presto, questo vento». Strappa risate e applausi dei sostenitori, colpisce Dell’Utri e Berlusconi, «i grandi uomini, guardate che fine fanno i grandi uomini. Uno è ridotto a vendere dentiere per gli anziani, l’altro è in pigiama in un ospedale libanese», fino al capitolo finale: il presidente della Repubblica.

«Se prendiamo qualche parlamentare in più del Pd Napolitano deve dimettersi. Io andrò a fare una gita a Roma — scherza — e gli parlerò. Chi vuol venire, venga pure». Lo show continua, la campagna elettorale anche. Beppe Grillo ha messo un piede in città, si allontana grazie a un cordone di sicurezza e prosegue il suo tour elettorale. Ma non è detto che non conti di tornarci ancora. Per lui questa è la torta di Expo, e forse è solo all’inizio.

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